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Sant’Agata, cimitero: il silenzio della Procura e il tempo che lavora per qualcun altro

Esiste un modo elegante di non rispondere: rispondere con una formula. È il rischio che si intravede, secondo le informazioni in nostro possesso, nelle motivazioni della richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Patti sull’esposto presentato nel giugno 2025 dai consiglieri comunali Paolo Starvaggi, Giuseppe Puleo, Francesca Alascia e Calogera Caruso sul project financing del cimitero di Sant’Agata Militello.

Dieci mesi di attesa, e ad aprile 2026 è arrivata la richiesta di archiviazione. Secondo quanto ci risulta, le motivazioni richiamano due argomenti principali. Il primo è che i fatti sarebbero già stati oggetto di un precedente procedimento, il n. 1641/2022, chiuso con decreto del GIP. Il secondo è che le circostanze lamentate avrebbero, in parte, «esclusivo rilievo amministrativo» e, in parte, rientrerebbero nel perimetro delle scelte politiche. Una risposta ordinata, forse. Ma quanto risponde ai fatti nuovi segnalati?

Il precedente che impone una spiegazione

Partiamo dall’archiviazione del procedimento avviato nel 2022. Secondo le informazioni in nostro possesso, tra le ragioni richiamate nel decreto assumeva rilievo una circostanza precisa: nel settembre 2022 il progetto era stato stralciato dal Piano triennale delle opere pubbliche, facendo venir meno «un eventuale pregiudizio per la P.A. o un ingiusto vantaggio a favore dei terzi».

Ritenere venuto meno un possibile pregiudizio per effetto dello stralcio non equivale a esprimere un giudizio definitivo sulla legittimità di ogni successiva riproposizione del progetto. Eppure quel precedente viene richiamato nella nuova richiesta di archiviazione, mentre, secondo i consiglieri, l’operazione è tornata nel programma delle opere pubbliche con la delibera n. 134 del 17 dicembre 2025.

Il ritorno del progetto non dimostra l’esistenza di un reato. Ma pone una domanda alla quale il semplice richiamo alla precedente archiviazione non basta a rispondere: se allora lo stralcio aveva contribuito a far venir meno le ragioni dell’intervento penale, quale valutazione è stata compiuta quando quella circostanza è cambiata?

È questo il passaggio che merita una spiegazione nel merito. Un precedente può essere pertinente, ma occorre chiarire perché continui a esserlo anche di fronte agli sviluppi successivi.

“Scelte politiche”: una formula che deve essere spiegata

Resta l’argomento delle valutazioni politiche e amministrative. Nessuno chiede a un pubblico ministero di sindacare l’opportunità di un’opera. Ma è proprio dentro la cornice della discrezionalità che, secondo i consiglieri, si collocano le anomalie da verificare.

Secondo le informazioni in nostro possesso, l’esposto e la successiva opposizione all’archiviazione segnalano, tra l’altro un’opera inserita nel programma triennale pur risultando, secondo i denuncianti, non conforme al Piano cimiteriale vigente, senza la preventiva variante; una dichiarazione di pubblico interesse della Giunta, con la delibera n. 74 del 20 giugno 2025, su un’opera non programmata, che avrebbe anticipato una scelta spettante al Consiglio; dichiarazioni pubbliche del sindaco, risalenti al 2019, secondo cui costruire loculi comunali avrebbe «scoraggiato il progetto politico attuale».

A questi rilievi si sarebbe aggiunto, nell’opposizione, un episodio successivo alla richiesta di archiviazione: la volontà espressa dal sindaco nella seduta del 7 maggio 2026 di mandare il progetto in gara prima dell’approvazione della variante, nonostante il RUP, nel parere del 2 maggio 2025, l’avesse ritenuta propedeutica al bando. Un elemento sopravvenuto, dunque, da distinguere da quelli già sottoposti alla Procura prima della sua richiesta.

Si può discutere se queste circostanze integrino o meno un reato. Non ogni irregolarità amministrativa ha rilevanza penale, e non ogni esposto impone nuovi accertamenti quando i fatti descritti, anche se confermati, non configurano un illecito penale. Ma proprio per questo la motivazione deve misurarsi con le contestazioni concrete e spiegare perché non richiedano ulteriori approfondimenti.

Secondo quanto ci risulta, i consiglieri lamentano che non siano stati svolti gli accertamenti necessari e chiedono ulteriori acquisizioni e verifiche. Non disponiamo di elementi sufficienti per ricostruire tutta l’attività compiuta nel fascicolo. La domanda, allora, è precisa: quali atti sono stati esaminati e in che modo sono stati valutati la sequenza delle delibere, i rilievi sulla variante e gli elementi sopravvenuti?

