La primavera è alle porte e a Mistretta la macchina elettorale ha già scaldato i motori. Tra pochi mesi i cittadini amastratini saranno chiamati a eleggere il nuovo sindaco e il consiglio comunale, aprendo ufficialmente un nuovo capitolo amministrativo per i prossimi cinque anni.
Il primo tassello sulla scacchiera è già al suo posto. Anche se manca l’annuncio ufficiale, i segnali sono inequivocabili: Tatà Sanzarello è pronto a rimettersi in gioco. A 74 anni, il sindaco uscente punta al bis forte di una strategia politica che ha profondamente ridisegnato il panorama della città dei Nebrodi.
Dalle ceneri dello scioglimento alla “pace armata”
Bisogna riconoscerlo senza ipocrisie: quando Tatà Sanzarello si insediò, nel 2021, Mistretta usciva da una delle fasi più difficili della sua storia amministrativa. Alle spalle c’erano anni di aspre contrapposizioni politiche, culminati nello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose e in circa trenta mesi di gestione commissariale. Una stagione che aveva lasciato in eredità tensioni e divisioni profonde.
Anche la campagna elettorale si era svolta in un clima tutt’altro che sereno. Alla vigilia del voto, l’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, aveva segnalato la candidatura di Sanzarello come «impresentabile» sulla base del codice di autoregolamentazione dei partiti, richiamando un procedimento giudiziario allora in corso. Il sindaco respinse la segnalazione e rivendicò la propria estraneità ai fatti; nel marzo 2022, quel troncone processuale si concluse in primo grado con una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. In città c’è chi sostiene che ad alimentare quella vicenda abbiano contribuito anche sollecitazioni partite da Mistretta.
Superata la prova delle urne, Sanzarello scelse la strada della distensione. Da politico navigato, cercò il dialogo anche con persone e ambienti che fino a poco tempo prima si erano trovati su posizioni contrapposte alle sue, contribuendo progressivamente ad abbassare i toni del confronto.
È una capacità politica che, a distanza di anni, va riconosciuta. Le differenze di opinione e i motivi di dissenso non sono scomparsi, ma rispetto alla stagione degli scontri frontali il clima cittadino è apparso meno teso. Sanzarello ha saputo, in più occasioni, spegnere le fiammelle prima che diventassero incendi, ricucendo rapporti e costruendo equilibri che hanno segnato questi anni di amministrazione.
Il governo Sanzarello tra meriti e malumori
Dal punto di vista amministrativo, la squadra di governo si è mossa portando a casa risultati e dando risposte anche agli scettici più incalliti. Un lavoro al quale hanno contribuito fattivamente gli assessori, ed è d’obbligo sottolinearlo: perché Sanzarello, quando si tratta di incassare i meriti e sbandierare i risultati, si comporta da accentratore, attribuendo il merito esclusivamente a sé stesso e alle proprie conoscenze.
Non tutti, però, sono rimasti soddisfatti del percorso. Accanto ai risultati rivendicati dall’amministrazione, nel tempo sono emerse perplessità sui metodi di governo, sulla condivisione delle scelte e sul coinvolgimento della stessa squadra. Per qualcuno, il confronto non sarebbe stato sempre così ampio e partecipato come ci si aspettava, lasciando spazio alla sensazione che alcune decisioni maturassero in una cerchia ristretta. Un disagio che, in alcuni casi, ha incrinato rapporti e creato distanze anche tra persone che avevano sostenuto con convinzione il progetto di Sanzarello. Segnali che raccontano come, dietro la ritrovata distensione politica, non siano mancate divergenze sul modo di amministrare la città.
Certo, a facilitare la ricostruzione dopo lo scioglimento del Comune ci ha pensato “u casciuni chinu”: il cassetto pieno di soldi. Conti in ordine e solidità finanziaria dell’Ente, lasciate in eredità dai trenta mesi di gestione della Commissione prefettizia, si sono sommati alla manna dei finanziamenti del PNRR. Chiunque altro con la stessa buona volontà avrebbe potuto fare altrettanto, meglio o anche peggio; ma a Sanzarello va dato atto di aver il suo, di essere sempre stato presente, attento e pronto a disinnescare ogni fiammella prima che potesse trasformarsi in incendio.
