Messaggi sequestrati, richieste di documenti e riferimenti all’intelligence riportano l’attenzione sulla morte dell’urologo barcellonese. Per comprenderne la portata occorre distinguere il contenuto delle conversazioni dai fatti verificati e le conclusioni parlamentari dagli accertamenti giudiziari.
Attilio Manca: il mistero di Viterbo e quei messaggi che possono riaprire il caso
È la mattina dell’11 febbraio 2004 quando Attilio Manca, 34 anni, giovane e brillante urologo in servizio all’ospedale di Viterbo, viene trovato senza vita nel suo appartamento. Il corpo porta segni terribili: il volto è sfigurato, come dopo un pestaggio. Nel sangue vengono trovate tracce di eroina e, sul braccio sinistro, due fori di siringa. Per la giustizia italiana il caso è chiuso: morte per overdose.
Una verità giudiziaria che i genitori e la fidanzata del medico hanno sempre respinto con forza, definendola impossibile. Attilio non faceva uso di stupefacenti, era uno specialista stimato e, soprattutto, era un mancino puro. Un dettaglio anatomico cruciale: un mancino, per compiere un gesto simile, avrebbe dovuto iniettarsi la sostanza nel braccio destro, non nel sinistro.
Per la famiglia quella presunta overdose è fin dall’inizio una messa in scena grossolana, un depistaggio orchestrato per coprire un omicidio e proteggere i veri responsabili. Una ferita aperta, un “caso Regeni” tutto italiano in attesa di giustizia.
Oggi, tuttavia, una svolta potrebbe rimescolare le carte: una corposa mole di chat e messaggi recentemente sequestrata dalla polizia — e pubblicata di seguito — offre nuovi elementi che potrebbero finalmente spingere alla riapertura delle indagini.
Il caso Attilio Manca e la vicenda di Aurelio Coppolino tornano al centro dell’attenzione con due inchieste di Fabrizio Gatti per Dossier–Today, dedicate alle conversazioni sequestrate a Coppolino. Il materiale contiene riferimenti a persone, testimonianze e documenti legati alla morte dell’urologo e solleva interrogativi sull’origine delle informazioni utilizzate nelle pubblicazioni sui social.
Il procedimento a carico di Coppolino
Coppolino è indagato per atti persecutori dopo la denuncia del deputato e avvocato Tommaso Calderone, destinatario di ripetute pubblicazioni sui social. Inizialmente sottoposto agli arresti domiciliari, è stato successivamente trasferito in carcere per le violazioni della misura riferite dalle ricostruzioni giornalistiche.
La difesa contesta la legittimità della custodia cautelare: l’esame del ricorso in Cassazione è fissato per il 1° dicembre 2026. Si tratta di un procedimento distinto da quello sulla morte del medico e le contestazioni a carico di Coppolino devono ancora essere giudicate.
Secondo quanto precisato da Today, Coppolino è estraneo alla morte di Manca. Nicola Morra, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, l’avvocato Ugo Colonna e gli altri interlocutori citati nelle inchieste non risultavano indagati nel procedimento descritto al momento della pubblicazione.
La morte di Manca e le conclusioni dell’Antimafia
Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto e in servizio all’ospedale Belcolle, fu trovato morto nella sua abitazione di Viterbo il 12 febbraio 2004. Aveva 34 anni. La ricostruzione giudiziaria ricondusse il decesso all’assunzione di eroina. La relazione della Commissione antimafia del 2018 non ritenne sufficienti gli elementi disponibili per ribaltare quella conclusione, pur evidenziando superficialità investigative e carenze negli accertamenti medico-legali.
Nel 2022 la Commissione, presieduta da Morra, approvò una nuova relazione, su proposta di Piera Aiello e Stefania Ascari. Le conclusioni indicarono una morte di matrice mafiosa e il coinvolgimento della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto, senza poterne definire il ruolo di mandante, organizzatrice o esecutrice.
Il documento valorizzava le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e diverse anomalie: le punture sul braccio sinistro del medico, che era mancino, le condizioni delle siringhe e l’assenza di materiale per preparare l’eroina. Si tratta di conclusioni parlamentari, distinte da un accertamento giudiziario delle responsabilità penali.
La relazione esamina anche il possibile collegamento con le cure ricevute da Bernardo Provenzano durante la latitanza, senza stabilire quando il boss e Manca si sarebbero incontrati. Il collaboratore Carmelo D’Amico riferì informazioni apprese da altri esponenti mafiosi su presunte responsabilità di appartenenti ai servizi: si tratta, dunque, di dichiarazioni indirette.
Il documento richiama inoltre la valutazione di quelle dichiarazioni nel processo per associazione mafiosa a carico di Rosario Pio Cattafi. Quel procedimento non costituisce una condanna per l’omicidio Manca.
Gli attacchi sui social e l’origine dei documenti
Il collegamento individuato da Gatti riguarda, in particolare, i destinatari degli attacchi di Coppolino. Tra questi figura Fabio Repici, legale della famiglia Manca e di numerosi familiari di vittime di mafia, fra i quali Salvatore Borsellino, impegnato anche nel confronto giudiziario sui possibili mandanti esterni delle stragi del 1992.
