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Pollina, a 750 metri ma fuori dai Comuni montani: la Giunta prepara il ricorso al TAR

Deliberato il 27 agosto l’incarico legale contro la nuova classificazione. In Sicilia il saldo dei Comuni riconosciuti cresce, ma 24 territori escono dall’elenco. Sui fondi Fosmit, però, la perdita dei sostegni non è automatica.

POLLINA – Il paese resta a circa 750 metri sul livello del mare, ma per la nuova classificazione statale non è più un Comune montano. A Pollina la distanza tra la posizione del centro abitato e i criteri applicati all’intero territorio comunale è diventata una questione politica e amministrativa. E la contestazione ha già un primo passaggio formale: il 27 agosto la Giunta ha approvato la deliberazione numero 112, relativa all’affidamento dell’incarico legale per un ricorso al TAR contro il regolamento sulla classificazione dei Comuni montani, prevedendo anche un prelevamento dal fondo di riserva.

Un elemento che dà consistenza all’iniziativa annunciata dal sindaco Pietro Musotto. La deliberazione documenta la decisione di affidarsi ai legali; da sola, tuttavia, non attesta l’avvenuto deposito del ricorso né consente di anticiparne motivazioni dettagliate o possibili esiti.

A determinare la nuova mappa è il DPCM 11 maggio 2026, numero 121, attuativo della legge 131 del 2025: pubblicato il 7 luglio, è entrato in vigore il 22 luglio 2026. È dunque il regolamento attuativo il provvedimento contro cui si indirizza l’iniziativa comunale.

Perché l’altitudine del paese non basta

Il punto decisivo è la differenza tra l’altezza del centro abitato e le caratteristiche dell’intera superficie comunale. Il regolamento considera diversi criteri alternativi: tra questi, almeno il 20% del territorio sopra i 600 metri insieme ad almeno il 25% con pendenza superiore al 20%; oppure un’altitudine media di almeno 350 metri con almeno il 5% della superficie oltre quella pendenza. Sono previsti anche il requisito dell’altitudine media di almeno 400 metri o quello dell’altitudine massima di almeno 1.200 metri.

La quota del municipio, quindi, non costituisce da sola un criterio sufficiente. Anche la disposizione sui Comuni confinanti è più restrittiva della semplice vicinanza a un territorio montano: richiede condizioni di confine esclusivo o di completo accerchiamento, oltre a una quota media minima di 200 metri. Non basta, pertanto, confinare con Castelbuono per ottenere automaticamente il riconoscimento. Articolo 2 del regolamento.

È proprio questa impostazione che Musotto contesta. Il primo cittadino richiama la collocazione in quota del municipio e delle scuole, lamenta il diverso trattamento rispetto a Cefalù e riferisce dell’adesione all’Uncem regionale e nazionale. Rivendica inoltre il carattere territoriale della protesta, pur guidando un’amministrazione di centrodestra. La questione era stata affrontata anche nel Consiglio comunale del 30 luglio, insieme alla richiesta di correttivi e risorse aggiuntive.

In Sicilia aumentano i riconoscimenti, ma restano le esclusioni

Il quadro regionale aiuta a comprendere la portata della controversia. Il dossier del Servizio studi della Camera, riferito alla classificazione di febbraio, registra per la Sicilia il passaggio da 185 a 218 Comuni montani: un saldo positivo di 33, prodotto però da 57 ingressi e 24 esclusioni.

Nel Palermitano escono Misilmeri, Palermo, Pollina e Ustica, mentre il totale provinciale sale da 50 a 62. Il saldo favorevole, dunque, non elimina le conseguenze per i singoli enti esclusi.

La revisione interessa anche il Messinese, che passa da 70 a 67 Comuni: dieci esclusioni e sette ingressi. Tra i nuovi riconosciuti figurano Ficarra, Gioiosa Marea, Librizzi, Montagnareale e Sant’Angelo di Brolo, oltre a Forza d’Agrò e Gallodoro. Tra gli esclusi compaiono Messina, Taormina, Barcellona Pozzo di Gotto e alcuni Comuni eoliani. Dossier del Servizio studi della Camera.

Fosmit: perché non si può parlare di perdita automatica di tutti i fondi

Sul terreno economico serve una distinzione. L’uscita dall’elenco non equivale automaticamente alla cancellazione di ogni possibilità di ricevere risorse Fosmit.

Nell’informativa del 9 giugno alla Conferenza unificata, il ministro Roberto Calderoli ha sostenuto che le Regioni conservano autonomia nell’assegnazione della quota regionale del Fondo, potendo individuare beneficiari anche fuori dal nuovo elenco. Ha inoltre richiamato l’accordo che impegna le Regioni a considerare, nell’utilizzo delle risorse Fosmit 2025, le esigenze dei Comuni esclusi.

Lo stesso documento ricorda che la nuova classificazione non si applica alle misure della Politica agricola comune e all’esenzione IMU dei terreni agricoli montani. Sono precisazioni che impediscono di descrivere il declassamento come una perdita immediata e indistinta di tutte le agevolazioni. Non costituiscono, però, una garanzia di finanziamento per Pollina: occorrerà verificare le scelte regionali e i requisiti dei singoli interventi. Informativa ufficiale del ministro.

La questione dei servizi e dello spopolamento

Per Musotto il riconoscimento si lega alla capacità di mantenere servizi e contrastare il calo demografico. Al QdS il sindaco attribuisce al lavoro nelle strutture turistiche e agli arrivi dai paesi vicini un ruolo nel contenimento dello spopolamento. È su questa fragilità che l’amministrazione chiede una revisione delle regole.

Il caso Pollina pone così una domanda che supera il confine comunale: quanto riescono i parametri applicati all’intero territorio a rappresentare le difficoltà delle persone che abitano nel suo centro in quota? La classificazione richiede criteri verificabili; la politica deve misurarne anche gli effetti sui servizi, sui collegamenti e sulle possibilità di restare.

Il confronto si sposta adesso su due piani: l’iniziativa giudiziaria deliberata dalla Giunta e le decisioni istituzionali sulle risorse. Saranno questi passaggi a chiarire se alla perdita del riconoscimento seguiranno penalizzazioni concrete e quali strumenti potranno evitarle.

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