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Sant’Agata di Militello, tre condanne in primo grado e assoluzioni parziali per gli episodi di violenza

Tre condanne, accompagnate da assoluzioni e proscioglimenti su alcune contestazioni. Si è concluso davanti al Tribunale di Patti il processo di primo grado a carico di Marco Russo, Angelo Pio Scaffidi Fonte e Sabrina Lo Brano, residenti a Sant’Agata di Militello, coinvolti a vario titolo nel procedimento relativo a episodi di violenza, minacce e danneggiamenti avvenuti nel comprensorio tra novembre 2024 e gennaio 2025.

Secondo il resoconto della pronuncia, il collegio presieduto da Monica Marino, con i giudici Carlo Varrasi e Giulia Di Pardo, ha inflitto la pena più alta a Marco Russo: cinque anni e quindici giorni di reclusione e 20.050 euro di multa. Per Angelo Pio Scaffidi Fonte la condanna è a tre anni, quattro mesi e quindici giorni di reclusione e 23.550 euro di multa. A Sabrina Lo Brano sono stati inflitti un anno di reclusione e 37.500 euro di multa.

L’esito del processo presenta posizioni distinte, sia per le responsabilità riconosciute sia per le contestazioni che non hanno portato a una condanna.

Russo, assistito dall’avvocato Alvaro Riolo, è stato riconosciuto responsabile di estorsione, minacce, lesioni e danneggiamento. Per una delle condotte di minaccia contestate è invece intervenuta l’assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto».

Lo Brano, difesa dall’avvocato Luca Agostino Ninone, è stata condannata per lesioni e danneggiamento, ma assolta dall’accusa di estorsione per non aver commesso il fatto. Un elemento rilevante della decisione, che distingue la sua posizione rispetto all’originaria contestazione estorsiva.

Per Scaffidi Fonte, assistito dall’avvocato Rosario Di Blasi, il resoconto riferisce, accanto alla condanna, un proscioglimento relativo all’ipotesi di furto e a una condotta di minaccia.

Le pene detentive risultano inferiori a quelle sollecitate dall’accusa, che aveva chiesto sette anni e sei mesi per Russo, cinque anni e quattro mesi per Scaffidi Fonte e cinque anni e due mesi per Lo Brano. Il confronto tra richieste e condanne, tuttavia, non consente da solo di ricostruire le ragioni delle determinazioni del collegio, che andranno lette nelle motivazioni.

Il procedimento si inserisce nell’attività investigativa condotta da polizia e carabinieri, sotto il coordinamento della Procura di Patti, e sfociata nel marzo 2025 nell’esecuzione di misure cautelari. Tra gli episodi al centro dell’indagine figurava quanto accaduto nella notte tra il 23 e il 24 gennaio 2025 in un bar–sala giochi di Rocca di Capri Leone.

Secondo la ricostruzione accusatoria diffusa all’epoca, nel locale si sarebbero verificati aggressioni e danneggiamenti, accompagnati dalla pretesa di ottenere gratuitamente bevande alcoliche. Le immagini della videosorveglianza avevano contribuito agli accertamenti degli investigatori. Si tratta del quadro iniziale dell’inchiesta, da distinguere dalle responsabilità individuali riconosciute dal Tribunale e dalle assoluzioni intervenute.

La decisione chiude il primo grado del giudizio e non costituisce un accertamento definitivo di responsabilità. Restano ferme le possibilità di impugnazione previste dalla legge e il principio di non colpevolezza sino alla condanna definitiva.

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