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A18 e A20, il disagio corre e il pedaggio resta: adesso il conto lo paghi anche il Cas

Tariffe da ridurre e pedaggio da azzerare dove le limitazioni compromettono almeno metà del percorso tra due caselli. La Regione, che finanzia gli interventi con risorse pubbliche, deve pretendere tutele concrete per chi viaggia.

Sulle autostrade siciliane si può abbassare la velocità, restringere la carreggiata, chiudere una corsia. È arrivato il momento di abbassare anche il pedaggio. Perché l’automobilista può comprendere la necessità di un cantiere e accettare un rallentamento indispensabile per la sicurezza. Quello che diventa sempre più difficile accettare è pagare il prezzo pieno mentre il servizio si riduce, i disagi si trascinano e le criticità richiedono interventi miliardari.

La questione riguarda chi percorre l’A18 e l’A20 per andare al lavoro, accompagnare un familiare in ospedale, raggiungere un cliente, consegnare merci. Persone per le quali l’autostrada è una necessità quotidiana. E che, davanti a una corsia chiusa, possono soltanto mettersi in fila. Poi, al casello, pagare.

Sicurezza ridotta, pedaggio pieno: il conto non torna

Le ultime ispezioni dell’ingegnere Placido Migliorino hanno riportato al centro condizioni di sicurezza che impongono provvedimenti urgenti. Tra le prescrizioni annunciate figura l’abbassamento del limite a 60 chilometri orari. Il ministero delle Infrastrutture quantifica in circa 5,5 miliardi di euro nell’arco di dieci anni il fabbisogno per l’adeguamento strutturale complessivo delle due autostrade. Una dimensione che restituisce la profondità del problema e la distanza da un servizio pienamente adeguato.

I limiti necessari a proteggere le persone vanno rispettati. Proprio la loro necessità, però, rende inevitabile una domanda: quanto è giusto chiedere a chi utilizza un’infrastruttura sottoposta a limitazioni tanto pesanti? Il pedaggio non può diventare l’unica voce impermeabile al peggioramento del servizio.

Metà tratta compromessa? Su quel percorso il pedaggio va azzerato

La risposta che proponiamo è concreta: una riduzione sensibile della tariffa sulle tratte penalizzate da criticità persistenti e l’azzeramento della quota riferita al segmento tra due caselli quando, nella direzione percorsa, chiusure di corsia, restringimenti e limitazioni dovute alle condizioni dell’infrastruttura interessano complessivamente almeno metà della sua lunghezza.

Se il viaggio comprende più tratte, dal totale va sottratta la quota relativa a quella compromessa. La misura deve durare fino al ripristino delle normali condizioni di utilizzo, con verifiche e aggiornamenti pubblici.

È una proposta da adottare, con criteri misurabili e atti formali. La soglia della metà del percorso non va presentata come un automatismo già previsto dalla legge: è la scelta di equità che chiediamo al gestore e alle istituzioni.

Il disservizio deve avere conseguenze anche per chi incassa

Del resto, la tutela economica dell’utente ha già un riconoscimento preciso. La disciplina dell’Autorità di regolazione dei trasporti prevede rimborsi, a determinate condizioni, per i disagi causati dai cantieri non emergenziali e per i blocchi del traffico. Per i percorsi interamente gestiti dallo stesso concessionario, le nuove misure si applicano dal primo giugno 2026. Esistono requisiti, soglie ed esclusioni: non ogni rallentamento determina automaticamente un rimborso. Ma il principio è ormai chiaro: il disservizio deve avere conseguenze anche per chi incassa.

Di fronte a limitazioni conosciute e prolungate, occorre fare un passo ulteriore: applicare la riduzione direttamente al pagamento. Il pendolare non dovrebbe dover trasformare ogni viaggio in una pratica amministrativa per ottenere il riconoscimento di una condizione che il gestore conosce già.

Servono una mappa aggiornata dei segmenti interessati, l’indicazione dei chilometri effettivamente penalizzati, la durata delle restrizioni e la tariffa conseguente. Informazioni semplici, consultabili prima di partire. Perché anche sapere quanto si paga e per quale servizio significa rispettare il viaggiatore.

Qui entra in gioco la Regione Siciliana

L’8 ottobre il governo regionale ha annunciato 13,3 milioni di euro per quattordici interventi di manutenzione e mitigazione del rischio sull’A18 e sull’A20, attraverso la riprogrammazione dei fondi Poc. Risorse pubbliche destinate a segnaletica, pavimentazione, giunti, barriere e gallerie. Interventi necessari, che devono tradursi rapidamente in lavori e risultati verificabili.

Ma chi mette denaro pubblico nella sicurezza deve mettere al centro anche chi quelle strade le percorre e le paga. Il cittadino contribuisce al finanziamento pubblico delle infrastrutture e versa il pedaggio quando le utilizza: questa doppia partecipazione richiede trasparenza sui costi e attenzione concreta alla qualità del servizio.

Se il Cas non assume l’iniziativa, la Regione deve intervenire

Se il Cas non assume l’iniziativa, la Regione deve intervenire, attivando gli strumenti di propria competenza e promuovendo con il ministero concedente gli atti necessari per riduzioni ed esenzioni. Schifani e Aricò devono mettere la tutela tariffaria degli automobilisti nell’agenda dell’emergenza, insieme ai cantieri. I vincoli della concessione e gli equilibri economici vanno affrontati nelle sedi competenti. La politica deve trovare una soluzione e renderne conto ai cittadini. Limitarsi ad annunciare finanziamenti lascia senza risposta una parte essenziale del problema.

Naturalmente la manutenzione costa. Proprio per questo occorre spiegare come vengono impiegati i pedaggi, quali lavori sono stati realizzati, quali sono in ritardo e quando finiranno le limitazioni. Il bisogno di risorse non può diventare una giustificazione permanente per chiedere all’utente la stessa somma, qualunque sia la condizione del percorso.

Il tempo dei lavoratori vale quanto gli incassi del Cas

Per un lavoratore, il disagio si misura nella sveglia anticipata, nell’incertezza sull’orario di arrivo, nel tempo sottratto alla famiglia. Per un’impresa significa consegne difficili da programmare e ore di lavoro perse. Per chi deve raggiungere un ospedale, un viaggio già impegnativo diventa ancora più faticoso.

Questi costi restano sulle spalle di chi viaggia. È ragionevole pretendere che almeno il pedaggio tenga conto del servizio effettivamente ricevuto. Ridurre le tariffe nelle tratte compromesse è ormai un dovere politico e morale. Azzerarle dove le limitazioni investono almeno metà del percorso tra due caselli sarebbe una risposta concreta, comprensibile, verificabile.

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