La cultura del bar messinese entra nella guida “Bar d’Italia 2027” del Gambero Rosso con cinque indirizzi. A rappresentare il territorio sono Doddis La Tradizione, Irrera 1910 e Miscela d’Oro Sicilia 1946, a Messina, Tenuta Anasita, a San Filippo del Mela, e Caffè Cavallaro, a Giardini Naxos. Un gruppo che accosta attività tramandate attraverso le generazioni a progetti imprenditoriali capaci di dare una nuova funzione a edifici e spazi del passato.
L’edizione, presentata a Milano e realizzata in collaborazione con illycaffè, raccoglie 912 insegne, con 140 nuovi ingressi. La Sicilia conta 79 locali ed è la seconda regione per numero di presenze, alle spalle della Lombardia. Cambia anche il sistema di valutazione: caffetteria e proposta gastronomica confluiscono in un giudizio unico, espresso da una a tre Tazzine. La selezione considera quindi il bar nella sua interezza, dal caffè al servizio, dai prodotti all’ambiente. Le Tre Tazzine, attribuite a 57 locali in Italia, rappresentano il riconoscimento più alto.
Tra le esperienze messinesi, Tenuta Anasita propone un legame particolarmente stretto tra produzione agricola e pasticceria. Il progetto di Emanuele Isgrò, ospitato in un borgo settecentesco riqualificato a San Filippo del Mela, in viale Avvocato Lodovico Fulci, nasce da un’attività di allevamento bufalino avviata nel 2004. Il latte diventa il punto di partenza di una filiera che comprende caseificio, gelateria e lavorazioni dolciarie. Nella proposta raccontata dall’azienda trovano posto la cassata con ricotta di bufala, le brioche con gelato di bufala e i maritozzi alla panna. La colazione si inserisce così in un percorso produttivo riconoscibile, che mette in relazione allevamento, trasformazione e banco.
Un’altra forma di recupero riguarda Miscela d’Oro Sicilia 1946, in piazza Cairoli 5. La famiglia Urbano, legata alla torrefazione dal 1946, ha riportato a nuova vita gli spazi dell’ex ritrovo Billè. Il locale, inaugurato nel 2020, è nato da un intervento firmato dall’architetto Piero Lissoni, che nel progetto ha utilizzato anche pietra lavica smaltata e maioliche palermitane. Alla storia del caffè si affianca dunque quella di un luogo della socialità cittadina, recuperato attraverso un investimento che ha unito ristorazione, architettura e memoria urbana.
Nella stessa piazza, al numero 12, si trova Irrera 1910. L’anno di fondazione riporta alle origini di un’insegna che ha attraversato oltre un secolo di vita messinese. Nella presentazione richiamata dalla guida emergono l’eleganza degli ambienti e una proposta estesa al dolce e al salato. È il modello del ritrovo cittadino nel quale la pasticceria accompagna momenti e abitudini diversi, mantenendo un rapporto con chi frequenta quotidianamente il centro.
Per Doddis La Tradizione, in via Garibaldi 414, la presenza in guida coincide con un anniversario significativo: cento anni dalla nascita dell’attività, nel 1926. Alla terza generazione, la famiglia conserva il legame con il mestiere artigiano sottolineato dal Gambero Rosso. Intorno alla pasticceria si è sviluppata un’offerta che comprende colazione, pranzo, pausa pomeridiana e aperitivo. Il centenario diventa così l’occasione per leggere la continuità di un’impresa familiare attraverso il cambiamento dei consumi e delle abitudini cittadine.
A Giardini Naxos, il Caffè Cavallaro, in corso Umberto I 165/167, porta nella selezione la tradizione della costa ionica. Alla guida ci sono i fratelli Liotta, terza generazione della famiglia. Il Gambero Rosso ne evidenzia il rapporto con la clientela locale e l’apprezzamento dei turisti: due pubblici che si incontrano nello stesso locale, intrecciando la consuetudine dei residenti con la scoperta di chi visita il territorio.
Letti insieme, questi cinque percorsi suggeriscono quanto la cultura del bar possa raccontare di un territorio. Ci sono il lavoro trasmesso in famiglia, le materie prime che orientano un progetto, gli edifici recuperati e i luoghi nei quali una città continua a riconoscersi. La vetrina nazionale offre a queste storie una possibilità in più di essere conosciute, anche da chi arriva nel Messinese per la prima volta.





