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Porto di Sant’Agata, il problema non è più il ritardo: è la credibilità delle istituzioni

L’ennesima proroga riaccende il dibattito sul futuro dell’infrastruttura. Il consigliere Giuseppe Puleo presenta una corposa interrogazione e riporta al centro ritardi, costi, sicurezza e gestione di uno dei cantieri pubblici più discussi della Sicilia tirrenica.

Un’altra estate è arrivata. E un’altra estate se ne andrà senza vedere il porto di Sant’Agata di Militello finalmente completato. È questo il dato politico e amministrativo dal quale non si può prescindere. Perché al di là delle appartenenze e delle inevitabili contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, resta una realtà difficilmente contestabile: un’infrastruttura considerata strategica per l’intero comprensorio continua a inseguire una conclusione che, anno dopo anno, viene annunciata come imminente ma puntualmente rinviata.

L’ultimo capitolo è rappresentato dalla nuova proroga dei lavori fino all’8 ottobre 2026, successiva alla scadenza dell’8 luglio indicata come termine di ultimazione. Un ulteriore slittamento che riporta inevitabilmente al centro tutte le domande rimaste senza risposta negli ultimi anni. Su questo terreno si inserisce la nuova interrogazione presentata dal consigliere comunale Giuseppe Puleo, un documento articolato che contiene ventitré quesiti rivolti al sindaco e all’amministrazione comunale. Non una semplice iniziativa politica, ma un atto ispettivo che prova a ricostruire l’intera vicenda amministrativa del porto, dalle continue proroghe ai costi dell’opera, dalle criticità strutturali al futuro dei finanziamenti pubblici.

Giuseppe Puleo consigliere comunale Sant’Agata di Militello

Il tempo delle rassicurazioni sembra finito

L’interrogazione parte da una considerazione precisa. Pochi mesi fa, ricorda Puleo, la maggioranza respinse la proposta di istituire una Commissione speciale d’indagine sul porto, sostenendo che non vi fosse più motivo di approfondire perché il completamento dell’opera era ormai prossimo. Oggi, osserva il consigliere, quella previsione si scontra con una nuova proroga che riapre inevitabilmente gli stessi interrogativi. La questione non riguarda soltanto qualche mese di ritardo.

Riguarda la credibilità della programmazione pubblica. Ogni termine annunciato e poi superato senza il completamento dei lavori finisce infatti per alimentare un senso di sfiducia che coinvolge cittadini, imprese e operatori economici. Perché quando le date diventano mobili, smette di essere chiaro anche l’orizzonte entro cui un’opera sarà realmente disponibile.

Le domande che attendono una risposta

L’interrogazione affronta praticamente ogni aspetto dell’intervento. Si chiede di conoscere le ragioni tecniche e amministrative dell’ultima proroga, quali lavorazioni restino da completare, se il nuovo termine dell’8 ottobre possa essere considerato definitivo oppure destinato a slittare ancora, se siano state applicate penali all’impresa esecutrice e se i finanziamenti pubblici siano pienamente al sicuro.

Accanto agli aspetti amministrativi emergono quelli tecnici. Puleo richiama la relazione elaborata nel 2020 dal DICAR dell’Università di Catania, che evidenziava la necessità di ulteriori approfondimenti sul comportamento del molo di sopraflutto e sul fenomeno del moto ondoso. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, dalla documentazione acquisita attraverso accesso agli atti non risulterebbero successivi studi specialistici, indagini geognostiche o modellazioni tridimensionali in grado di chiarire definitivamente il quadro. Per questo il consigliere chiede all’amministrazione quali verifiche siano state realmente eseguite negli ultimi anni e quali elaborati tecnici abbiano eventualmente superato le criticità allora evidenziate. Sono richieste che attendono una risposta ufficiale e documentata.

Il nodo del dragaggio

Un altro capitolo riguarda il dragaggio del bacino portuale. L’interrogazione domanda quale sia la destinazione delle somme originariamente previste, quale sia lo stato del finanziamento dedicato a questo intervento, se la variante progettuale sia stata approvata e se sia realisticamente possibile completare tutte le procedure autorizzative, affidare i lavori, eseguirli e collaudarli entro ottobre.

È un passaggio tutt’altro che marginale. Perché un porto può dirsi davvero completato solo quando è concretamente utilizzabile. La piena funzionalità dell’infrastruttura dipende anche dalla profondità dei fondali e dalla possibilità di garantire un accesso sicuro alle imbarcazioni.

Un’opera che appartiene ai cittadini

Questa vicenda, però, non può essere letta soltanto come un confronto tra maggioranza e opposizione. Il porto è un’opera pubblica finanziata con risorse della collettività. Ogni proroga, ogni variante, ogni incremento dei costi e ogni rinvio riguardano direttamente l’interesse pubblico. Per questo le domande poste nell’interrogazione non possono essere archiviate come semplice dialettica politica: rappresentano, piuttosto, un’occasione perché l’amministrazione chiarisca in modo trasparente quale sia il reale stato dell’opera e quale percorso resti ancora da compiere.

Dopo anni di annunci, il dibattito sembra essere entrato in una fase diversa. Non è più il tempo delle previsioni ottimistiche, ma il tempo delle risposte documentate. Perché un porto che continua a rincorrere la propria inaugurazione rischia di trasformarsi, agli occhi dei cittadini, nel simbolo di una perenne presa in giro. E così, nella comunità, continua a farsi strada una domanda tanto semplice quanto inevitabile: quando finirà davvero questa storia?

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