Gasolio e tariffe navali al centro della protesta. Bella attacca Schifani e contesta il tavolo convocato da Salvini per il 27 ottobre: «Escluso chi sta scioperando».
Il fermo degli autotrasportatori siciliani potrebbe proseguire oltre il 20 ottobre. La mobilitazione, cominciata venerdì 16 contro il caro gasolio e i costi dei collegamenti marittimi, accompagna alla protesta economica un duro attacco alle istituzioni. Il coordinatore del comitato, Salvatore Bella, chiede risposte immediate e avverte: senza interventi concreti, i mezzi resteranno nei piazzali.
«Nessun politico ci sta appoggiando e il presidente Renato Schifani non si è ancora attivato», sostiene Bella, che accusa la politica siciliana di non comprendere la gravità della crisi e le possibili conseguenze per l’Isola. «Non abbiamo alcuna intenzione di cedere. Se sarà necessario, la protesta continuerà a oltranza».
A Palermo, il 16 ottobre, gli operatori si sono riuniti davanti all’ingresso del molo Santa Lucia. La mobilitazione siciliana punta soprattutto sul fermo dei camion nelle aziende e sul mancato ritiro dei semirimorchi dalle navi. Il presidio nel capoluogo si è svolto senza bloccare l’accesso al porto.
Dietro la protesta c’è una difficoltà che riguarda anche la liquidità delle imprese: le spese si anticipano subito, i pagamenti arrivano molto dopo. Uno dei manifestanti descrive così il problema: per mille litri di gasolio la spesa sarebbe passata da 1.700 a 2.350 euro, mentre gli incassi possono arrivare a novanta giorni. Sono 650 euro in più, secondo la testimonianza, da sostenere prima ancora di riscuotere il servizio. Ai rincari del carburante si aggiungono quelli delle tratte navali, una voce decisiva per chi trasporta merci da e verso la Sicilia.
A esasperare il confronto è anche il calendario del governo. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato le rappresentanze dell’autotrasporto per il 27 ottobre, una settimana dopo la conclusione prevista del fermo. Bella contesta sia i tempi sia la scelta degli interlocutori: secondo il coordinatore, vengono ascoltate organizzazioni che non partecipano alla protesta, lasciando fuori chi ha fermato i mezzi.
Il comitato parla di adesione «totale», ma il settore non si muove compatto: le imprese di Confindustria Catania non aderiscono al fermo. La dichiarazione secondo cui nell’Isola non circolerebbe alcun mezzo pesante resta dunque una rivendicazione degli organizzatori, non un dato accertato.
La durata della protesta sarà decisiva anche per le ricadute sui cittadini. Federconsumatori Sicilia segnala il rischio di ripercussioni sulle forniture dei supermercati qualora lo stop si prolungasse. Il confronto richiesto dagli autotrasportatori riguarda quindi anche la continuità degli approvvigionamenti e i costi che, lungo la filiera, possono arrivare fino alla spesa delle famiglie.





