Accolto il ricorso di Pro Natura e LEAL. Secondo le associazioni, la decisione ferma l’attività venatoria nell’Isola. Al centro della controversia la pianificazione regionale, risalente al quinquennio 2013-2018
Il calendario venatorio della Sicilia è stato annullato dal Tar. La terza sezione del Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso presentato da Pro Natura Aps e LEAL – Lega antivivisezionista ETS, mettendo al centro della decisione il mancato aggiornamento del piano faunistico regionale.
A rendere noto l’esito del giudizio sono le stesse associazioni ricorrenti. Secondo quanto riferito, i giudici hanno ritenuto illegittima l’adozione del calendario in assenza di uno strumento di pianificazione faunistica aggiornato. Per Pro Natura e LEAL, l’annullamento comporta l’impossibilità immediata di esercitare l’attività venatoria sull’intero territorio siciliano.
Una decisione che, se confermata nei suoi effetti e in assenza di provvedimenti successivi, riguarda cacciatori, associazioni venatorie e amministrazione regionale e riporta l’attenzione su un adempimento fondamentale per la gestione della fauna selvatica.
La questione del piano faunistico fermo al 2018
Il punto centrale della controversia è la pianificazione faunistico-venatoria, lo strumento attraverso il quale vengono definite le scelte di gestione del territorio e della fauna su cui si innesta anche la regolamentazione della caccia.
Secondo quanto riportato dalle associazioni, l’ultimo piano regionale riguardava il quinquennio 2013-2018 e, nonostante l’obbligo di revisione ogni cinque anni, non sarebbe stato aggiornato con una nuova valutazione.
La questione non riguarda soltanto una scadenza amministrativa. Una pianificazione aggiornata serve a valutare, sulla base dei dati disponibili, le condizioni della fauna e del territorio, tenendo conto dei cambiamenti intervenuti nel tempo. Proprio l’assenza di questo aggiornamento sarebbe stata determinante nell’accoglimento del ricorso.
Cosa cambia per la stagione venatoria
Il calendario venatorio è il provvedimento che disciplina, tra gli altri aspetti, periodi, giornate e specie interessate dall’attività di caccia. Il suo annullamento investe dunque il quadro delle regole previsto per la stagione in corso.
Le associazioni ricorrenti sostengono che la conseguenza sia lo stop immediato alla caccia in tutta la Sicilia. Per definire con precisione la portata della decisione e gli eventuali sviluppi sarà necessario esaminare il testo della sentenza e verificare le comunicazioni e le iniziative della Regione.
Resta da chiarire, in particolare, se l’amministrazione intenda impugnare la pronuncia o adottare altri provvedimenti. Un eventuale ricorso, da solo, non consentirebbe comunque di dare per scontata la ripresa dell’attività: occorrerebbe verificare le decisioni assunte dal giudice competente.
Gli avvocati: «Serve una pianificazione scientifica aggiornata»
Per i legali delle associazioni ricorrenti, gli avvocati Luca D’Agostino, Aurora Rosaria Loprete e Mariachiara Giovinazzo, la sentenza afferma la necessità di garantire una pianificazione faunistica seria e aggiornata.
«La sentenza del Tar Sicilia ripristina con forza la legalità e la preminenza della tutela ambientale e della biodiversità rispetto all’attività venatoria», dichiarano i legali, richiamando anche i principi dell’articolo 9 della Costituzione, che tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi nell’interesse delle future generazioni.
Secondo gli avvocati, continuare a regolamentare la caccia sulla base di un piano risalente al 2013 avrebbe rappresentato «un grave vizio di istruttoria» e una lesione del principio di precauzione.
Le scelte della Regione
La pronuncia apre ora una fase delicata. Da un lato ci sono le associazioni ambientaliste e animaliste, che rivendicano la necessità di mettere la tutela della biodiversità al centro delle decisioni; dall’altro i cacciatori e le organizzazioni venatorie, interessati a conoscere tempi e condizioni per l’eventuale ripresa dell’attività.
Alla Regione spetta chiarire quali iniziative intenda assumere e, soprattutto, quale sia lo stato del percorso di aggiornamento del piano faunistico. Perché, al di là delle conseguenze immediate sul calendario, la decisione riportata dalle associazioni pone una domanda più ampia: come programmare la gestione della fauna siciliana senza uno strumento aggiornato sul quale fondare le scelte?





