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Patti, il “Barone Romeo” riparte l’Ortopedia H24: appello all’Asp per le sale operatorie

Riprendono ricoveri e interventi al “Barone Romeo”. Il Movimento Cristiano Lavoratori riconosce il lavoro del primario De Francesco e dell’Asp, ma segnala il rischio che gli spazi ancora indisponibili penalizzino i pazienti in lista d’attesa.

All’ospedale “Barone Romeo” di Patti l’Ortopedia torna a garantire assistenza nell’arco delle ventiquattro ore, con la ripresa dei ricoveri ordinari e degli interventi che richiedono una degenza, comprese le operazioni al femore. Un recupero di funzioni atteso dal comprensorio, dopo anni nei quali sospensioni e attività ridotte avevano limitato la capacità del reparto di rispondere ai bisogni dei pazienti.

Alla ripartenza si accompagna, però, una questione ancora aperta: la disponibilità dell’intero blocco operatorio. A richiamarla è il circolo pattese del Movimento Cristiano Lavoratori, che in una nota del segretario Placido Salvo e del presidente Nunzio Saturno esprime soddisfazione per il risultato raggiunto e sollecita l’Asp di Messina a completare i lavori negli spazi ancora inutilizzabili.

Secondo quanto riferito dal Mcl, il rafforzamento del personale, ottenuto attraverso il lavoro del primario Salvatore De Francesco e il confronto con l’Azienda sanitaria, ha consentito di coprire guardie e reperibilità, superando le difficoltà che imponevano il trasferimento dei pazienti verso altri ospedali della provincia. Il significato per il territorio è concreto: poter essere ricoverati e operati a Patti consente di mantenere vicino al luogo di residenza una parte importante del percorso di cura, alleggerendo anche gli spostamenti dei familiari che assistono i degenti.

La riattivazione arriva al termine di un percorso avviato nel 2025. La nomina di De Francesco alla direzione dell’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia era stata resa nota già nel giugno dello scorso anno, con un incarico quinquennale assegnato attraverso una selezione per titoli e colloqui. Un passaggio che aveva riaperto le prospettive di rilancio del reparto, ma che richiedeva di essere accompagnato da personale e condizioni organizzative adeguate.

Anche la questione delle sale operatorie precede l’attuale ripartenza. Il 19 marzo 2026, annunciando la riapertura di due sale prevista per il giorno successivo, lo stesso Mcl chiedeva che fossero completati rapidamente i lavori nelle altre due allora interessate dalla ristrutturazione. In quell’occasione il Movimento sollecitava anche il reperimento degli ortopedici necessari a riprendere pienamente i ricoveri urgenti e programmati. Già allora, dunque, il problema riguardava insieme gli organici e gli spazi disponibili. Oggi, secondo la nuova segnalazione di Salvo e Saturno, una sala risulterebbe ancora chiusa per lavori. Il Movimento contesta il protrarsi degli interventi, definendo i ritardi «ingiustificabili e incomprensibili», e teme conseguenze sull’organizzazione dell’attività chirurgica.

Il punto è la possibilità di assicurare spazio sia alle urgenze sia agli interventi prenotati. Se la capacità del blocco operatorio resta limitata, osserva il Mcl, la necessità di affrontare emergenze ortopediche, chirurgiche o ostetriche potrebbe costringere a rinviare operazioni già programmate, con ulteriori attese per chi aspetta da mesi.

Si tratta di un rischio denunciato dal Movimento, non di una sospensione dell’attività programmata già documentata nella nota. La distinzione è essenziale per descrivere correttamente la situazione: il reparto ha recuperato funzioni assistenziali, mentre il completamento degli spazi viene indicato come necessario per rendere stabile ed efficace questa ripresa.

Restano da chiarire le ragioni del protrarsi dei lavori e, soprattutto, la data di restituzione della sala all’attività clinica. Nel materiale disponibile non sono indicati un cronoprogramma aggiornato, il numero degli interventi eventualmente rinviati o dati che permettano di misurare gli effetti sulle liste d’attesa.

È su questi aspetti che si concentra adesso la richiesta rivolta ai vertici dell’Asp. Il riconoscimento per il lavoro del primario e degli operatori si accompagna alla necessità di assicurare loro tutte le condizioni per operare. Per i cittadini, la ripartenza dell’Ortopedia acquisterà pieno valore nella continuità del servizio: ricoveri garantiti, urgenze affrontate e interventi programmati eseguiti nei tempi previsti.

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