La scomparsa di Maria Antonia Viglianti lascia un vuoto nella vita di chi l’ha amata e nella storia delle comunità alle quali ha dedicato intelligenza, passione e impegno. Ciò che un’insegnante lascia continua a vivere nel modo in cui i suoi alunni interrogano il mondo, riconoscono un’ingiustizia, trovano il coraggio di esprimere un pensiero. E ciò che una persona generosa custodisce degli altri diventa, nel tempo, parte della loro stessa memoria. In questa duplice eredità, civile e affettiva, si ritrova il significato profondo del suo passaggio.
Il Comune di Santo Stefano di Camastra ha proclamato il lutto cittadino nelle ore dei funerali, dando una forma pubblica alla gratitudine e al dolore. È il valore di questi gesti: riconoscere che una perdita riguarda anche la collettività, che esistono vite il cui significato attraversa le case, le aule scolastiche, le generazioni.
L’amministrazione Comunale di Castel di Lucio, il paese in cui Maria è nata e dove, negli anni Novanta, aveva ricoperto la carica di sindaco, prima donna a guidare il paese, ha espresso il proprio cordoglio con un messaggio ufficiale, ricordandone l’impegno politico e sociale. Proprio quel legame con la storia del paese avrebbe forse reso particolarmente significativo anche il lutto cittadino: un segno di riconoscenza verso una donna che aveva assunto la responsabilità di rappresentarlo.

Alla persona che ha abitato quella storia ci riconducono le parole della professoressa Anna Maria Fratantoni. Il suo ricordo restituisce la studiosa, la donna battagliera, la credente, ma anche una presenza capace di avvicinarsi al dolore con la delicatezza di chi sa quanto possa valere un ricordo riconsegnato. Nel racconto, la fede cristiana e la passione per la giustizia sociale trovano espressione nella stessa attenzione alla dignità umana.
Pubblichiamo questa testimonianza perché permette di conoscere Maria anche attraverso ciò che ha lasciato negli altri. E perché suggerisce una responsabilità a chi resta: raccogliere quelle tracce, condividerle, far sì che il bene ricevuto continui a raggiungere qualcuno.
Il ricordo di Anna Maria Fratantoni
Oggi se ne va un pezzo della mia vita. Con la prof.ssa Maria Antonia Viglianti perdo una delle persone che sapevano da dove venivo, che custodivano qualcosa della mia famiglia, delle sue voci, dei suoi affetti.
Maria Antonia Viglianti era la moglie di Ignazio, l’amico più caro di mio padre. È stata per mia sorella una professoressa profondamente formativa, capace di lasciare quell’impronta che continua a lavorare dentro una persona molto tempo dopo l’ultima lezione. Ed è stata una maestra, una figura di riferimento, anche per me.
Grecista e latinista raffinatissima, portava nella scuola una cultura esigente, che chiedeva di comprendere, di interrogare, di assumersi la responsabilità del proprio pensiero. La sua vita dava alle parole insegnate una credibilità rara. La giustizia, la dignità, la libertà avevano il peso delle scelte, delle fatiche, delle ore sottratte al riposo per esserci, dove qualcuno aveva bisogno.
Dopo la morte di mia sorella mi scrisse una lettera stupenda. Cercò di raggiungermi proprio là dove il dolore mi aveva lasciata: davanti all’insopportabile evidenza di un’assenza. Mi ricordò che le persone amate continuano a esistere dentro di noi e nella memoria di quanti le hanno conosciute. Mi affidò anche ricordi di mio padre, frammenti della sua vita rimasti al riparo nel suo animo.
Fu un dono di una delicatezza immensa. Nel momento in cui sentivo che la morte mi aveva tolto tanto, lei mi restituiva qualcosa: un ricordo che ignoravo, una traccia che avrei potuto perdere, una parte dei miei affetti ancora viva in un’altra persona. Oggi penso anche a questo: a quanto amore aveva per custodire i ricordi degli altri e poi riconsegnarli, con tanta cura, a chi ne aveva bisogno.
Amava Cristo, profondamente. E credo che anche il suo impegno comunista affondasse una radice in quell’amore: nel Cristo degli oppressi, degli umiliati, di coloro ai quali il mondo riserva l’ultimo posto. In quella dignità umana che la sua fede le insegnava a riconoscere, e che la sua passione politica le chiedeva di difendere nella storia.
La fame, il lavoro negato, i diritti calpestati chiamavano la sua coscienza per nome. Lei rispondeva. Con l’intelligenza, con il coraggio, con quella forza battagliera che tanti ricordano e che oggi rende ancora più doloroso il silenzio.
Mi commuove pensare a quante persone abbiano ricevuto qualcosa da questa donna: i figli, gli alunni, chi le è stato accanto nelle lotte, chi ha trovato in lei ascolto, orientamento, conforto.
Voglio pensare che oggi abbia raggiunto quella pienezza alla quale tendeva il suo animo. Che sia in Dio e con Dio, dentro quell’amore che ha cercato e riconosciuto in tanti volti umani.
E allora mi perdoni, cara Professoressa, questa prima, piccola irriverenza: voglio salutarla ancora una volta a pugno chiuso.
Per la donna libera e battagliera che è stata. Per gli ideali ai quali ha dato intelligenza, voce, fatica. Per tutte le volte in cui il dolore degli altri le ha impedito di restare al riparo nella propria vita. Il pugno alzato è anche un gesto della mia memoria: la riconosce, le rende onore, trattiene per un istante la forza con cui ha attraversato le nostre esistenze.
Mi permetto, infine, un’altra piccola irriverenza, che forse è tale soltanto per me: ti do del tu, Maria. Me lo avevi chiesto tante volte e io non ci sono mai riuscita.
Ma, adesso, sulla soglia oltre la quale il mio affetto può soltanto affidarti, vorrei salutarti come nel Salmo di Davide: «Ma io nella giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua immagine».
Che sia questo, Maria, il tuo risveglio. Che quella tua lunga fame di giustizia trovi sazietà. E che tu possa riconoscere, nel volto di Dio, tutto l’amore che hai dato.
E a voi, Costanza, Tiziana, Salvatore e Felice Luca Orifici, suoi amatissimi figli, affido queste parole, come vostra madre affidò a me i suoi ricordi. Vorrei restituirvi almeno una parte del conforto che seppe donarmi nel mio dolore. Vi abbraccio con tutto l’affetto di una storia che lega da tanto tempo le nostre famiglie.
Che possiate ritrovarla anche in ciò che ha lasciato negli altri: in una parola custodita, in un gesto ricordato, nella gratitudine delle persone che ha aiutato a diventare se stesse. E ricevere, da ciascuna di loro, un frammento ancora sconosciuto della sua bellezza.
Anna Maria Fratantoni





