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Caronia, un anno di vite spezzate: il dolore di un paese che continua a perdere i suoi figli

Gli incidenti, le morti improvvise, l’incendio di domenica. Da febbraio a ottobre, le storie che hanno segnato la comunità e il bisogno di restare accanto alle famiglie anche quando l’attenzione della cronaca si spegne.

Tra la sera di venerdì 9 ottobre e la mattina di domenica 11, Caronia ha perso Gino Lupica e Francesco Scafidi. Il primo, 52 anni, è morto nell’incidente sull’autostrada A20, all’altezza del viadotto Vina, a Capo d’Orlando. Il secondo, 89 anni, nell’incendio della propria abitazione, nel centro storico del paese. Due tragedie in meno di quarantotto ore, arrivate in un anno già segnato da altre perdite improvvise.

In una piccola comunità, una notizia del genere percorre distanze brevissime. Il nome della vittima rimanda a una famiglia, a un incontro, a un lavoro, a una consuetudine. La persona di cui si legge era qualcuno che si poteva incrociare per strada, salutare dalla macchina, incontrare davanti a un negozio. E quando queste assenze si susseguono, il dolore delle singole famiglie entra nella vita collettiva.

Ripercorrere quanto accaduto a Caronia nel 2026 significa allora restituire spazio alle persone, con la cautela che ogni storia merita. Il 14 febbraio è morto Sebastiano Ottaviano, 57 anni, di Marina di Caronia. L’auto che guidava si schiantò contro un muro nei pressi della Statale 113. I soccorsi e i tentativi di rianimazione non riuscirono a salvarlo. Nelle prime ricostruzioni venne prospettata anche l’ipotesi di un malore, che non può essere trasformata, in assenza di ulteriori riscontri, in una spiegazione accertata dell’incidente.

Il 9 aprile, sulla stessa statale, nel territorio di Acquedolci, persero la vita Domenico Gerbino, 25 anni, e Giuseppe Criscì, 54 anni. Viaggiavano sulla stessa automobile; con loro c’era Vera, figlia di Giuseppe e fidanzata di Domenico, rimasta ferita. Una tragedia che colpì nel profondo una famiglia e coinvolse emotivamente l’intero paese.

Il 16 aprile, per i funerali, Caronia si raccolse attorno alle due bare. La veglia nella chiesa di San Biagio, il corteo, la celebrazione in piazza San Pio e il lutto cittadino diedero una forma pubblica a quel dolore. Nel resoconto pubblicato da QuadroChiaro restano i ricordi dei familiari e la lettera di Vera dall’ospedale: testimonianze che raccontano quanto una morte improvvisa interrompa anche i progetti e la quotidianità di chi sopravvive.

A luglio, le cronache hanno riferito un’altra scomparsa improvvisa: quella di Sag Zaher, cittadino olandese che aveva scelto di trasferirsi a Caronia con la moglie e i due figli. Secondo il resoconto pubblicato il 18 luglio, fu colpito da un malore nella propria abitazione. Aveva acquistato una casa nell’ambito del progetto “Life Again to Caronia”. Anche il cordoglio espresso dall’amministrazione racconta il legame che si era creato con questo nuovo abitante: una persona arrivata da lontano, con un progetto di vita nel borgo.

Il 10 agosto la morte improvvisa di Santina Miragliotta, 58 anni, assessora comunale ed ex vicesindaca, ha attraversato la vita pubblica e quella quotidiana della comunità. Era impegnata nei preparativi della Sagra del Pesce Pettine, a Marina di Caronia, quando è stata colpita da un malore. La manifestazione venne annullata. Il suo impegno comprendeva anche la Caritas, il catechismo e le attività parrocchiali: ambiti nei quali la sua presenza aveva costruito rapporti che andavano oltre il ruolo amministrativo.

Ottobre ha poi aggiunto altre due perdite. Gino Lupica viaggiava con un collega, anch’egli di Caronia, quando il mezzo è precipitato dal viadotto Vina sulla A20. Gino è morto; il collega è rimasto ferito ed è stato soccorso e trasferito in ospedale. La salma di Gino giungerà nel tardo pomeriggio di oggi presso la Chiesa Madre. I funerali si terranno domani, alle ore 16:00, nella medesima chiesa.

Due giorni dopo, l’incendio che ha ucciso Francesco Scafidi. Nel racconto raccolto da QuadroChiaro c’è il tentativo di vicini e familiari di salvarlo, sistemando materassi sotto la finestra dalla quale chiedeva aiuto. Un gesto disperato, che non è bastato. Anche per questo episodio, l’origine del rogo resta da chiarire sulla base degli accertamenti.

Sono vicende diverse, ciascuna con le proprie circostanze, ma tutte lasciano la comunità inerme e raccolta nel dolore. Alla sequenza di lutti si aggiunge una responsabilità che riguarda soprattutto il tempo successivo alla notizia.

Quando i funerali sono finiti e l’attenzione pubblica si sposta altrove, per le famiglie comincia la parte più difficile. È allora che l’assenza smette di essere un fatto da elaborare e diventa una realtà quotidiana: si avverte nelle abitudini che cambiano, nei gesti che restano senza destinatario, nel posto vuoto a tavola, negli impegni da portare avanti con un carico diverso. Ci sono scelte pratiche e decisioni importanti da affrontare, e bisogna farlo senza la persona che fino a poco prima era lì, pronta a condividerle.

È in questo tempo lungo e silenzioso che la vicinanza della comunità può fare la differenza. Non basta il cordoglio del momento: serve una presenza discreta e costante, fatta di ascolto, di aiuto concreto e di attenzione che non si esaurisca con l’eco della notizia.

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