Il Tribunale di Patti ha confermato l’archiviazione della querela contro Maria Tiziana Scolaro e condannato il reclamante Salvatore Castrovinci alle spese del procedimento. Il giorno successivo, il Comune ha adottato una determina per liquidare una fattura all’avvocato Antonino Favazzo, lo stesso legale che lo ha assistito nel reclamo. Nessun automatismo, ma una domanda pubblica alla quale serve una risposta limpida.
Non è una condanna penale, ma una decisione giudiziaria chiara, che pesa nel dibattito pubblico di Torrenova: il Tribunale di Patti ha rigettato il reclamo proposto nell’interesse del sindaco Salvatore Castrovinci contro l’archiviazione della querela per diffamazione presentata nei confronti di Maria Tiziana Scolaro. Il giudice ha confermato il provvedimento di archiviazione e ha condannato il reclamante alle spese del procedimento.
Tutto nasce da un commento pubblico. Un giornale locale aveva descritto come “finita in una bolla di sapone” la vecchia storia dei profili falsi, per la quale Castrovinci era stato citato a giudizio. Maria Tiziana Scolaro, a commento dell’articolo su Facebook, ha ricordato come si era chiuso quel processo: con la prescrizione. Ha riportato anche un passaggio della sentenza, secondo cui non c’erano elementi per assolvere l’imputato nel merito. La risposta del sindaco, rivendicata in un post pubblico, è stata dare mandato al proprio legale di querelare la Scolaro e l’ingegner Miano per diffamazione.
Il punto, per la magistratura, è preciso. Il commento pubblicato da Scolaro non conteneva una notizia falsa, non superava il limite della continenza e non era un’aggressione gratuita alla persona. Era, invece, un richiamo a fatti e ad atti giudiziari già esistenti, inserito in una vicenda che riguarda un soggetto titolare di incarichi pubblici e che, proprio per questo, conserva un evidente interesse nel dibattito locale.
L’ordinanza non riapre il vecchio procedimento sui profili falsi e non stabilisce una responsabilità penale definitiva di Castrovinci. Anzi, chiarisce proprio che Scolaro non aveva affermato l’esistenza di una condanna irrevocabile. Aveva riportato ciò che risultava dagli atti: una ricostruzione della Procura, una citazione a giudizio e una vicenda conclusa per prescrizione, con quella frase della sentenza che non poteva essere cancellata con un colpo di spugna: “non vi sono infine elementi per assolvere nel merito l’imputato”.
La differenza è enorme e va rispettata. Prescrizione non significa condanna e nemmeno assoluzione. Ma neppure autorizza a riscrivere gli atti o a pretendere che un cittadino non possa citarli, se lo fa con correttezza, senza insulti e senza attribuire colpe mai definitivamente accertate. È questo il cuore della decisione. E dovrebbe bastare per ricordare al sindaco, e a qualche altro personaggio pubblico, un principio semplice: la critica documentata non è lesa maestà.
Poi c’è un’altra circostanza, cronologicamente molto ravvicinata, che merita trasparenza e non silenzi. Il 7 ottobre il Tribunale di Patti rigetta il reclamo e condanna il reclamante alle spese. L’8 ottobre il Comune di Torrenova adotta la determina dirigenziale n. 844, avente a oggetto la liquidazione della fattura n. 20/2026 per un incarico professionale all’avvocato Antonino Favazzo, lo stesso legale che ha assistito Castrovinci nel reclamo.
Secondo la dichiarazione pubblica di Scolaro, la liquidazione ammonterebbe a 3.800 euro. L’Amministrazione, invece, sostiene che si tratterebbe di un incarico riferito a un’altra vicenda.
Ed è qui che occorre essere rigorosi: la coincidenza delle date e del professionista non dimostra, da sola, che il Comune abbia pagato una querela personale del sindaco. Ma proprio perché non si tratta di un fatto da insinuare, bensì da verificare, il Comune ha il dovere politico e amministrativo di chiarire tutto senza formule generiche: qual è l’incarico liquidato, con quale atto era stato conferito, a quale procedimento si riferisce e per quale ragione è stato affidato allo stesso avvocato che ha rappresentato il sindaco nella vicenda contro Scolaro.
Se si tratta davvero di un incarico del tutto diverso, la risposta è semplice e non richiede giri di parole. Basta indicare gli estremi della pratica e separare, una volta per tutte, la tutela dell’ente dalla tutela personale di chi lo guida. Nessuno mette in discussione il diritto del sindaco di difendersi nelle sedi opportune. Ma quando di mezzo ci sono risorse comunali, ogni euro deve essere leggibile, spiegabile e separato da ogni interesse personale. Non per gentile concessione del potere, ma perché i soldi del Comune sono soldi dei cittadini.
A Torrenova il punto non è stabilire se chi critica il sindaco sia amico o nemico. Il punto è capire se la critica resta legittima oppure se, ogni volta che tocca il vertice politico, rischia di essere trattata come un’offesa all’autorità. Il Tribunale ha già risposto sul commento di Scolaro: non c’era diffamazione. Adesso Castrovinci risponda sulla determina. Con documenti, date e chiarezza. Perché la trasparenza non può valere soltanto quando non disturba.