Definire una questione “politica” può essere una conclusione fondata. Non può bastare, da solo, a renderne comprensibili le ragioni.

Il tempo non è neutrale

Il punto più delicato, però, è un altro. Il tempo, in questa storia, non è neutrale. Secondo le informazioni in nostro possesso, mentre non ci risulta ancora un esito dell’opposizione all’archiviazione, la Centrale unica di committenza ha pubblicato il bando per un affidamento che vale oltre sette milioni di euro. Il termine concesso per presentare le offerte sarebbe di trenta giorni, con gara indicata per il 3 novembre.

Per un’operazione che richiede progetto, asseverazioni del Piano economico finanziario e documentazione tecnica complessa, è un tempo che i consiglieri giudicano pregiudizievole per la concorrenza e favorevole al proponente. Il timore espresso è che altri operatori non riescano a predisporre un’offerta e che la partecipazione effettiva ne risulti compromessa.

È una preoccupazione da verificare alla luce del bando e delle condizioni concrete della procedura. Non consente di prevedere quanti concorrenti si presenteranno, ma solleva una questione sostanziale: la possibilità di partecipare deve essere effettiva, non soltanto prevista sulla carta.

Intanto la gara avanza. E se le criticità denunciate trovassero riscontro, il consolidarsi delle scelte amministrative potrebbe rendere più complessa la tutela degli interessi coinvolti. Un accertamento successivo all’aggiudicazione conserverebbe il proprio valore, ma arriverebbe in uno scenario diverso, nel quale decisioni, impegni e rapporti contrattuali potrebbero essersi già consolidati.

Questo non significa attribuire automaticamente alla Procura il tempo trascorso dopo l’opposizione: la decisione sulla richiesta di archiviazione spetta al GIP e, senza conoscere lo stato del procedimento, non si possono individuare responsabilità per l’attesa. Resta però un problema pubblico evidente: il calendario dell’affidamento procede, mentre i cittadini non conoscono ancora l’esito delle contestazioni.

Una risposta che i cittadini attendono

Nessuno pretende condanne a priori, né che la Procura dia ragione a chi denuncia. Si chiede che la valutazione dell’esposto affronti puntualmente i fatti segnalati e che le ragioni dell’eventuale archiviazione siano adeguate a spiegarne l’irrilevanza penale o l’insufficienza degli elementi.

Richiamare un precedente decreto e il perimetro delle scelte politiche può concorrere a motivare una decisione. Ma resta da comprendere come quei due argomenti rispondano alla questione centrale: un progetto stralciato è stato riproposto, inserito nella programmazione e avviato verso la gara.

L’autonomia della magistratura non sottrae le sue decisioni alla critica. La critica, a sua volta, deve misurarsi con le motivazioni e con i fatti, senza presumere intenzioni o omissioni che non siano accertate.

La questione non riguarda soltanto quattro consiglieri di minoranza. Riguarda una città che per anni ha vissuto, secondo quanto denunciato, un’emergenza loculi e che oggi vede delinearsi il destino dei propri servizi cimiteriali per un lungo arco di tempo, con condizioni di gestione e tariffe che incideranno sulle famiglie nei momenti più dolorosi.

Secondo le informazioni in nostro possesso, non è ancora noto l’esito dell’opposizione sulla quale è chiamato a pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari. In quella sede potranno essere valutate anche le richieste di ulteriori indagini. Nel frattempo, la procedura amministrativa continua il proprio corso.

Esiste un modo elegante di non rispondere: rispondere con una formula. Secondo le informazioni in nostro possesso, è quello che la Procura di Patti avrebbe scelto sull’esposto presentato nel giugno 2025 dai consiglieri comunali Paolo Starvaggi, Giuseppe Puleo, Francesca Alascia e Calogera Caruso sul project financing del cimitero di Sant’Agata Militello.

Dieci mesi di attesa, e ad aprile 2026 è arrivata la richiesta di archiviazione. Secondo quanto ci risulta, le motivazioni sono due. La prima è che i fatti sarebbero già stati oggetto di un precedente procedimento, il n. 1641/2022, chiuso con decreto del GIP. La seconda è che le circostanze lamentate avrebbero, in parte, “esclusivo rilievo amministrativo” e, in parte, rientrerebbero nel perimetro delle scelte politiche. Una risposta ordinata, forse. Ma è una risposta?

Il precedente che dice il contrario

Partiamo dall’archiviazione del 2022. Secondo le informazioni in nostro possesso, quel procedimento fu archiviato per una ragione precisa, riportata nello stesso decreto. Nel settembre 2022 il progetto era stato stralciato dal Piano Triennale delle Opere Pubbliche, dunque veniva meno “un eventuale pregiudizio per la P.A. o un ingiusto vantaggio a favore dei terzi”.