La minoranza e la maggioranza che si allarga
L’altro elemento decisivo riguarda il rapporto con l’opposizione consiliare. Secondo una lettura diffusa nell’ambiente cittadino, nel corso della consiliatura la distanza tra una parte della minoranza e il sindaco si sarebbe progressivamente ridotta, fino a rendere in più occasioni meno riconoscibile il confine tra chi amministra e chi è chiamato a controllare.
La collaborazione sui provvedimenti ritenuti utili alla città è certamente legittima. Il compito di un’opposizione, tuttavia, non si esaurisce qui: spetta a essa chiedere conto delle scelte, avanzare proposte alternative e rendere trasparente il proprio giudizio sull’operato della maggioranza. Certo, non sono mancate le critiche dai banchi dell’aula, ma di facciata. Il vero nodo politico è un altro: quelle prese di posizione a quanto pare non sono bastate a tracciare una linea di controllo chiara e riconoscibile agli occhi dei cittadini
In vista delle prossime elezioni, le indiscrezioni parlano di una possibile convergenza, anche ampia, di esponenti della minoranza sul sindaco uscente. Se l’ipotesi dovesse concretizzarsi, Sanzarello potrebbe compensare almeno in parte le defezioni maturate nella sua squadra con il sostegno di chi, nel 2021, gli si era contrapposto. Per ora, tuttavia, non esiste un accordo elettorale formalizzato.
Il quadro delle alleanze, dunque, appare profondamente mutato. Da un lato il sindaco uscente potrebbe ripresentarsi rafforzato dal sostegno di una parte dell’opposizione che cinque anni fa gli sbarrava la strada; dall’altro deve fare i conti con i malumori interni. Buona parte della vecchia squadra si è sfaldata e diversi ex alleati, compresi alcuni assessori della prima ora, avrebbero voltato le spalle. A sostenere la sua eventuale riconferma restano però blocchi solidi: professionisti e coloro che negli anni hanno beneficiato di incarichi diretti da parte del Comune.
L’alternativa che avanza: una nuova opposizione?
La vera novità della prossima tornata elettorale, tuttavia, potrebbe arrivare proprio dall’altra faccia della medaglia. Secondo le indiscrezioni che circolano in paese, un gruppo recentemente costituito, composto da cittadini, ex sostenitori delusi e rappresentanti di realtà politiche locali, avrebbe deciso di scendere in campo con una proposta alternativa a Sanzarello.
A pesare sulla maturazione di questa scelta non sarebbero soltanto le divergenze sul metodo di governo e sulla gestione del patrimonio e dei rapporti all’interno della maggioranza. Alcune componenti non avrebbero gradito neppure l’ingresso del sindaco nel progetto politico di Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, alla luce del recente avvicinamento della formazione di Cateno De Luca al centrodestra nazionale.
Una scelta che, nella lettura di questi ambienti, segnerebbe un cambio di rotta rispetto agli impegni e ai rapporti politici costruiti negli anni con alcuni esponenti della deputazione regionale. Un passaggio che avrebbe contribuito ad alimentare malumori già presenti e ad accelerare la ricerca di una strada diversa.
Se le indiscrezioni troveranno conferma, nelle prossime settimane il gruppo potrebbe uscire allo scoperto e presentare alla città la propria proposta. Per il momento, però, restano da conoscere i nomi, il programma e l’eventuale candidato sindaco.
L’obiettivo è unico e inequivocabile: offrire a Mistretta un’alternativa autentica. Qualora Sanzarello fosse rieletto, costruire un’opposizione seria, incisiva e concreta. Un fronte nuovo, i cui contorni ufficiali saranno resi noti nei prossimi giorni, come anticipano da qualcuno dei suoi componenti: «Siamo pronti a sfidare il sistema di potere consolidato dell’attuale sindaco»


