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Regionali, Crisafulli punta su De Luca: il campo largo alla prova delle alleanze

Cateno De Luca candidato alla presidenza della Regione per provare a battere il centrodestra. Mirello Crisafulli mette questa proposta al centro del confronto sulle Regionali del 2027 e riapre una questione irrisolta per le opposizioni siciliane: quanto allargare l’alleanza e attorno a quale progetto. Il sindaco di Enna trova una sponda in Davide Faraone, ma incontra il netto dissenso di Alleanza Verdi e Sinistra. Il prossimo passaggio è il tavolo del campo progressista previsto per giovedì 24 settembre, sul quale pesano adesso posizioni difficili da conciliare.

La proposta è stata avanzata alla Festa dell’Unità di Villarosa, durante il confronto con lo stesso De Luca. «Cateno De Luca deve essere il candidato alla presidenza della Regione siciliana», ha affermato Crisafulli. Il ragionamento dell’ex senatore è elettorale: per vincere occorre raggiungere anche cittadini che abitualmente non votano centrosinistra. Il leader di Sud chiama Nord, nella sua valutazione, avrebbe questa capacità. Se mancasse un accordo sul nome, la soluzione indicata è il ricorso alle primarie.

Crisafulli ha aggiunto un avvertimento: qualora la consultazione fosse costruita escludendo alcune candidature, sarebbe pronto a partecipare personalmente. Una disponibilità condizionata a quello scenario, che aumenta la pressione sugli alleati senza costituire, per ora, l’annuncio di una corsa autonoma alla Regione.

A dare peso alla sua iniziativa è il risultato delle amministrative di maggio. Crisafulli è stato eletto sindaco di Enna con circa il 64% dei voti, alla guida di cinque liste e senza il simbolo del Pd. Un successo che aveva già alimentato il confronto interno ai democratici sul rapporto tra scelte della segreteria e radicamento locale. Da quell’esperienza il primo cittadino ricava oggi un’indicazione per le Regionali: lasciare maggiore autonomia ai territori nella costruzione delle alleanze.

De Luca ha raccolto l’apertura rilanciando un patto tra amministratori locali, libero dai condizionamenti delle segreterie nazionali. Nelle dichiarazioni diffuse il 21 settembre ha prospettato una riorganizzazione degli schieramenti esistenti, tanto a destra quanto a sinistra, e un governo di ispirazione autonomista, civica e progressista. È un’impostazione che pone agli interlocutori una domanda ulteriore: quale equilibrio potrebbe avere una coalizione costruita su queste basi?

Dal suo movimento è arrivata anche una sollecitazione sui tempi. Il coordinatore regionale Danilo Lo Giudice ha chiesto ai soggetti autorizzati a decidere per il campo largo di assumere una posizione pubblica, sostenendo che le interlocuzioni riservate non siano più sufficienti. L’eventuale intesa resta dunque da costruire, a partire dalla disponibilità degli altri partiti.

L’apertura di Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva–Casa Riformista, rende il confronto più articolato. Intervenendo sulle ambizioni di Ismaele La Vardera, Faraone ha indicato De Luca come un possibile candidato e dichiarato di preferirlo al leader di Controcorrente. Anche per lui, in presenza di più aspiranti, la scelta potrebbe essere affidata alle primarie. Si tratta di una presa di posizione favorevole al confronto, che non coincide ancora con un accordo tra le forze politiche.

La contrarietà più esplicita arriva da Avs. Il segretario regionale di Sinistra Italiana, Pierpaolo Montalto, e il portavoce regionale di Europa Verde, Fabio Giambrone, giudicano la proposta di Crisafulli «francamente sconcertante». Contestano l’idea di costruire l’alternativa aggregando esponenti provenienti dal centrodestra e temono che questa scelta possa accentuare le divisioni. Al Pd chiedono un chiarimento preciso: quella del sindaco di Enna è una posizione personale oppure esprime l’orientamento del partito?

Per ricostruire la linea dei democratici, il riferimento è quanto dichiarato da Anthony Barbagallo lo scorso 9 settembre, precedente all’iniziativa di Villarosa. Il segretario regionale aveva indicato un percorso: completare l’ascolto dei territori, definire il programma e proporre agli alleati una candidatura del Pd. In assenza di condivisione, il partito avrebbe proposto le primarie. Sull’eventuale ingresso di De Luca, Barbagallo aveva rimandato la decisione al tavolo comune. Una posizione che lascia il confronto aperto e attribuisce alla coalizione la responsabilità di decidere gli allargamenti.

Nel frattempo Ismaele La Vardera conferma la propria disponibilità a guidare l’alternativa a Schifani. Nell’intervista a LiveSicilia del 21 settembre, il fondatore di Controcorrente ha annunciato che da ottobre inizierà a girare la Sicilia, lamentando i ritardi del confronto. Ha però ribadito di essere disponibile a discutere con gli alleati. La sua iniziativa aggiunge urgenza alla scelta del candidato, senza chiudere formalmente la possibilità di una soluzione condivisa.

Sul versante del Movimento 5 Stelle, il coordinatore siciliano Nuccio Di Paola ha annunciato una convention autunnale per presentare alla coalizione e ai cittadini il programma per le Regionali. Tra le priorità indicate figurano sanità, welfare e sostegno alle famiglie: temi sui quali dovrà misurarsi anche la compatibilità tra le diverse componenti dell’opposizione.

Il punto politico che emerge da queste posizioni è la difficoltà di tenere insieme capacità di attrarre nuovi consensi e coerenza del progetto di governo. La scommessa di Crisafulli è che De Luca possa ampliare il bacino elettorale dell’alleanza; l’obiezione di Avs è che quell’apertura possa indebolirne identità e unità. Nessuno dei due esiti può essere considerato acquisito: i voti di forze diverse non si trasferiscono automaticamente su un candidato comune.

Intanto Renato Schifani ha ribadito il 19 settembre l’intenzione di proseguire alla guida della Regione, richiamando il sostegno ricevuto dalla propria coalizione. Per il campo progressista, il confronto del 24 settembre sarà quindi un passaggio per chiarire chi è disponibile a lavorare insieme e con quali condizioni. Le primarie possono scegliere un candidato; perché quella scelta tenga, serve prima un accordo politico che tutti siano disposti a rispettare.

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