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Calderone passa con Vannacci: «Forza Italia non era più la mia casa». L’intervista a QC

Il deputato siciliano spiega a QuadroChiaro l’adesione a Futuro Nazionale: le critiche alla gestione degli azzurri nell’Isola, la condivisione del programma e la promessa di un rinnovato impegno per il territorio. «I miei elettori non aspettavano altro».

«Forza Italia non era più la mia casa». Tommaso Calderone affida a queste parole il significato del suo addio al partito azzurro e del passaggio a Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci. Una decisione che il deputato siciliano, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, definisce «ponderata»: «È stata una scelta di vita e una scelta politica».

Interpellato da QuadroChiaro, Calderone respinge l’idea di essere andato via per mancanza di spazio personale. Rivendica il rapporto con i propri elettori, critica la gestione di Forza Italia in Sicilia e indica nella condivisione del programma e nei rapporti umani con i nuovi colleghi le ragioni dell’adesione.

Nelle sue parole c’è anche l’ammissione di una motivazione che si era affievolita: «Mi ero un po’ impigrito, perché mi era un po’ passata la voglia militando in un partito così fermo». Ora promette di essere «ancora più motivato» e di continuare a fare il «deputato del territorio».

Dalla rottura con gli azzurri alla giustizia, fino agli impegni per il Messinese e i Nebrodi, ecco le sue risposte:

L’addio a Forza Italia e le critiche alla gestione siciliana

Onorevole Calderone, quale fatto concreto l’ha convinta che in Forza Italia non ci fosse più spazio per il suo progetto politico? Quanto hanno pesato le divergenze sui programmi e quanto i contrasti con la gestione del partito in Sicilia?

«La mia è stata una scelta ponderata. Non credo che non ci fosse più spazio per il sottoscritto, anche perché, lo ricordo a me stesso, sono stato sempre eletto con le preferenze e mai nominato. Quindi non è questo il motivo per il quale sono andato via da Forza Italia.

Da quando è stato rimosso Miccichè, manu militari e senza ragioni, perché ha sempre dimostrato nella gestione del partito di essere il più bravo, c’è stato un interregno con Caruso. Io evidenziai subito che questo non era il modo per catturare l’attenzione della gente e per fare funzionare il partito. Devo dire che il tempo mi ha dato ragione.

Ora hanno messo Minardo. Io non conosco le capacità di Minardo coordinatore. So solo che ci sono uomini e donne in Forza Italia da decenni, come Marco Falcone, che hanno avuto un comportamento sempre univoco, non sono mai entrati e usciti da Forza Italia e sono stati penalizzati a favore di Minardo. Credo che questa sia una non buona gestione del partito.

Non mi piace parlare male di nessuno, ma certamente, anche a livello umano e personale, Forza Italia non era più la mia casa».

La scelta di Futuro Nazionale

Che cosa ha trovato in Futuro Nazionale che Forza Italia non le offriva più? Su quali obiettivi avete raggiunto l’intesa a Orvieto e quale ruolo avrà nella costruzione del movimento in Sicilia?

«Io non ho trovato un accordo con Futuro Nazionale. Ho letto il programma, mi sono convinto del programma e quindi ci siamo incontrati con alcuni colleghi di partito e abbiamo discusso.

Mi piace la componente parlamentare di Futuro Nazionale, perché l’aspetto umano è importante. La componente umana e quella politica, sommate, hanno determinato il mio ingresso in Futuro Nazionale e la mia fuoriuscita da Forza Italia».

La giustizia e il caso Roggero

Lei è un avvocato penalista e vicepresidente della commissione Giustizia. Si era espresso contro la grazia al gioielliere Mario Roggero, sostenuta invece da Vannacci. Come si conciliano queste posizioni nel suo nuovo partito? Quali principi sulla giustizia considera irrinunciabili, anche in caso di contrasto con il leader?

«La grazia a Roggero non c’entra niente, lo ribadisco. Non c’entra niente la legittima difesa. Sulla legittima difesa sono d’accordo con il programma scritto da Futuro Nazionale: si deve lavorare sulla proporzionalità.

Quello di Roggero è stato un comportamento post delictum, che non c’entra niente con la legittima difesa. Io non entrerò in contrasto con nessuno, perché abbiamo parlato e parliamo di argomenti diversi».

Gli elettori e il rapporto con il centrodestra

Lei è stato eletto con Forza Italia nel centrodestra: dopo questo passaggio, quale sarà il suo rapporto con il governo Meloni e con il governo Schifani? Che cosa risponde a un elettore che le chiede se il suo voto continuerà a sostenere lo stesso progetto politico?

«I miei elettori non aspettavano altro. La mia gente non aspettava altro, perché era stanca di essere trattata male da Forza Italia. Non voglio usare termini eccessivi: trattata male.

Ma, ripeto, questo era anche superabile, lo avremmo superato. È stata una scelta di vita e una scelta politica».

La promessa al territorio

Per i cittadini del Messinese e dei Nebrodi, quale differenza concreta potrà produrre questa scelta? Quali sono le due priorità sulle quali intende intervenire da subito, con quali iniziative parlamentari e con quali scadenze?

«Questa scelta produrrà tanti benefici, perché io sarò sempre al fianco dei cittadini. Anzi, sono ancora più motivato, sono ancora più pronto e sarò, come sempre, deputato del territorio.

Mi ero un po’ impigrito, perché mi era un po’ passata la voglia militando in un partito così fermo».

Nella risposta, Calderone non indica incarichi nel nuovo movimento, né entra nello specifico del rapporto con i governi Meloni e Schifani. Sul territorio ribadisce la disponibilità e il rinnovato impegno, senza individuare, in questa occasione, le due priorità e le relative scadenze richieste.

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