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Il caos degli adolescenti e il silenzio degli adulti: quando la violenza diventa linguaggio

L’accoltellamento avvenuto a La Spezia, che ha visto coinvolti giovanissimi adolescenti, non può essere liquidato come un fatto isolato o come l’esito di una follia improvvisa. Episodi di violenza tra pari, sempre più frequenti nelle cronache recenti, interrogano profondamente il mondo adulto e impongono una riflessione che vada oltre l’emergenza e il sensazionalismo.

A partire da questo tragico evento, la dott.ssa Adele Allegra, psicologa, neuropsicologa e psicoterapeuta di Troina, propone una lettura lucida e profonda del disagio adolescenziale contemporaneo. Richiamandosi simbolicamente al Caos originario della Teogonia di Esiodo, l’autrice riflette su come oggi il caos interiore degli adolescenti non venga riconosciuto come forza trasformativa, ma vissuto e agito come disordine, sofferenza e perdita di controllo emotivo.

Il Caos Adolescenziale

Dunque, per primo fu il Chaos (…) Teogonia, Esiodo.

Per quanto dalla notte dei tempi il Caos sia concepito dalla mente umana come forza trasformativa e generatrice, nel momento presente lo viviamo come una minaccia. Il Caos oggi è misura del disordine e della mancanza di controllo sui propri stati emotivi, soprattutto tra i giovani adolescenti che difficilmente dominano il loro Caos interiore.

La cronaca delle ultime settimane ha turbato la nostra, apparente quiete giornaliera, riportando ripetuti atteggiamenti di violenza tra pari, che dovrebbero farci riflettere profondamente.

Perché i nostri adolescenti si accoltellano, quale significato transita in questo gesto agghiacciante?

Quindici o sedici anni non sono mai stati solo un numero ma, piuttosto, hanno sempre rappresentato il caos che attraversa le vite degli adolescenti, un caos stratificato a più livelli, carico di significati trasversali.

Intanto un caos relazionale, fatto di silenzi, porte sbattute, atteggiamenti poco chiari, un caos fisico visibile in corpi che cambiano e cercano riconoscimento continuo, un caos di luoghi vissuti e inaccessibili, soprattutto ai genitori, dove regna il totale disorientamento dei nostri ragazzi.

Un caos illusoriamente monitorato da noi adulti, attraverso strumenti di controllo che utilizziamo per rasserenare noi stessi, sorvegliando i nostri figli e sedando la paura che possa loro accadere qualcosa.

Ma quanto questo nostro atteggiamento è funzionale alla crescita equilibrata dei nostri figli e quanto, di contro, corrisponde alla messa in campo di un autoinganno che ci fa credere che se li controlliamo, siamo dei genitori adeguati, attenti e competenti?

Forse non ci stiamo rendendo conto di non essere di fronte alla manifestazione di follia improvvisa, ma all’evidente e brutale esito di una sofferenza adolescenziale profonda, troppo spesso non riconosciuta, ne intercettata in tempo, generata da tensioni emotive quasi mai ascoltate e modulate, che vengono canalizzate attraverso lo sfogo distruttivo.

I nostri figli vivono in pieno disagio emotivo

Crescono esposti costantemente a stimoli esterni eccessivi, pretenziosi, che li sovraccaricano di aspettative altrui. I nostri figli chiedono costantemente di essere visti, ma passando inosservati ai nostri occhi amorevoli, cercano attenzione fuori e vivono alimentando processi di imitazione di modelli sociali distorti.

Loro non parlano, ma i loro silenzi urlano paura, smarrimento, solitudine, rabbia e noi adulti, troppo spesso non riusciamo a sentire il rumore assordante del loro silenzio che non trova spazio nella parola ma, ormai di frequente, nel comportamento aggressivo.

Non ci stiamo rendendo conto che gli adolescenti vivono in pieno disagio emotivo e la scuola è diventato, il contenitore di contenuti disregolati, un palcoscenico dove esprimersi spesso diventa la manifestazione di un protocollo comportamentale che mette in scena un grido di significati profondi da leggere e decodificare con molta attenzione.

Credo che in questo preciso momento storico e sociale, noi adulti dovremmo fermarci a riflettere su questo nostro modo di vivere la vita focalizzata su tutto ciò che fa passare le giornate, riempiendole di infinite cose che sedano le nostre paure e non ci fanno interrogare, intimamente, sul significato del nostro sentire e del nostro agire con i nostri figli.

Credo sia urgente spostare la nostra attenzione da noi stessi e puntarla sull’esistenza complessa di figli che si sentono soli e disorientati.

Credo sia necessario smantellare questa ignavia dominante per dare spazio al riconoscimento di ciò che valida e non disconferma, ciò che ha significato e si manifesta attraverso il riconoscimento e l’ascolto di figli smarriti e impauriti.

Credo sia tempo di accorgersi che l’adulto ha l’importante compito di accudire attraverso la presenza emotiva, non fisica, e che urge farlo in maniera sana!

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