C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi slogan il rapporto tra politica e vita quotidiana. È quella di un automobilista fermo davanti alla pompa di benzina che osserva il display del distributore mentre il prezzo continua a salire. Non guarda soltanto un numero. Guarda una parte del proprio stipendio che se ne va.
In quel display non c’è soltanto il costo di un pieno. C’è il costo del lavoro, dei trasporti, della spesa quotidiana, della competitività delle imprese. C’è il peso di un’imposta che ogni cittadino paga indipendentemente dal proprio reddito.
Eppure proprio sulle accise si è consumato uno dei cambiamenti politici più significativi degli ultimi anni. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni aveva trasformato il tema delle accise in uno dei simboli della distanza tra il Palazzo e la vita reale. Ogni aumento dei carburanti diventava la dimostrazione dell’incapacità dei governi di comprendere le difficoltà delle famiglie. I suoi interventi sono rimasti impressi nella memoria collettiva proprio perché parlavano un linguaggio semplice: quello di chi ogni mattina deve fare rifornimento per andare a lavorare.
Oggi, però, il quadro è cambiato. Il Governo ha scelto di riallineare la tassazione di benzina e gasolio, aumentando l’accisa sul diesel e riducendo quella sulla benzina. Successivamente ha ipotizzato interventi compensativi e meccanismi di alleggerimento temporaneo quando i prezzi hanno ripreso a correre.
La questione, tuttavia, non riguarda soltanto le accise. La domanda è molto più ampia. Quali sono state le priorità della politica economica?
Negli ultimi anni l’Italia, come gran parte dei Paesi europei, ha progressivamente aumentato la spesa destinata alla difesa, seguendo gli impegni assunti all’interno della NATO e il mutato scenario internazionale determinato dalla guerra in Ucraina e dalle nuove tensioni geopolitiche. Secondo i dati NATO, la spesa italiana ha raggiunto circa il 2% del PIL secondo i criteri dell’Alleanza, mentre il vertice dell’Aja ha fissato nuovi obiettivi di crescita per i prossimi anni.
Si tratta di una scelta politica. Legittima, se la si ritiene necessaria. Discutibile, se si pensa che altre emergenze avrebbero meritato maggiore attenzione. È proprio qui che nasce il dibattito. Perché mentre si trovano le risorse per rafforzare la capacità militare del Paese, non è stata costruita una strategia altrettanto strutturale per ridurre il peso fiscale che grava sui carburanti.
Le misure adottate finora sono state prevalentemente temporanee. Non hanno modificato il meccanismo che continua a rendere l’Italia uno dei Paesi europei con la tassazione sui carburanti più elevata. Il gettito derivante dalle accise continua infatti a rappresentare una voce molto rilevante per il bilancio dello Stato.
Naturalmente nessun governo dispone di risorse illimitate. Ogni euro speso in un settore è un euro che non può essere destinato contemporaneamente a un altro.
Ed è proprio questa la definizione stessa di politica. Stabilire delle priorità. Si può sostenere che, nell’attuale contesto internazionale, rafforzare la difesa sia indispensabile. Si può sostenere, con altrettanta legittimità, che il vero problema degli italiani sia il potere d’acquisto, eroso dall’inflazione, dal costo dell’energia e dei carburanti.
Sono due visioni diverse. Entrambe politiche. Ma non possono essere presentate come compatibili senza riconoscere che comportano scelte di bilancio differenti. Per questo il tema delle accise continua a essere così simbolico. Non riguarda soltanto il prezzo della benzina. Riguarda la credibilità della politica. Perché chi conquista consenso promettendo di abbassare le tasse sui carburanti viene inevitabilmente giudicato quando, una volta al governo, quelle imposte rimangono, cambiano forma o addirittura aumentano.
È il destino di ogni forza politica che passa dall’opposizione al governo. Le promesse diventano bilanci. Gli slogan diventano coperture finanziarie. I video virali diventano decisioni amministrative. Alla fine, però, resta sempre quella stessa immagine. Un cittadino davanti alla pompa di benzina. È lì che la politica smette di essere propaganda e torna a essere ciò che dovrebbe essere sempre: la scelta concreta di come utilizzare il denaro pubblico e di quali interessi mettere al primo posto.




