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Il Basilotta di Nicosia, l’ospedale che ha resistito e continua a curare il territorio

A volte l’eccellenza sanitaria non ha bisogno di grattacieli, policlinici sterminati o nomi altisonanti. A volte vive in silenzio, tra montagne e paesi dell’entroterra, lontano dalle grandi città e dai riflettori. Vive, ad esempio, a Nicosia, in un territorio che continua a difendere con orgoglio uno dei suoi presìdi più importanti: l’Ospedale Carlo Basilotta.

In anni in cui la parola più pronunciata nella sanità pubblica è stata “tagli”, il Basilotta ha resistito. Non senza difficoltà, non senza battaglie politiche e istituzionali, non senza il contributo di amministratori locali, personale sanitario, cittadini e anche di qualche dirigente regionale che, essendo figlio di questa terra, ha compreso cosa significhi perdere un ospedale in un’area interna della Sicilia. Perché qui un ospedale, a gestione completamente pubblica, non è solo un luogo di cura: è un presidio sociale, un diritto, un argine contro lo spopolamento e l’abbandono.

Eppure il Carlo Basilotta non è sopravvissuto soltanto per ragioni geografiche o politiche. È rimasto vivo perché continua a essere utile. Necessario. Frequentato.

Il presidio ospedaliero dell’ASP 4 di Enna garantisce servizi fondamentali: Pronto Soccorso, Medicina Generale, Chirurgia, Cardiologia, Ortopedia, Terapia Intensiva Rianimazione, Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Radiologia, Emodialisi, Laboratorio Analisi, Lungodegenza e Day Hospital multispecialistico.
Un’offerta sanitaria ampia per una realtà di dimensioni medio-piccole, inserita in un comprensorio montano dove le distanze pesano e raggiungere altri ospedali può voler dire affrontare ore di viaggio.

Chi vive nei Nebrodi, nelle aree interne ennese e messinese, conosce bene il valore concreto di un ospedale vicino. Lo conoscono gli anziani, i pazienti cronici, le famiglie, le donne in gravidanza, chi necessita di dialisi o controlli frequenti. Lo conoscono soprattutto quando arriva l’emergenza, perché in quei momenti la geografia smette di essere teoria e diventa vita reale.

Ma c’è un altro aspetto che rende il Basilotta diverso da molte grandi strutture contemporanee: il rapporto umano. In un tempo in cui la sanità rischia spesso di diventare impersonale, qui il paziente continua a essere considerato prima di tutto una persona, con la propria storia, le proprie paure, la propria dignità. Non un numero di cartella clinica, non una pratica da smaltire rapidamente, ma un volto, un nome, un bisogno reale da ascoltare e comprendere. È una dimensione umana della cura che nei piccoli ospedali di comunità riesce ancora a sopravvivere e che, per chi entra in corsia, fa spesso la differenza quanto le terapie e le competenze mediche.

In un tempo in cui la sanità rischia spesso di trasformarsi in una catena di montaggio, in ospedali come il Basilotta sopravvive ancora qualcosa di prezioso: la cura intesa anche come attenzione, ascolto, cortesia. Non è retorica provinciale. È un’esperienza che molti pazienti raccontano sottovoce, quasi con sorpresa. Al Carlo Basilotta capita ancora di trovare medici, infermieri e operatori sanitari che conoscono i pazienti, che spiegano, che si fermano qualche minuto in più. Non perché altrove manchino professionalità e sacrificio, ma perché le strutture più piccole conservano talvolta una dimensione umana che i grandi numeri inevitabilmente consumano.

E forse è proprio questo il paradosso della nostra epoca: si cerca automaticamente il grande nome, il grande ospedale, la grande città, convinti che la qualità esista soltanto lontano da casa. Invece molte volte l’assistenza migliore è quella che si trova “sotto il naso”, nel presidio che ogni giorno lavora senza clamore, senza campagne pubblicitarie, senza passerelle.

Naturalmente nessuno sostiene che un ospedale territoriale possa sostituire i grandi centri specialistici o universitari. Sarebbe un errore. La rete sanitaria ha bisogno di eccellenze altamente specializzate. Ma è altrettanto vero che la buona sanità si misura anche nella capacità di garantire servizi efficienti e dignitosi vicino alle persone, soprattutto nelle aree periferiche e interne.

Per questo il Basilotta rappresenta qualcosa che va oltre la semplice struttura sanitaria. È il simbolo di una Sicilia interna che non vuole rassegnarsi a perdere servizi essenziali. È la prova che anche un ospedale di paese può continuare a essere centrale, moderno, utile e profondamente umano. E forse, ogni tanto, dovremmo ricordarcelo: non tutta l’eccellenza fa rumore.

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