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Diga di Villarosa, intesa tra Regione ed Edison: progetto da 700 milioni per energia e acqua nelle aree interne

Un investimento annunciato da 700 milioni di euro per recuperare un invaso oggi inutilizzato e realizzare un impianto di accumulo idroelettrico nel cuore della Sicilia. È il progetto al centro della convenzione firmata tra la Regione Siciliana ed Edison per la diga di Villarosa, nell’Ennese: un intervento che punta a coniugare produzione energetica e disponibilità d’acqua per il territorio.

L’accordo, sottoscritto il 28 ottobre nella sede del Libero Consorzio comunale di Enna, prevede l’affidamento della gestione dell’invaso alla società energetica per trent’anni, almeno fino al 2056. La firma rappresenta un passaggio rilevante, ma non coincide ancora con il rilascio della concessione: la stessa Regione precisa che la convenzione è propedeutica al decreto concessorio.

All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale all’Energia Francesco Colianni, il direttore della Business Unit Idroelettrica di Edison Daniele Bellini, il presidente del Libero Consorzio e sindaco di Calascibetta Piero Capizzi, i sindaci di Enna e Villarosa, Vladimiro Crisafulli e Franco Costanza, e il direttore generale del dipartimento regionale Acqua e rifiuti Arturo Vallone.

Una diga da recuperare dopo decenni di inutilizzo

L’invaso di Villarosa, noto anche come diga Morello, era stato realizzato per alimentare gli impianti di lavorazione dei sali potassici della miniera di Pasquasia. Con la cessazione della produzione industriale, nel 1992, è venuto meno il principale utilizzo dell’acqua accumulata.

Da allora, spiega la Regione, la risorsa è rimasta inutilizzata anche perché attualmente non idonea all’irrigazione. Nel tempo sono state inoltre imposte limitazioni alla capacità di invaso: a fronte di una capacità originaria di circa sei milioni di metri cubi, il limite attuale è di tre milioni.

Il progetto di Edison prevede il recupero funzionale e l’adeguamento dell’infrastruttura. Secondo quanto annunciato dall’assessore Colianni, la capacità potrebbe salire da tre a oltre undici milioni di metri cubi, cinque dei quali destinati a usi collettivi. Si tratta di valori riferiti allo scenario successivo agli interventi, non di acqua già disponibile per il territorio.

Come funzionerà l’impianto di pompaggio

Accanto al recupero della diga esistente, il piano prevede la costruzione di un nuovo bacino a monte, con una capacità di circa 3,1 milioni di metri cubi. Sarà collegato all’invaso Morello attraverso condotte sotterranee; è prevista anche una centrale ipogea, cioè realizzata sotto terra, che ospiterà i macchinari dell’impianto.

Il principio è quello del pompaggio idroelettrico: quando l’energia elettrica è disponibile, l’acqua viene sollevata dal bacino inferiore a quello superiore. Nei momenti in cui serve energia, viene fatta scendere nuovamente, azionando le turbine. Il sistema funziona quindi come una grande riserva energetica, utile a sostenere la rete anche in presenza di fonti rinnovabili la cui produzione varia nel corso della giornata.

Negli elaborati esaminati dall’Autorità di bacino regionale nel 2024, l’impianto era indicato con una potenza massima di circa 270 megawatt in generazione e un dislivello medio di circa 240 metri tra i due bacini. Si tratta di dati progettuali, da leggere alla luce dell’evoluzione dell’iter autorizzativo.

L’iniziativa è stata inserita dalla Commissione europea tra i Progetti di interesse comune, con il codice PCI 1.28: un riconoscimento della sua rilevanza per le infrastrutture energetiche, che non equivale di per sé all’avvio dei lavori.

Le ricadute economiche per i Comuni

L’investimento complessivo annunciato è pari a 700 milioni di euro. In base alla convenzione, il recupero funzionale dell’invaso sarà sostenuto da Edison, con un risparmio di risorse per la Regione lungo il periodo di affidamento.

L’amministrazione regionale stima inoltre in circa 120 milioni di euro gli impegni economici dell’azienda a favore del territorio. In questa cifra rientrano circa 50 milioni di sovracanoni per i bacini imbriferi montani e i territori rivieraschi e 5 milioni per misure di mitigazione e opere compensative nei Comuni di Enna, Villarosa e Calascibetta. Si tratta di una stima complessiva riferita agli impegni previsti, non di una somma immediatamente disponibile nelle casse dei tre Comuni.

La Regione aveva inoltre chiarito che la diga e l’acqua resteranno di proprietà pubblica, mentre la società concessionaria si occuperà della gestione e degli interventi previsti dall’accordo.

La prospettiva per l’agricoltura

Per le aree interne, alle prese negli ultimi anni con gli effetti della siccità e con le difficoltà di approvvigionamento, la questione non riguarda soltanto l’energia. Il recupero del Morello potrebbe assumere un valore anche per l’agricoltura, purché alla maggiore capacità dell’invaso seguano le opere necessarie a rendere l’acqua effettivamente utilizzabile.

In questa direzione si inserisce il progetto di interconnessione tra Villarosa e la diga Oliva: secondo l’assessorato regionale, la progettazione è già stata finanziata e affidata. L’obiettivo dichiarato è mettere in comunicazione i due bacini e rendere più funzionale l’impiego della risorsa per fini irrigui.

Resta da chiarire, nel prosieguo, quando le opere potranno essere realizzate e con quali tempi l’acqua arriverà alle aziende agricole. La firma della convenzione apre dunque una prospettiva significativa per l’Ennese, ma i benefici annunciati dipenderanno dalla conclusione delle procedure, dall’esecuzione degli interventi e dalla concreta integrazione tra il progetto energetico e le esigenze idriche del territorio.

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