Castel di Lucio, inaugurato il Museo del ferro battuto e delle arti contadine: la memoria dei borghi prende nuova vita

Lungo la strada che conduce al Labirinto di Arianna nasce uno spazio dedicato agli antichi mestieri e alla cultura rurale. Al centro del progetto anche incontri, musica e attivitĂ  per le scuole.

Un’incudine, gli attrezzi di una vecchia bottega, fotografie e oggetti della vita contadina. A Castel di Lucio la memoria degli antichi mestieri trova una nuova casa nel Museo del ferro battuto e delle arti contadine, inaugurato ieri, sabato 31 ottobre 2026.

Il museo sorge lungo la strada che conduce al Labirinto di Arianna, opera di Italo Lanfredini inserita nel percorso di Fiumara d’Arte, il museo a cielo aperto ideato dal mecenate Antonio Presti. Uno spazio nato con l’obiettivo di custodire le radici e la storia locale, attraverso i manufatti e gli strumenti che hanno accompagnato per generazioni il lavoro e la vita quotidiana nei borghi dei Nebrodi.

A dare vita all’iniziativa sono Roberta Sava e Nino Nobile, coppia di musicisti e proprietari della struttura, realizzata grazie alle risorse del PNRR, nell’ambito di Next Generation EU, attraverso la linea dedicata alle imprese del Bando Borghi del Ministero della Cultura. Durante l’inaugurazione, i due padroni di casa si sono improvvisati guide, accompagnando i visitatori alla scoperta della collezione.

Una scrittura privata del 1926 e gli attrezzi dei vecchi fabbri

Tra i documenti custoditi nel museo c’è una scrittura privata del 1926, riscoperta grazie a Nino Merlino. Porta la firma di tre soci fabbri e aveva lo scopo di regolamentare la vita di una piccola bottega fabbrile di Castel di Lucio. Quei fogli ingialliti, a un secolo di distanza, sono ora esposti e consultabili dai visitatori.

Al centro della sala trova posto l’incudine, protagonista del lavoro del fabbro. Accanto a essa sono esposti altri strumenti antichi, tra cui un trapano manuale a muro e un mantice a pedale, donato da Pino Attanasio, figlio di un fabbro di Pettineo conosciuto come Mastru Ielu.

Dalla forza delle braccia all’arrivo dell’elettricità

Molti degli attrezzi raccontano un’epoca in cui si lavorava senza l’ausilio dell’energia elettrica, arrivata a Castel di Lucio nel 1952. In quel periodo il Comune era commissariato e il commissario pro tempore, originario di Mistretta, seguiva i lavori per l’illuminazione pubblica.

Un poeta locale raccontò quel passaggio con un verso rimasto nella memoria del paese: «Lu commisariu furria nta vanedda e mittimiccilla ca na lamparinedda».

Dopo le lampade per l’illuminazione pubblica, l’energia elettrica raggiunse anche le botteghe artigiane. Dalla fine degli anni Cinquanta cominciarono così a trovare spazio strumenti allora più moderni, come trapani elettrici a muro, smerigliatrici e saldatrici. Un passaggio d’epoca che la raccolta del museo permette di osservare attraverso gli oggetti.

La bottega, luogo di lavoro e d’incontro

Il museo restituisce anche il ricordo di una bottega che, nei piccoli centri, era molto più di un luogo di lavoro. All’alba o la sera, dopo una giornata trascorsa nei campi, c’era chi vi entrava per commissionare o ritirare un piccolo manufatto e finiva per fermarsi a parlare.

Attorno all’incudine, tra le scintille del ferro e il battere preciso di martelli e mazze, si ritrovava una parte della comunità. Un ritmo energico e cadenzato, quasi musicale, che per decenni ha accompagnato la vita dei paesi e delle città della Sicilia e del Sud Italia.

Un museo aperto alla creativitĂ  e al territorio

La collezione comprende oggetti legati al mondo rurale e silvopastorale, alla vita campestre e domestica e alle arti contadine. L’intenzione dei fondatori è però quella di farne anche uno spazio da vivere nel presente.

Il progetto guarda ad artisti, etnoantropologi, musicologi e studiosi, con la possibilitĂ  di ospitare giornate di studio, seminari e concerti in uno spazio raccolto, oltre ad attivitĂ  aperte alle scuole, alle universitĂ  e a quanti vorranno partecipare.

Accanto al museo trova spazio anche La casa del fabbro, un bed and breakfast che, secondo quanto previsto dai promotori, sarĂ  pronto nei prossimi giorni ad accogliere turisti e visitatori.

L’inaugurazione

Alla cerimonia hanno partecipato i sindaci di Castel di Lucio, Pippo Giordano, e di Motta d’Affermo, Sebastiano Adamo. Il parroco, don Carmelo Lipari, ha impartito la benedizione dei nuovi locali.

Presenti anche Filippo Fratantoni, direttore del Museo della ceramica di Santo Stefano di Camastra, e l’architetto Angelo Pettineo, studioso e conoscitore del territorio.

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