Il progetto “Sono nato a Cefalù” unisce l’accoglienza dei bambini alla valorizzazione del personale sanitario. Tra le prime famiglie coinvolte, anche quelle di Mistretta e Tusa.
Un bavaglino da conservare tra i ricordi della nascita, insieme alla prima fotografia e al braccialetto dell’ospedale. Alla Fondazione Istituto Giglio di Cefalù, l’accoglienza dei neonati passa anche attraverso un piccolo dono: è l’idea alla base di “Sono nato a Cefalù”, l’iniziativa promossa dalla Fials Palermo per esprimere vicinanza alle famiglie e agli operatori che assistono quotidianamente mamme e bambini.
Avviato alla fine di settembre nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, il progetto ha coinvolto, nelle prime consegne, due famiglie provenienti da Mistretta e Tusa. Un particolare che lega l’iniziativa anche al territorio messinese e racconta l’incontro, nelle corsie del Giglio, di persone provenienti da comunità diverse.

Il bavaglino personalizzato vuole lasciare ai genitori un ricordo dell’esperienza vissuta in ospedale. Il significato del gesto riguarda però anche la relazione che si costruisce durante la permanenza in reparto: la fiducia nelle persone che assistono, la possibilità di sentirsi accompagnati, l’attenzione ricevuta nei primi momenti della vita di un figlio.
L’iniziativa si inserisce nelle attività sociali della Fials, con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente ospedale, famiglie e territorio e riconoscere il contributo del personale sanitario. A coordinarla è stata Anna Lisa Studiale, ostetrica e dirigente sindacale, con il coinvolgimento di Giuseppe Forte e Giuseppe Angiletti.

Per la collaborazione, il sindacato ha espresso il proprio ringraziamento alla responsabile del Servizio infermieristico Stefania Vara, alla referente del personale ostetrico Marialuisa Privitera e al direttore di Ostetricia e Ginecologia Giulio Sozzi, insieme alla direzione generale e alla presidenza della Fondazione.
Un oggetto di uso quotidiano può così acquistare un valore affettivo e restare nel tempo. Per un genitore, ritrovarlo tra le cose dei primi mesi significa tornare a quei giorni, ai volti incontrati e alle emozioni della nascita. È questa la dimensione più umana del progetto: affidare a un gesto semplice un messaggio di cura e di benvenuto.





