Alleati a Roma, avversari in Sicilia. È lungo questa linea che si muove la strategia di Cateno De Luca, sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord, dopo la nascita della lista comune con Sindaci d’Italia e l’intesa nazionale con il centrodestra guidato da Giorgia Meloni.
Un accordo che, secondo De Luca, potrebbe tradursi in una rappresentanza della lista in un eventuale futuro governo nazionale, in relazione al risultato elettorale. Ma il diretto interessato esclude per sé un posto nell’esecutivo: il suo obiettivo resta la presidenza della Regione Siciliana.
Una scelta che apre interrogativi sugli equilibri del centrodestra nell’Isola, dove Sud chiama Nord è all’opposizione del governo di Renato Schifani e dove De Luca intende costruire un progetto capace di coinvolgere anche esponenti riconducibili al centrosinistra.
L’intesa nazionale e la corsa a Palazzo d’Orléans
Il quadro politico ha preso forma durante la convention “L’Italia dei territori”, organizzata a Roma dal 27 al 29 ottobre da Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia. Nell’ultima giornata è stato presentato il simbolo della lista per le prossime elezioni politiche, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta in collegamento video.
Ospite della trasmissione L’Intervista su Rei Tv, De Luca ha spiegato che, sulla base del risultato delle urne, la lista punta a ottenere una rappresentanza nei posti di governo e sottogoverno. Una prospettiva, dunque, legata all’esito elettorale e alla formazione di un nuovo esecutivo.
Per il sindaco di Taormina, invece, la partita personale rimane quella siciliana: «Io rimango candidato alla presidenza della Regione Siciliana», ha ribadito, sostenendo che l’accordo nazionale lascia al suo movimento autonomia nelle scelte regionali.
La distinzione tra i due piani era stata chiarita dallo stesso De Luca già nei giorni della convention, quando aveva escluso un sostegno a Schifani. Più prudente, sulla questione regionale, la posizione espressa dal presidente del Senato Ignazio La Russa: il tema delle alleanze siciliane, aveva spiegato, non era stato affrontato fino in fondo e sarebbe stato discusso successivamente.
I tre nomi indicati da De Luca: uno del M5s e due del Pd
A rendere più articolato il quadro sono le figure che De Luca continua a indicare come possibili componenti del suo eventuale “governo di liberazione” della Sicilia:
- Luigi Sunseri, esponente del Movimento 5 Stelle, per il Bilancio;
- Nello Dipasquale, deputato regionale del Partito democratico, per l’Agricoltura;
- Fabio Venezia, deputato regionale del Pd, per Beni culturali, identità siciliana e pubblica istruzione.
Si tratta di indicazioni politiche avanzate da De Luca per una possibile squadra futura. Non equivalgono a nomine né, allo stato delle informazioni disponibili, a un’intesa formalmente accettata dagli interessati o dai rispettivi partiti.
Il leader di Sud chiama Nord ha motivato la scelta richiamando la competenza e l’esperienza amministrativa dei tre, indicandoli come figure coerenti con un progetto che definisce civico, autonomista e progressista.
La proposta sarà quindi misurata anche sulle scelte che matureranno nel Pd e nel Movimento 5 Stelle. Per De Luca, l’apertura a esponenti di quell’area si inserisce nel tentativo di ridefinire gli schieramenti regionali; per i partiti chiamati in causa, resta da chiarire se vi siano le condizioni politiche per un percorso comune con un alleato nazionale di Meloni.
Il messaggio a Barbagallo e la fase aperta nel Pd
Il ragionamento di De Luca incrocia una fase delicata per i democratici siciliani, dopo le dimissioni di Anthony Barbagallo dalla segreteria regionale.
Il leader di Sud chiama Nord ha detto di avere inviato un messaggio a Barbagallo e ha auspicato che possa partecipare alla nuova fase politica che intende costruire nell’Isola. Una lettura, quella di De Luca, che interpreta le dimissioni come parte di un possibile cambiamento degli equilibri regionali: una valutazione politica del sindaco di Taormina, sulla quale il Pd dovrà assumere le proprie determinazioni.
Intanto, nel partito prosegue il confronto sulla guida della federazione siciliana. Tra le ipotesi riferite dalla stampa figura un direttorio coordinato da Giuseppe Provenzano, ma la composizione e il mandato del nuovo organismo restano oggetto di trattativa.
De Luca, dal canto suo, richiama la necessità di un percorso siciliano autonomo dalle segreterie nazionali e guarda anche a una lista denominata “Liberi e forti”, con un riferimento all’esperienza politica di don Luigi Sturzo.
I dubbi di Romano: “Risorsa o elemento di disturbo?”
Le perplessità non riguardano soltanto il campo progressista. Anche nel centrodestra l’intesa con Sud chiama Nord ha suscitato reazioni.
Il coordinatore di Noi Moderati, Saverio Romano, pur considerando positivamente l’allargamento della coalizione, ha chiesto di comprendere quale sarà il contributo effettivo di De Luca e quale collocazione intenda assumere in Sicilia.
Interpellato dall’Italpress, Romano si è domandato se il movimento rappresenti una risorsa o un elemento di disturbo per gli alleati, contestando sia il reclutamento di esponenti già presenti nel centrodestra sia l’incertezza sugli equilibri regionali.
È qui che la distinzione rivendicata da De Luca incontra una delle principali obiezioni degli alleati: l’intesa nazionale potrebbe allargare la coalizione, ma la competizione in Sicilia rischia di mettere su fronti contrapposti forze che alle Politiche si presenterebbero insieme.
Calderone a Meloni: “Riveda l’alleanza”
Ancora più netta la posizione del responsabile siciliano di Futuro Nazionale, il deputato Tommaso Antonino Calderone, intervenuto dopo le dichiarazioni rilasciate da De Luca a Rei Tv.
Calderone ha contestato la scelta di essere «amici a Roma, nemici a Palermo» e ha invitato Giorgia Meloni a riconsiderare l’alleanza, definendo una «bizzarria politica» l’ipotesi che un alleato nazionale del centrodestra indichi, per una possibile giunta siciliana, esponenti di Pd e Movimento 5 Stelle.
La reazione segnala quanto il nodo siciliano sia destinato a pesare nel confronto tra le forze politiche. Per De Luca, la separazione tra l’accordo nazionale e la candidatura regionale è il presupposto della propria strategia; per alcuni interlocutori del centrodestra, è invece una questione che richiede un chiarimento.
Resta aperto anche l’altro versante della partita: capire se l’offerta politica del sindaco di Taormina troverà ascolto tra gli esponenti e i partiti del centrosinistra. Per ora, i nomi indicati da De Luca tracciano una direzione; la costruzione delle alleanze e della squadra per le Regionali resta tutta da definire.




