C’è una nuova unità di misura del successo amministrativo. Non sono più i cantieri conclusi, i servizi migliorati, le strade sistemate, i quartieri più puliti, i giovani che decidono di restare o le imprese che scelgono di investire. Oggi il parametro sembra essere un altro: la foto scattata dal drone.
Più la piazza appare piena, più il sindaco sorride. Più il video ripreso dall’alto mostra una folla compatta, più i social si riempiono d’immagini straordinarie di commenti entusiasti e di autocelebrazioni per il concerto riuscito, la festa della birra da record, la Sagra du “parpagliuni” affollatissima, la notte bianca straordinariamente partecipata.
Nulla di male se a pubblicare quelle immagini è il comitato dei festeggiamenti, la Pro Loco o l’associazione che ha organizzato l’evento, è perfettamente comprensibile. Il loro obiettivo è valorizzare una manifestazione, promuoverla e raccontarne il successo.
Il problema nasce quando a farlo è il sindaco. Perché un primo cittadino dovrebbe sentire il bisogno di ostentare una folla radunata per una sera? Qual è il messaggio che vuole trasmettere? Che la propria amministrazione funziona perché una piazza è piena per qualche ora?
Ormai è diventato un rito. Un passaggio quasi obbligato. Non c’è evento che non venga immortalato dall’alto, come se la riuscita di una manifestazione dipendesse esclusivamente dalla capacità di dimostrare quanta gente fosse presente in quel preciso istante. La sensazione è che, sempre più spesso, si stia confondendo l’effimero con il governo del territorio.
Sia chiaro: nessuno mette in discussione il valore delle manifestazioni. Concerti, sagre, feste patronali ed eventi culturali sono fondamentali. Creano aggregazione, promuovono il territorio, fanno lavorare commercianti, associazioni e operatori economici. Ben vengano. Il problema nasce quando finiscono per diventare il principale argomento politico. Quando la fotografia del drone sostituisce il bilancio amministrativo. Quando il successo di una serata viene raccontato come se coincidesse con il successo di un’intera legislatura.
È la deriva dell’epoca dei social, dove conta più ciò che si riesce a mostrare che ciò che realmente si realizza. La politica, come molti altri ambiti della società, sembra essersi piegata alle regole dell’algoritmo: l’immagine prima della sostanza, l’impatto visivo prima dei risultati, l’apparenza prima del governo. Ed è proprio qui che emergono le contraddizioni.
Molti dei sindaci che celebrano con orgoglio quelle immagini amministrano paesi alle prese con problemi enormi: strade dissestate, servizi ridotti all’osso, sporcizia, uffici comunali in difficoltà, giovani che continuano ad andarsene, attività commerciali che abbassano definitivamente le saracinesche e una popolazione che diminuisce anno dopo anno, fino al punto da non riuscire più a formare le classi nelle scuole primarie.
Problemi reali, che nessun drone riuscirà mai a nascondere. Una ripresa dall’alto può evitare di inquadrare una buca, ma non eliminarla. Può sorvolare un quartiere degradato, ma non riqualificarlo. Può mostrare una piazza piena, ma non spiegare perché il giorno dopo quella stessa piazza torni deserta e il paese continui lentamente a svuotarsi.
Ci sono amministratori che, senza effetti speciali, documentano ogni settimana interventi concreti: una perdita riparata, un marciapiede sistemato, una scuola riqualificata, un’area verde restituita ai cittadini, un servizio finalmente attivato. Se usano anche il drone, lo fanno per raccontare ciò che è cambiato davvero, non semplicemente per mostrare quanta gente c’era davanti a un palco. Sono immagini meno spettacolari, ma infinitamente più credibili perché raccontano il senso autentico dell’amministrare.
Il consenso non dovrebbe essere costruito sulla folla radunata per una sera, ma sulla fiducia conquistata negli anni attraverso scelte, risultati e responsabilità. Un sindaco dovrebbe essere ricordato per aver lasciato un paese migliore di come lo aveva trovato, non per aver pubblicato il video più spettacolare del concerto dell’estate.
La fotografia che conta davvero è quella che i cittadini vedono ogni mattina aprendo la porta di casa. Se trovano un paese più pulito, più efficiente, più sicuro e più vivibile, allora quella è lo scatto che certifica il buon governo di un’amministrazione. Tutto il resto è contorno. Le piazze gremite per una sera, il concerto di turno o la sagra du “parpagliuni” possono fare piacere e rappresentare un prezioso momento di socialità. Ma non sono il metro con cui si misura la qualità di un sindaco.
Anzi, l’ostentazione compulsiva di quelle immagini produce spesso l’effetto opposto: non rafforza l’autorevolezza di chi governa, ma la indebolisce, perché trasmette l’idea che si voglia spacciare una folla occasionale per il bilancio di un’intera azione amministrativa. Governare significa lasciare opere, servizi, sviluppo e prospettive, non una bella foto ricordo da pubblicare sui social.




