L’avvocato Iano Antoci, già sindaco di Mistretta, in una riflessione appassionata, inviata al nostro giornale, fa un appello per rilanciare un progetto culturale rimasto inesplorato: la creazione di un Parco Letterario dedicato a Maria Messina, figura illustre e cittadina onoraria della città. Antoci ricorda con coinvolgimento le ambientazioni mistiche e reali di Mistretta che la scrittrice ha saputo immortalare nelle sue opere, evidenziando come questi luoghi siano un patrimonio culturale da valorizzare e proteggere. La lettera si propone di riaccendere l’interesse dell’amministrazione comunale e della comunità per trasformare questo sogno in un progetto concreto, ispirandosi al modello già affermato in altre parti della Sicilia per scrittori celebri. Questa iniziativa avrebbe lo scopo di promuovere la cultura locale, il turismo e la conservazione di un’identità storica e letteraria unica.
Egregio Direttore,
il 26 marzo del 2022, in occasione di un convegno promosso dalla Fidapa e tenutosi presso il Salone delle feste del Circolo Unione, fui invitato a ricordare le iniziative avviate dall’Amministrazione Comunale durante il mio mandato di sindaco per traslarne presso il cimitero della nostra città i resti mortali della scrittrice e cittadina onoraria di Mistretta Maria Messina,
Approfittai di quell’occasione per lanciare una proposta che all’epoca sembrò incontrare il favore degli intervenuti e dell’Amministrazione comunale ma che poi non ha in realtà trovato alcun seguito. Approfitto della sua cortesia per rilanciarla dalle pagine del suo giornale nella speranza che finalmente ci si possa mettere realmente al lavoro per realizzare il sogno di tanti mistrettesi; istituire un Parco Letterario intitolato a Maria Messina.
Maria Messina arriva a Mistretta, dove il padre era stato trasferito da Palermo, nell’estate del 1903. Ha solo 16 anni; com’è comprensibile, inizialmente, vive con disagio l’allontanamento da Palermo. Tuttavia, ben presto, influenzata dall’ambiente, dalla povertà delle persone e del contesto, dalle sue letture, comincia i suoi esperimenti narrativi con la descrizione di scene di vita quotidiana e di personaggi vissuti per le strade e le campagne di Mistretta.
Lei stessa scriverà che le novelle Pettini Fini e Piccoli Gorghi, inseparabili compagni del suo primo passo, erano state pensate “laggiù a Mistretta”. E, così, Mistretta, nel suo composito geografico ed umano, diventa il territorio privilegiato delle novelle. Tantissimi sono i luoghi reali riferibili a Mistretta in cui ambienta le sue opere.
Ne “Le scarpette”, che tratta il tema della emigrazione di inizio secolo XX, scrive: “Peppe e Cola vennero a prenderlo verso le otto e la gna Nunzia lo seguì per accompagnarlo fino a Cicè” (allora la statale seguiva un altro percorso).
Nella Novella “La Merica”, sempre sullo stesso tema, scrive: “tutti partivano dal quartiere Amarelli; non c’era casa che non piangesse. Pareva la guerra”.
Mistretta è descritta come un paese “acchiocciolato ai piedi del castello, con le sue casucce rossastre”, “case piccole ed affumicate appese alle falde del castello abitate da gente semplice” che definisce “i miei buoni mistrettesi”; parla di Mistretta come di un “bellissimo paese, con i terrazzini in pietra sotto la pergola con le case piccole ed affumicate e dai tetti rossicci e muscose appese alle falde del castello da dove si vede il mare incassato trai monti” (Piccolo Gorghi).
