Sapere chi incontra chi, per conto di quale soggetto e per discutere di quale pratica. È questo il principio attorno al quale ruota il disegno di legge approvato dalla giunta siciliana per rendere più trasparenti i rapporti tra amministrazione regionale e rappresentanti di interessi privati. Una proposta che arriva mentre le vicende giudiziarie alimentano lo scontro politico e riportano al centro del dibattito il funzionamento degli uffici pubblici.
Il provvedimento, presentato dal presidente Renato Schifani e preparato insieme all’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, punta a rendere ricostruibili le interlocuzioni che accompagnano le decisioni amministrative.
Il via libera della giunta: adesso il passaggio all’Ars
L’approvazione da parte del governo costituisce soltanto l’avvio del percorso: il testo dovrà essere esaminato e approvato dall’Assemblea regionale siciliana prima che le nuove disposizioni possano entrare in vigore. Dagnino ha auspicato un esame parlamentare prioritario.
Schifani presenta l’iniziativa come un’assunzione di responsabilità della politica. Il presidente richiama la necessità di rafforzare la prevenzione alla luce dei recenti fatti di cronaca giudiziaria e lega la credibilità delle istituzioni alla possibilità, per i cittadini, di conoscere i rapporti tra chi prende le decisioni e chi cerca di orientarle.
Il disegno di legge interviene sulle relazioni attraverso le quali imprese, professionisti e altri portatori di interessi si confrontano con la Regione. L’obiettivo dichiarato è dare a questi rapporti una forma riconoscibile e documentata, rendendo visibili soggetti coinvolti e finalità.
Un registro per sapere chi rappresenta gli interessi privati
Il primo strumento previsto è un Registro pubblico dei rappresentanti di interessi, da istituire presso la Segreteria generale della Presidenza. Dovrà indicare per chi opera ciascun rappresentante, quali interessi sostiene e quale incarico gli è stato affidato.
Accanto al registro è prevista un’agenda pubblica degli incontri, nella quale riportare partecipanti, argomenti affrontati e procedimenti amministrativi interessati.
La registrazione dovrà avvenire entro cinque giorni; agli uffici regionali saranno concessi altri cinque giorni per le verifiche. Gli obblighi annunciati coinvolgeranno il presidente della Regione, gli assessori, gli uffici di diretta collaborazione, i consulenti, i dirigenti e gli organismi che svolgono attività istruttorie, consultive o valutative.
Pratiche, tempi e assegnazioni: anche i contatti informali dovranno lasciare traccia
Il passaggio più rilevante riguarda ciò che accade attorno alle singole pratiche. Autorizzazioni, concessioni, contributi, finanziamenti e agevolazioni sono procedimenti nei quali anche un’interlocuzione sui tempi o sull’assegnazione del fascicolo può avere un peso. Il testo punta a documentare proprio questi passaggi, comprese le comunicazioni informali.
Dovrebbero quindi lasciare traccia i contatti sull’ordine con cui vengono esaminate le richieste, sulla scelta degli istruttori, sui tempi di conclusione, sulle valutazioni tecniche e sull’esito dei procedimenti.
Gli incontri dovranno utilizzare canali istituzionali ed essere documentati nel fascicolo amministrativo; anche le comunicazioni rilevanti arrivate attraverso altre vie dovranno essere acquisite agli atti.
La portata della proposta sta qui: consentire di ricostruire non soltanto la decisione finale, ma anche le interlocuzioni che l’hanno preceduta. Per un cittadino o un’impresa in attesa di una risposta, conoscere questi passaggi significa poter valutare con maggiori elementi come viene trattata una richiesta e quali soggetti intervengono nel percorso.
Le sanzioni previste e la prova dei controlli
Per i rappresentanti di interessi che non rispetteranno le disposizioni, il quadro illustrato prevede conseguenze graduate: richiamo scritto, sospensione e, nei casi più gravi, cancellazione dal registro.
Resta da capire come l’impianto funzionerà concretamente. L’esame parlamentare dovrà permettere di valutare l’articolato completo, le responsabilità dei diversi soggetti e le modalità dei controlli.
La qualità della riforma si misurerà anche sulla facilità con cui le informazioni potranno essere consultate, sulla completezza delle registrazioni e sulla capacità di individuare eventuali omissioni.
Le opposizioni: «Servivano verifiche sulla Cts»
Sul piano politico, l’annuncio non ha attenuato le critiche. Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd, giudica tardiva l’iniziativa e contesta le priorità dell’esecutivo.
Il suo rilievo riguarda soprattutto la Commissione tecnica specialistica: dopo il caso Armao, sostiene, sarebbero servite la sospensione delle attività e un’ispezione sulle istruttorie, con particolare attenzione al periodo della presidenza dell’ex vicepresidente della Regione.
Anche Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, attacca il governo, richiamando polemicamente la situazione giudiziaria di alcuni suoi esponenti e mettendo in discussione la credibilità dell’operazione. Il riferimento a presunte incompatibilità resta una contestazione politica dell’esponente dell’opposizione, da distinguere dagli effetti giuridici del testo.
Audit, mobilità e Cefpas: le tre nomine della giunta
Il dissenso investe anche le decisioni sugli incarichi adottate nella stessa riunione.
La giunta ha nominato Carmen Madonia dirigente generale dell’Autorità di audit dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea. Già alla guida di altri rami dell’amministrazione e finora capo di gabinetto dell’assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, Madonia subentra a Giovanni Cucchiara, che aveva retto l’ufficio ad interim.
Su proposta dell’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò, l’incarico gratuito di Mobility manager della Regione è stato affidato al funzionario regionale Filippo Maniscalco.
È stata inoltre completata, dopo il parere favorevole della commissione Affari istituzionali dell’Ars, la procedura di nomina di Sabrina Cillia alla direzione del Cefpas di Caltanissetta, il centro che si occupa della formazione e dell’aggiornamento del personale sanitario.
Primavera sostiene il ddl: «Rapporti documentati e interlocutori identificabili»
A sostenere il provvedimento è invece Santo Primavera, deputato del Mpa–Grande Sicilia, che richiama una propria proposta sulla regolamentazione dell’attività di lobbying depositata a marzo.
Il parlamentare riconosce nell’iniziativa del governo elementi comuni al suo progetto: registro dei rappresentanti, pubblicità degli incontri e regole per rendere verificabili le relazioni con i decisori pubblici.
Primavera considera particolarmente significativa la tracciabilità dei contatti sulle pratiche amministrative e indica nel confronto all’Ars la sede per sviluppare la riforma. La sua posizione è che la rappresentanza degli interessi debba trovare spazio dentro un sistema di interlocutori identificabili e rapporti documentati.
Dall’annuncio all’applicazione: la trasparenza si misurerà negli uffici
La discussione si sposta quindi su due piani. Da una parte, la maggioranza propone nuovi strumenti di prevenzione; dall’altra, le opposizioni chiedono interventi immediati sull’attività amministrativa già svolta e sulle responsabilità politiche.
Il disegno di legge dovrà ora affrontare la prova dell’Aula. Quella successiva, se sarà approvato, si giocherà negli uffici: verificare se un incontro, una richiesta o un intervento su un fascicolo lasceranno davvero una traccia consultabile




