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Bellolampo, sì al termovalorizzatore con 47 prescrizioni: dai rifiuti in ingresso al percolato, ecco le condizioni

Il termovalorizzatore di Bellolampo avanza, accompagnato da una lunga serie di condizioni che riguardano ciò che accadrà prima, durante e dopo la combustione dei rifiuti. La Città metropolitana di Palermo ha espresso un parere favorevole al progetto, subordinandolo al rispetto di 47 prescrizioni: controlli sui materiali in arrivo, contenimento degli odori e delle polveri, protezione del terreno e delle acque, prevenzione degli incendi e rendicontazione dell’attività.

Sono indicazioni che entrano nella vita quotidiana del futuro impianto e aiutano a comprendere quanto la sua sicurezza dipenderà anche dall’organizzazione del lavoro, dalla qualità dei controlli e dalla gestione degli imprevisti.

Nel frattempo, il procedimento ha registrato un ulteriore passaggio. Il 7 ottobre la Regione Siciliana ha comunicato che la Commissione tecnica specialistica, presieduta da Maria Chiara Tomasino, ha espresso il parere istruttorio conclusivo favorevole sui progetti di Palermo e Catania, prevedendo prescrizioni da rispettare nella progettazione esecutiva. Un avanzamento significativo, che va distinto dal parere della Città metropolitana e che non coincide ancora con il completamento delle autorizzazioni.

Per arrivare al provvedimento autorizzatorio unico regionale, il cosiddetto Paur, il percorso deve raccogliere i pareri e i nulla osta degli enti coinvolti nella conferenza di servizi, insieme all’autorizzazione integrata ambientale. È attraverso questi passaggi che vengono definite le condizioni alle quali l’opera potrà essere realizzata e gestita.

I controlli cominciano all’ingresso

Le prescrizioni della Città metropolitana, riportate dal Quotidiano di Sicilia, partono dalle operazioni di scarico. I rifiuti dovranno essere conferiti in ambienti chiusi mantenuti in depressione: in termini semplici, con un sistema di aspirazione che favorisca l’ingresso dell’aria dall’esterno e limiti la fuoriuscita di odori e polveri.

È una precauzione che interessa una fase spesso poco considerata nel dibattito pubblico. Prima di essere trattati, infatti, i materiali vengono trasportati, scaricati, depositati e spostati. Anche queste operazioni richiedono misure di contenimento.

All’arrivo è previsto inoltre un controllo radiometrico, finalizzato a individuare eventuali anomalie legate alla presenza di materiale radioattivo. Il gestore dovrà verificare la natura dei rifiuti e documentarne la non pericolosità attraverso informazioni sulla provenienza e sulle caratteristiche.

L’impianto, secondo le condizioni descritte, dovrà ricevere esclusivamente rifiuti non pericolosi. I carichi che non rispettano i requisiti dovranno seguire una procedura specifica, capace di garantirne la gestione e il corretto smaltimento senza compromettere l’ambiente.

Tra le verifiche richieste figura anche quella sui trattamenti preliminari previsti per i materiali destinati all’impianto, con riferimento al passaggio negli impianti di trattamento meccanico-biologico. La provenienza e il percorso dei rifiuti diventano quindi elementi centrali del controllo.

Depositi, acque e rischio incendi

Un’altra parte delle condizioni riguarda lo stoccaggio. Le aree utilizzate dovranno disporre di sistemi per raccogliere le acque piovane e contenere le polveri sollevate durante le movimentazioni, con ulteriori protezioni in caso di eventi meteorologici eccezionali.

Il principio è evitare che il materiale depositato possa contaminare il terreno, le acque superficiali o quelle sotterranee. A questo si aggiungono le cautele contro lo sviluppo di calore e la formazione di sostanze infiammabili, per proteggere lavoratori e strutture.

Nel parere viene indicato anche un limite massimo di 48 ore di giacenza prima di sottoporre i rifiuti a una delle operazioni autorizzate. Il riferimento riguarda dunque l’avvio delle operazioni consentite e non va interpretato automaticamente come un obbligo di bruciare ogni carico entro due giorni.

Accanto ai tempi, dovranno essere rispettati i quantitativi autorizzati. La capacità dell’impianto comporta infatti limiti precisi anche nella gestione dei flussi in entrata: un aspetto decisivo quando il sistema di raccolta e trattamento attraversa periodi di difficoltà.

Un rendiconto annuale sull’attività

Le condizioni poste dalla Città metropolitana si estendono alla documentazione che il futuro gestore dovrà produrre ogni anno.

La relazione dovrà ricostruire quantità, tipologie e provenienza dei rifiuti ricevuti, utilizzando anche i codici dell’Elenco europeo dei rifiuti, che identificano le diverse categorie di materiale. Dovrà inoltre indicare il rispetto dei limiti di conferimento, i rifiuti generati dalle lavorazioni e la loro destinazione.

Il bilancio comprenderà l’energia elettrica prodotta, le materie prime consumate e le prestazioni ambientali. Una relazione specifica dovrà riguardare il percolato, il liquido che si forma attraversando o entrando in contatto con i rifiuti e che necessita di una gestione controllata.

È su questi dati che potrà essere valutato il funzionamento concreto dell’impianto: quanto riceve, quanto consuma, quanta energia restituisce e quali materiali restano da gestire.

Il progetto siciliano e il quadro economico

Bellolampo è uno dei due poli sui quali il governo Schifani punta per ridurre il ricorso alle discariche e ai trasferimenti dei rifiuti fuori dall’Isola. L’altro è previsto nell’area industriale di Catania. La capacità complessiva annunciata è di circa 600 mila tonnellate annue, corrispondenti a circa 300 mila per ciascun impianto.

Anche sul costo occorre distinguere le diverse comunicazioni istituzionali. Il programma iniziale prevedeva 800 milioni di euro, finanziati attraverso le risorse dell’Accordo per la coesione. Nella nota del 30 aprile 2026 sulla consegna dei progetti, la Regione ha invece indicato un investimento complessivo di circa un miliardo di euro di fondi pubblici. La cifra degli 800 milioni, dunque, descrive lo stanziamento iniziale e non esaurisce il quadro economico successivamente annunciato.

La Regione presenta i due impianti come la destinazione della parte dei rifiuti non più riciclabile, all’interno di un sistema che deve comprendere recupero dei materiali, raccolta differenziata e altri impianti di trattamento. Il risultato dipenderà perciò anche dal funzionamento di questa rete.

Le richieste di approfondimento sulla salute

Accanto alle condizioni operative resta il tema degli effetti sul territorio. Secondo quanto riportato da TP24, con una nota del primo ottobre l’Asp di Palermo ha chiesto ulteriori approfondimenti sulla valutazione dell’impatto sanitario del progetto di Bellolampo.

Le richieste riguardano soprattutto l’esposizione delle persone che abitano vicino all’area, l’attenzione alle categorie più vulnerabili e le possibili ricadute degli inquinanti su terreni, acque e produzioni agricole e zootecniche. L’azienda sanitaria ha inoltre sollecitato un monitoraggio precedente all’avvio, utile a conoscere la situazione di partenza e a confrontarla con quella successiva. Si tratta di approfondimenti richiesti in fase di valutazione, non dell’accertamento di danni prodotti da un impianto ancora da realizzare.

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