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L’assessora al Turismo Elvira Amata rinviata a giudizio per corruzione: prima udienza il 7 settembre

Si apre una nuova fase giudiziaria per Elvira Amata, assessora regionale al Turismo della Sicilia, rinviata a giudizio con l’accusa di corruzione. La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 7 settembre. A disporlo è stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palermo, Walter Turturici, al termine di oltre sette ore di camera di consiglio.

La decisione riguarda anche l’imprenditrice Marcella Cannariato, che ha invece scelto il rito abbreviato ed è stata condannata a due anni e due mesi di reclusione, una pena leggermente inferiore rispetto ai due anni e sei mesi richiesti dalla Procura.

La ricostruzione dell’accusa

Secondo i magistrati della Procura di Palermo, tra Amata e Cannariato sarebbe stato stretto un patto corruttivo. Al centro della vicenda un finanziamento pubblico di 30mila euro destinato a un convegno organizzato a Palermo dalla Fondazione Bellisario, di cui Cannariato era referente per la Sicilia.

In cambio del finanziamento, l’imprenditrice avrebbe garantito l’assunzione a tempo determinato del nipote dell’assessora e il pagamento del suo alloggio durante il periodo lavorativo nel capoluogo siciliano. Un presunto scambio che, per l’accusa, configurerebbe un accordo illecito tra pubblico ufficiale e privato.

Nel corso dell’interrogatorio, Amata ha confermato di aver chiesto un aiuto per il nipote, parlando di un gesto motivato da difficoltà familiari legate a un grave lutto. La difesa sostiene quindi l’assenza di un intento corruttivo, sottolineando il rapporto di cordialità tra le parti.

Posizioni processuali diverse

Le due imputate hanno seguito percorsi giudiziari distinti. Cannariato ha optato per il rito abbreviato, ottenendo una riduzione della pena, mentre Amata affronterà il processo ordinario davanti al tribunale.

L’inchiesta si inserisce in un filone più ampio che coinvolge anche il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, già a giudizio in un procedimento collegato.

La reazione di Cannariato

A caldo, l’imprenditrice ha commentato la sentenza ribadendo la propria estraneità ai fatti:
«Prendo atto della decisione del giudice, nel rispetto del lavoro della magistratura – ha dichiarato – ma confermo la mia totale innocenza e proseguirò nella tutela delle mie ragioni nelle sedi opportune».

Cannariato ha inoltre ringraziato i suoi legali, evidenziando la volontà di continuare la propria attività professionale «con responsabilità e continuità», confidando in un esito favorevole nei successivi gradi di giudizio.

Possibili conseguenze politiche

Oltre al piano giudiziario, la vicenda potrebbe avere ripercussioni sul quadro politico regionale. La posizione di Amata era già al centro del dibattito interno alla maggioranza in vista di un possibile rimpasto nella giunta della Regione Siciliana.

Il rinvio a giudizio potrebbe ora accelerare valutazioni e decisioni politiche, in un contesto in cui il tema dell’etica pubblica torna a essere centrale nel confronto tra le forze di governo.

L’appuntamento del 7 settembre segnerà dunque un passaggio chiave, non solo per l’evoluzione del procedimento penale, ma anche per gli equilibri politici dell’isola.

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