A Patti basta un malore improvviso, un incidente stradale o una semplice appendicite perché la vita di un paziente si trasformi in un conto alla rovescia verso la tragedia. L’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’ospedale “Barone Romeo”, infatti, ha interrotto di nuovo i ricoveri da questa mattina, appena tre giorni dopo la tanto annunciata “riapertura a pieno regime” disposta dall’ASP di Messina lo scorso venerdì.
Tre giorni: venerdì, sabato e domenica. Tanto è durata l’illusione di avere a Patti un reparto chirurgico funzionante a 360 gradi. Da oggi, il pronto soccorso del “Barone Romeo” non può più accogliere pazienti con necessità di interventi chirurgici urgenti. La Direzione Generale dell’ASP, con una nota interna, ha avvisato tutti i direttori dei presidi ospedalieri della provincia e il 118 di non trasferire casi, che richiederebbero interventi chirurgici, al Pronto Soccorso di Patti per “sopravvenuta assenza di personale”.
Una farsa sanitaria sulla pelle dei cittadini
Il caso “Chirurgia di Patti” non è più un semplice disservizio, ma una vergogna sanitaria che espone parte della popolazione dei Nebrodi a rischi inaccettabili. Una Unità operativa complessa di Chirurgia generale non può essere definita tale se non riesce ad assicurare interventi urgenti in sala operatoria h24. Dal 18 agosto a Sant’Agata di Militello sono ripartiti gli interventi chirurgici in sala operatoria, sia in urgenza che in elezione. Le emergenze vengono oggi garantite, ma riuscirà Sant’Agata, in considerazione delle problematiche al Barone Romeo, a rispondere al reale fabbisogno dell’utenza del territorio?
Una crisi nota, ignorata e sottovalutata
Il problema Patti non nasce oggi. Già il 21 luglio la Chirurgia di Patti aveva sospeso i ricoveri e le urgenze per mancanza di medici. Non per lavori di ristrutturazione, non per un piano programmato di riorganizzazione sanitaria, ma per la più drammatica delle ragioni: non ci sono abbastanza chirurghi per garantire la sicurezza dei pazienti.
Venerdì 22 agosto, l’ASP aveva trionfalmente annunciato la riapertura “a pieno regime”, ma la realtà si è rivelata ben diversa: copertura garantita solo fino alle ore 20, turni notturni impossibili da assicurare. In sostanza, si è trattato più di un atto di facciata che di una vera soluzione.
L’ASP sotto accusa
Di fronte a un’emergenza di questa portata, l’ASP di Messina non può limitarsi a comunicati e rattoppi temporanei. Qui non si parla di burocrazia o di bilanci: si parla di cittadini che non hanno oggi alcuna garanzia di poter essere operati d’urgenza nel proprio ospedale di riferimento. L’ennesima chiusura della Chirurgia del “Barone Romeo” dimostra che il sistema sanitario locale è al collasso, incapace di garantire un diritto fondamentale: l’accesso tempestivo alle cure salvavita.
Conclusione amara
Quella di Patti non è più una cronaca ospedaliera, ma una denuncia sociale. È l’immagine plastica di una sanità che si sfalda sotto i colpi della carenza di personale. Una sanità che abbandona i cittadini, costretti a vivere con la consapevolezza che un malessere improvviso potrebbe non trovare risposta in tempo.




