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Asp di Enna, più pazienti alla stessa ora: riempire un’agenda non significa curare di più

Due pazienti alle 9, un terzo alle 9:01. Altri due alle 10, un terzo alle 10:01. Basta leggere l’agenda delle prenotazioni per gli di diversi appuntamenti specialistici dell’ospedale Umberto I di Enna, per imbattersi in una domanda molto concreta: a questa concentrazione di appuntamenti corrisponde un’organizzazione capace di garantire le prestazioni?

Perché aggiungere una riga a un calendario è semplice. Mettere un medico nelle condizioni di visitare, eseguire un esame e dedicare al paziente il tempo necessario richiede qualcosa di più di un inserimento al computer.

Le agende esaminate mostrano una ripetuta sovrapposizione delle prenotazioni: più pazienti risultano convocati nello stesso ambulatorio al medesimo orario o a brevissima distanza l’uno dall’altro. Una situazione che ricorre in entrambe le giornate documentate e impone una domanda precisa: a questa concentrazione di appuntamenti corrispondono personale e strumenti sufficienti, oppure si lascia ai sanitari il compito di assorbire il sovraccarico e ai pazienti quello di aspettare?

Sono domande precise che meritano risposte altrettanto precise. La contemporaneità può essere sostenibile quando esistono risorse adeguate. È proprio questo equilibrio tra appuntamenti fissati e prestazioni effettivamente erogabili che, alla luce delle segnalazioni, l’Asp sembra non riuscire a garantire.

Le segnalazioni di pazienti e operatori sanitari descrivono confusione, attese e difficoltà nella gestione dell’attività ambulatoriale. Chi lamenta questi disagi riferisce di non trovare risposte adeguate. Non si possono sovrapporre gli appuntamenti senza garantire un’organizzazione capace di sostenerli. La durata effettiva delle attese e l’eventuale diffusione del problema ad altri servizi richiedono ulteriori verifiche. Ma le sovrapposizioni lamentate e documentate sono già sufficienti per chiedere all’Asp di spiegare quali criteri guidino le prenotazioni e, soprattutto, come siano compatibili con il personale e gli strumenti disponibili.

Se questi inserimenti servono, nelle intenzioni, a recuperare le liste d’attesa, occorre spiegare quali risorse aggiuntive li rendano praticabili. Una prenotazione in più produce un beneficio quando diventa una prestazione realmente sostenibile. Se invece il carico viene aumentato lasciando invariata una capacità già insufficiente, l’attesa rischia semplicemente di cambiare indirizzo: dal calendario delle disponibilità alla sala d’aspetto.

E lì il problema assume un volto. Quello di chi ha chiesto un permesso dal lavoro, di chi ha organizzato un accompagnamento, di chi affronta uno spostamento per raggiungere l’ospedale. Per queste persone, l’orario comunicato rappresenta un impegno attorno al quale organizzare la giornata. Trattarlo come un’indicazione elastica significa attribuire al tempo dei cittadini un valore trascurabile.

Anche il medico rischia di pagare il prezzo di una programmazione inadeguata. È lui a trovarsi davanti le persone in attesa, a dover spiegare i ritardi, a gestire il malumore mentre cerca di garantire attenzione e accuratezza. Una pressione che può coinvolgere infermieri e personale di supporto. La disponibilità degli operatori non può diventare la riserva inesauribile con cui compensare ogni difetto organizzativo.

La carenza di medici, richiamata anche da chi protesta, rende il problema più difficile. Proprio per questo impone una gestione rigorosa delle risorse. Se il personale è poco, chi programma deve conoscere quanto lavoro sia concretamente sostenibile, quali margini esistano e dove occorra intervenire. La scarsità di professionisti non può diventare una giustificazione buona per qualsiasi calendario.

È qui che entrano in gioco le responsabilità dei vertici dell’Asp. Chi dirige un’azienda sanitaria deve tenere insieme domanda di assistenza, personale, strumenti e tempi. Deve verificare che le decisioni prese negli uffici funzionino negli ambulatori. E deve intervenire quando pazienti e sanitari segnalano che qualcosa non regge. I dirigenti sono pagati anche per impedire che alla carenza di personale si aggiunga il disordine. È su questo che va misurata la loro capacità, ben prima del numero di caselle occupate in un’agenda.

L’Asp di Enna dovrebbe chiarire chi definisce la capienza delle agende e chi autorizza gli inserimenti aggiuntivi. Quanti medici e apparecchi siano disponibili nelle fasce interessate, se gli orari indichino l’accettazione o l’esecuzione dell’esame e come questa distinzione venga comunicata agli utenti. Verifichi le attese effettive e renda comprensibili gli eventuali correttivi.

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