Compaiono inoltre Calderone e Giuseppe Lo Presti, già difensori di D’Amico prima della sua collaborazione con la giustizia, e i magistrati Vito Di Giorgio e Maurizio De Lucia. Durante la campagna per le amministrative di Barcellona Pozzo di Gotto, Coppolino aveva rivolto a Calderone, Lo Presti e Repici accuse di appartenenza mafiosa che Today definisce false. Anche i due magistrati erano stati destinatari di pesanti attacchi.
Secondo la ricostruzione giornalistica, il 9 giugno Coppolino sollecita a Morra materiale su Calderone, Lo Presti e Di Giorgio, il magistrato che aveva raccolto le dichiarazioni di D’Amico. Morra risponde prospettando l’invio di un appunto da parte di Colonna.
In un messaggio del 16 maggio, Coppolino attribuisce a Cattafi la provenienza di un documento contro Repici. È un’origine dichiarata nella chat, che resta da verificare. Repici chiede accertamenti sull’eventuale regia della campagna, ravvisando somiglianze con precedenti scritti anonimi diffamatori.
Gli audio con Morra e i riferimenti all’intelligence
Il secondo approfondimento riporta un vocale del 17 giugno: Morra prospetta l’invio di materiale sul caso Manca da parte di Luigi Gaetti, già sottosegretario all’Interno e vicepresidente della Commissione antimafia. Audio:
Il giorno seguente Coppolino pretende documenti e assistenza legale che ritiene gli siano stati promessi da Colonna e Morra. Sempre il 18 giugno scrive a Morra: «Si conferma presenza servizi segreti». Un altro interlocutore suggerisce di cercare informazioni attraverso un funzionario dell’intelligence in pensione. Audio:
Sono passaggi da leggere con particolare cautela. La frase di Coppolino documenta una sua affermazione, ma non ne dimostra la veridicità . Allo stesso modo, il suggerimento di rivolgersi a un ex funzionario non prova che il contatto sia effettivamente avvenuto.

Per sostenere un intervento concreto degli apparati servirebbero riscontri autonomi, persone identificate e condotte documentate. Sovrapporre questi messaggi del 2026 alle ipotesi sulla morte del 2004 significherebbe anticipare conclusioni che le conversazioni, da sole, non consentono.
I versamenti e le posizioni di Colonna e Trizzino
Today riferisce anche di un versamento di 150 euro da parte di un avvocato e di un successivo aiuto economico di Morra, richiesto da Coppolino per sostenere spese di viaggio. Un trasferimento di denaro, considerato isolatamente, non dimostra l’esistenza di un compenso per gli attacchi.
Nell’email del 16 maggio riportata da Gatti, Colonna si rende disponibile a essere indicato come fonte e testimone per alcune affermazioni di Coppolino. Il legale, divenuto successivamente suo difensore, respinge l’ipotesi di averlo incaricato o indirizzato e sostiene che abbia agito in piena autonomia.
Fabio Trizzino, legale dei figli di Paolo Borsellino e marito di Lucia Borsellino, conferma un incontro con Morra e Colonna il 10 giugno, ma nega che vi siano stati scambi di documenti o informazioni. Colonna precisa che l’incontro non riguardava Coppolino. Gatti riferisce di non aver ricevuto risposta da Morra alle proprie domande.
Restano quindi da chiarire l’origine dei materiali utilizzati, il significato degli scambi e l’eventuale relazione con le pubblicazioni contestate. La presenza di un nome in una chat non attribuisce automaticamente responsabilità ; le ricostruzioni contrapposte richiedono una verifica del contesto completo delle conversazioni.
Le famiglie Manca e Alfano e gli sviluppi attesi
Resta, anzitutto, la richiesta della famiglia Manca di conoscere le circostanze della morte di Attilio. Nell’intervista pubblicata il 28 ottobre dal Quotidiano di Sicilia, Angela Manca ha ribadito l’impegno a difendere la memoria del figlio e ha raccontato il dolore provocato dagli sviluppi del caso Coppolino, del quale conservava un ricordo affettuoso. Il padre di Attilio è morto nel 2023; la madre continua una battaglia iniziata più di vent’anni fa.
Tra le persone offese nel procedimento a carico di Coppolino figura anche Sonia Alfano. Sullo sfondo resta la ricerca di piena verità sull’omicidio del padre, il giornalista Beppe Alfano, portata avanti dai familiari, anch’essi assistiti dall’avvocato Repici.
L’attenzione si concentra ora sulla pronuncia della Cassazione relativa alla misura cautelare e sulle valutazioni della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto riguardo al materiale sequestrato: chat, email e documenti scambiati fra i protagonisti della vicenda. Spetterà agli inquirenti verificarne il contenuto e valutarne l’eventuale rilevanza penale, anche rispetto a possibili ulteriori sviluppi dell’indagine.
Perché questi elementi possano contribuire a chiarire la vicenda, occorrerà accertarne attendibilità e rilevanza. Il valore delle chat dipenderà da ciò che sarà possibile verificare, oltre alle parole dei loro protagonisti.