Descrive e popola di personaggi il quartiere Santa Caterina, il vicolo Santa Maria, il Rosario, il Calvario, il quartiere di Sant’Antonio, la discesa del castello con i vicoletti scuri; il ballatoio del Casino (oggi Circolo Unione); le strade con i ciottoli sui quali trabalzano i carri ed il Corso con il suo lastricato ineguale, la villa comunale, la villa chalet; le chiacchiere della Società Operaia; il carcere (“le vicine mormoravano: hanno portato solo Pane a S. Francesco! Pare abbia derubato un contadino per la festa dell’Assunta”); la fontana Pia (“E Munnino si buscò quattro soldi e corse tutto felice . . . andò in piazza a spendersi il suo guadagno in pane e sarde salate e salì verso il Calvario, a mangiar vicino alla fontana”, Munnino)
Descrive la devozione popolare a S. Sebastiano, a Santa Lucia, alla Madonna dei Miracoli; scrive sulla festa della Madonna della Luce e dei Giganti (Al porto di Palermo si videro circondati da alcuni uomini col berretto gallonato. Emigrati di seconda classe! annunciava un omaccione, grande e brutto come uno dei giganti della processione di settembre”, Cenerella).
Cita piatti, dolci e mestieri tipici del luogo: la frittedda di fave, scattati e vucciddati; il venditore di uova che girava per il paese con la panierina sotto il braccio (vi ricorda qualcuno scomparso da non molto tempo?).
Mi sto dilungando e vi chiedo scusa.
Quel che voglio evidenziare è come le ambientazioni di romanzi, racconti, novelle o poesie sono presidi letterari che diventano fonte di conoscenza di paesaggi e di ambienti che si configurano come patrimonio specifico delle comunità locali, da proteggere, conservare e rivitalizzare.
Come, con quale strumento?
La risposta: con la realizzazione di un Parco Letterario intitolato a Maria Messina.
Cos’è e cosa fa in Parco Letterario?
Lo dico con le parole del de Marsanich, presidente de “I parchi Letterari”
“I Parchi Letterari sono territori caratterizzati da diverse combinazioni di elementi naturali e umani che illustrano l’evoluzione delle comunità locali attraverso la letteratura.
Sono i luoghi stessi che comunicano le sensazioni che hanno ispirato tanti autori per le loro opere e che i Parchi Letterari fanno rivivere al visitatore elaborando interventi che ricordano l’autore, la sua ispirazione e la sua creatività attraverso la valorizzazione dell’ambiente, della storia e delle tradizioni di chi quel luogo abita.
Le ambientazioni di romanzi, racconti, novelle o poesie – siano esse case, ruderi, centri storici, campagne o periferie – sono presidi letterari che diventano fonte di conoscenza di paesaggi e di ambienti che si configurano come patrimonio specifico e testimone dei valori naturali, storici e culturali delle comunità locali da proteggere, conservare e rivitalizzare.
I Parchi Letterari assumono il ruolo di tutela letteraria di luoghi resi immortali da versi e descrizioni celebri che rischiano di essere cancellati e che si traducono nella scelta di itinerari, tracciati attraverso territori segnati dalla presenza fisica o interpretativa di scrittori. Un singolare percorso che fa rivivere al visitatore le suggestioni e le emozioni che lo scrittore ha vissuto e che vi ha impresso nelle sue opere (Stanislao Nievo).
Lo scopo neanche tanto celato, dunque, è/sarebbe quello di creare un’offerta turistica e culturale con la programmazione di iniziative volte alla promozione del territorio e del suo patrimonio naturale e culturale, materiale e immateriale, con ciò contribuendo alla conservazione e alla valorizzazione della identità culturale propria del nostro territorio.
La passeggiata letteraria sulle tracce della scrittrice Maria Messina del 13,14 e 15 giugno 2014 promossa dalla Società Italiana delle letterate ne è un esempio
In Sicilia esistono già sei parchi letterari intitolati a:
-) Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo, Santa Margherita Belice e Palma di Montechiaro);
-) Luigi Pirandello (Agrigento – Porto Empedocle)
-) Leonardo Sciascia (Racalmuto – Caltanissetta)
-) Salvatore Quasimodo (Modica – Ragusa)
-) Giovanni Verga (Catania – Riviera dei Ciclopi)
-) Elio Vittorini (Siracusa)
-) Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo, Messina, Agrigento)
Non ne manca uno?
E, allora, rinverdiamo la collaborazione tra Ente Locale, Associazioni e Scuole; cominciamo a lavorarci!
Iano Antoci




