Non ci sono cartelli, non ci sono accordi segreti, non c’è nemmeno la “profilazione cattiva” che alza i prezzi se cerchi un volo troppe volte. L’Antitrust lo ha detto chiaramente: nessuna intesa illecita, nessun comportamento anomalo nella definizione delle tariffe dei voli da e per Sicilia e Sardegna. Tutto regolare, tutto secondo le regole del mercato.
Eppure, per migliaia di siciliani, il problema resta intatto. Anzi, resta intollerabile
Perché mentre le autorità rassicurano, i cittadini fanno i conti. E i conti raccontano un paradosso difficile da spiegare a chi non lo vive sulla propria pelle: nel periodo di Natale o Pasqua, un volo Torino–Palermo può costare più di un Roma–New York. Non una provocazione, ma una realtà verificabile con pochi click.
Nessun illecito, ma chi paga è sempre lo stesso
L’indagine dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha analizzato oltre 23,5 milioni di biglietti venduti nel 2023. Un campione enorme, definito “altamente rappresentativo”. Il verdetto è netto, nessuna collusione tra compagnie e nessuna manipolazione dei prezzi in base al dispositivo o alla cronologia dell’utente. Non c’è il colpevole perfetto da sbattere in prima pagina.
Ma allora perché tornare a casa per le feste è diventato un lusso? Perché un lavoratore fuori sede, uno studente, una famiglia siciliana deve scegliere se spendere uno stipendio o rinunciare a rientrare?
Il Natale dei siciliani e la lotteria dei biglietti
Il caro voli non è un problema astratto, è una ferita che si riapre puntuale ogni anno. Dicembre e aprile sono mesi di esodo: chi vive al Nord vuole tornare a casa, chi è emigrato per studio o lavoro tenta di riabbracciare la famiglia. Ed è lì che accade l’assurdo: voli diretti a prezzi proibitivi; alternative “economiche” che prevedono scali surreali in mezza Europa; tratte interne che costano più di un viaggio intercontinentale. Il mercato funziona, certo. Funziona così bene che sfrutta fino in fondo una domanda che non è opzionale. Perché tornare a casa non è una vacanza, è una necessità.
Algoritmi legali, effetti devastanti
Il Codacons insiste: il nodo non è la profilazione, ma gli algoritmi di pricing. Ed è qui che il discorso si fa politico, non giudiziario. Gli algoritmi non sono illegali. Ma quando la domanda esplode e l’offerta resta rigida, diventano una macchina perfetta per spremere il massimo possibile, soprattutto su rotte dove non esistono vere alternative. Le low-cost aumentano rapidamente i prezzi man mano che si avvicina la data di partenza. Le compagnie tradizionali giocano su classi tariffarie e disponibilità. Risultato: chi arriva tardi paga tutto, anche se non ha scelta.
Continuità territoriale solo sulla carta
Gli Oneri di Servizio Pubblico dovrebbero garantire collegamenti e prezzi accessibili. Ma nella percezione dei cittadini — e spesso anche nella realtà — non bastano. Non coprono tutte le tratte, non risolvono i picchi stagionali, non impediscono che nei momenti cruciali il prezzo diventi un ostacolo sociale. Ed è questo il punto che sfugge alle statistiche: l’insularità non è una variabile di mercato come le altre.
Il vero scandalo non è l’illegalità, è la normalità
Alla fine, il paradosso è tutto qui, andare a New York può costare meno che tornare a Palermo, non c’è nessun reato e non c’è nessun colpevole. Eppure qualcosa non torna. Perché se il mercato è libero ma penalizza sempre gli stessi, se gli algoritmi sono legittimi ma producono effetti socialmente esplosivi, allora la domanda non è più “c’è un illecito?”, ma “è accettabile?”.