Dire che il fatto non c’era più è cosa ben diversa dal dire che non c’era mai stato. Eppure è su quel precedente che la Procura sembra appoggiarsi per non indagare oggi, quando il progetto, secondo i consiglieri, è tornato in vita con la delibera n. 134 del 17 dicembre 2025. Il motivo per cui l’altra volta ci si fermò è esattamente ciò che, nel frattempo, sarebbe stato rimosso. Usare quel decreto come scudo equivale a chiudere la porta dicendo che la volta scorsa il ladro se n’era andato, mentre ora è rientrato dalla finestra.

“Scelte politiche”: la formula che chiude tutto

Resta l’argomento delle valutazioni politiche e amministrative. Nessuno chiede a un pubblico ministero di sindacare l’opportunità di un’opera. Ma è proprio dentro la cornice della discrezionalità che, secondo i consiglieri, si annidano le anomalie da verificare.

Secondo le informazioni in nostro possesso, l’esposto e la successiva opposizione all’archiviazione segnalano tra l’altro un’opera inserita nel programma triennale pur risultando, secondo i denuncianti, non conforme al Piano Cimiteriale vigente, senza la preventiva variante; una dichiarazione di pubblico interesse della Giunta (delibera n. 74 del 20 giugno 2025) su un’opera non programmata, che avrebbe anticipato una scelta spettante al Consiglio; la volontà, espressa dal Sindaco nella seduta del 7 maggio 2026, di mandare il progetto in gara prima dell’approvazione della variante, nonostante il RUP, nel parere del 2 maggio 2025, l’avesse ritenuta propedeutica al bando; dichiarazioni pubbliche del Sindaco, risalenti al 2019, secondo cui costruire loculi comunali avrebbe “scoraggiato il progetto politico attuale”.

Si può discutere se tutto questo integri o meno un reato. Ma stabilirlo è compito di un’indagine, non di un’affermazione di principio. Acquisire gli atti, sentire il RUP, ricostruire la sequenza delle delibere sono accertamenti che costano poco e che, stando a quanto ci risulta, non sono stati disposti. Archiviare senza aver guardato non significa che non ci sia nulla da vedere.

Il tempo non è neutrale

Il punto più grave, però, è un altro. Il tempo, in questa storia, non è neutrale. Mentre l’opposizione all’archiviazione attende una decisione, la Centrale Unica di Committenza ha pubblicato il bando per un affidamento che vale oltre 7 milioni di euro, sopra la soglia europea. Il termine concesso per presentare le offerte è di 30 giorni, il minimo di legge, con gara fissata per il 3 novembre. Per un’operazione che richiede progetto, asseverazioni del Piano Economico Finanziario e documentazione tecnica di non rapido reperimento, è un tempo che i consiglieri giudicano pregiudizievole per la concorrenza e favorevole al proponente. Quest’ultimo, venuta meno la prelazione per il mutato quadro normativo, potrebbe con ogni probabilità trovarsi solo in gara.

Ciascuno giudichi se sia una forzatura o una coincidenza. Ma se il quadro denunciato fosse anche solo in parte fondato, ogni settimana di silenzio giudiziario sarebbe una settimana regalata alla procedura. Quando la giustizia arriva dopo l’aggiudicazione, non arriva in ritardo: arriva inutile.

Una risposta che i cittadini attendono

Nessuno pretende condanne a priori, né che la Procura dia ragione a chi denuncia. Si chiede che la Procura faccia ciò per cui esiste: istruisca, verifichi, e solo poi decida. Se l’esposto è infondato, lo si dimostri con atti e accertamenti, non con un rinvio a un decreto di quattro anni fa e a una formula sulla politica.

Perché la questione non riguarda soltanto quattro consiglieri di minoranza. Riguarda una città che per anni ha vissuto, secondo quanto denunciato, un’emergenza loculi, e che oggi si ritrova a decidere il destino dei propri servizi cimiteriali per un lungo arco di tempo, con un concessionario e tariffe che i cittadini sentiranno sulla propria pelle nei momenti più dolorosi.

Il giudice per le indagini preliminari è ora chiamato a decidere sull’opposizione. Può disporre nuove indagini o archiviare. Ma ogni giorno che passa, quella decisione rischia di pesare meno, perché la gara intanto avanza. Se questo è il modo di rispondere ai cittadini, forse conviene dirlo senza giri di parole: una risposta tardiva, a volte, è soltanto un modo più cortese di non darla.

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