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Inchiesta Armao, Lombardo respinge le accuse. Matta contesta le intercettazioni

Quasi tre ore di interrogatorio per il deputato Mpa. Zancla non risponde, l’ex vicepresidente della Regione prende le distanze dalla ricostruzione della Procura.

Quasi tre ore davanti alla gip di Palermo per respingere l’ipotesi di uno scambio tra un’assunzione e favori politici. Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale dell’Mpa, ha risposto alle domande della giudice e dei pubblici ministeri nell’inchiesta per corruzione che coinvolge anche Gaetano Armao. La Procura ha ribadito nei suoi confronti la richiesta di arresti domiciliari.

Al centro della contestazione c’è l’ingresso alla Samo, onlus attiva nelle cure palliative, di Domenica Spartà, consigliera comunale di Gravina di Catania. Secondo gli inquirenti, l’assunzione sarebbe stata la contropartita dell’intervento del parlamentare a sostegno degli interessi degli operatori del settore.

La difesa offre una lettura opposta. Gli avvocati Vincenzo Maiello e Maria Licata sostengono che Lombardo abbia affidato al proprio staff le richieste di personale ricevute, senza occuparsi dell’assunzione né dei successivi rinnovi. Il deputato avrebbe inoltre documentato la propria assenza alla seduta della Commissione Sanità nella quale furono discussi gli emendamenti al centro dell’indagine. Quanto alle conversazioni di Veruska Costanzo, indicata come tramite, i legali sostengono che la donna spendesse il nome del parlamentare per accreditarsi presso i responsabili delle strutture.

Diversa la scelta dell’avvocato Pierluigi Matta, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, depositando memorie e rendendo dichiarazioni spontanee. La sua difesa contesta anche la corrispondenza tra alcune trascrizioni e gli audio originali: in almeno due passaggi, sostiene, il nome «Gaetano» non sarebbe stato pronunciato. Per l’accusa, invece, compensi per consulenze legali mai effettuate avrebbero nascosto somme destinate ad Armao in cambio di favori.

Non ha risposto alle domande neppure Luigi Zancla, ex presidente della Samo. I suoi difensori contestano il quadro indiziario e le esigenze cautelari, richiamando la natura non profit dell’organizzazione e respingendo l’interpretazione dell’assunzione trimestrale come prezzo di un accordo illecito.

Armao, arrivando al Palazzo di giustizia, ha invece contestato pubblicamente la versione degli investigatori: «Dite le cose come stanno, non certo come le prospetta la Procura». Una dichiarazione resa prima dell’interrogatorio, che non anticipa l’esito del confronto davanti alla giudice.

Sullo sfondo restano le difficoltà finanziarie dell’ex vicepresidente. Secondo la ricostruzione degli atti pubblicata da MeridioNews, le intercettazioni descrivono richieste di liquidità e tentativi di concordare pagamenti rateali, anche per circa 50mila euro di spese legali legate al contenzioso con Amat. La difesa di Matta riconduce la conoscenza di questi debiti al rapporto professionale e alla lunga amicizia con Armao.

Il nodo dell’inchiesta resta la natura dei rapporti e dei pagamenti contestati: incarichi professionali e segnalazioni, secondo le difese; presunte contropartite per favori pubblici, secondo la Procura. Le richieste cautelari non equivalgono a condanne: spetta alla gip valutare gli elementi dell’accusa e quelli presentati dagli indagati.

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