L’inchiesta della Procura di Palermo che coinvolge l’assessora regionale al Turismo, Elvira Amata (Fratelli d’Italia), si è ampliata ben oltre la vicenda iniziale dell’assunzione del nipote. Gli inquirenti delineano uno scenario complesso di presunti scambi di favori, vantaggi economici e utilità dirette in cambio di sostegno istituzionale e accesso privilegiato a risorse pubbliche. Al centro delle indagini, insieme ad Amata, figurano l’imprenditrice Marcella Cannariato (moglie di Tommaso Dragotto, fondatore di Sicily by Car), il capo di gabinetto vicario prima e segretario particolare dopo dell’assessore regionale al Turismo, Pippo Martino, e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, oltre ad altri funzionari e collaboratori.
Le contestazioni: favori, affitti e contributi
Secondo la Guardia di Finanza, Marcella Cannariato avrebbe offerto ad Amata una serie di “utilità” personali in cambio di sostegno politico e istituzionale agli interessi imprenditoriali dei Dragotto. Tra i vantaggi contestati:
- Assunzione del nipote di Amata presso la società A&C Broker, gestita dalla Cannariato, per sei mesi.
- Ospitalità gratuita per almeno due mesi in due appartamenti nella zona dei cantieri navali di Palermo: uno per l’assessora, l’altro per la segretaria particolare.
- Auto e buoni carburante per un totale di 1.100 euro, utilizzati durante la campagna elettorale per le Europee del 2024.
- Contributi economici: 30.000 euro per una manifestazione della Fondazione Bellisario e 10.000 euro per un evento della Fondazione Dragotto legato alla Giornata mondiale della salute mentale.
- Gestione degli affitti: inizialmente gratuiti, poi “regolarizzati” solo dopo timori di esposizione mediatica, con un contratto registrato all’Agenzia delle Entrate a 750 euro mensili, ma con pagamenti effettivi inferiori secondo gli inquirenti.
Intercettazioni e rapporti confidenziali
Le intercettazioni agli atti dell’indagine mostrano un rapporto confidenziale tra Amata e Cannariato, con scambi di battute che sottolineano la reciprocità dei favori. In una conversazione del 16 febbraio 2024, la Cannariato afferma: «Lei di no non me lo può dire, perché la scanno viva», riferendosi all’assessora. In un’altra intercettazione, la Cannariato ironizza sui vantaggi ottenuti da Amata per l’assunzione del nipote e l’alloggio.
Il ruolo di Giuseppe Martino
Secondo le risultanze investigative del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, Martino sarebbe stato parte attiva in un sistema strutturato di scambi di favori e ritorni economici, con un ruolo di cerniera tra gli interessi dei coniugi Dragotto e le leve decisionali dell’assessorato.
L’avvocato mistrettese risulta indagato per corruzione e falsificazione di fatture. Le indagini sostengono che l’ex capo di gabinetto abbia ricevuto 18.000 euro tra l’11 aprile e il 6 settembre 2024, sotto forma di compensi per presunte consulenze, fatturate da una ditta intestata a sua figlia.
Tali consulenze – secondo la Guardia di Finanza – sarebbero state fittizie, utilizzate in realtà per mascherare un flusso di denaro finalizzato a ottenere il supporto amministrativo di Martino in favore dei Dragotto, influenzando le decisioni dell’assessorato in merito a eventi, sponsorizzazioni e progetti legati al settore turistico. Gli investigatori parlano chiaramente di “asservimento stabile della funzione pubblica” da parte sia di Amata che di Martino: entrambi avrebbero, secondo l’accusa, piegato il proprio ruolo istituzionale agli interessi privati della coppia imprenditoriale, favorendone le richieste e promuovendone le iniziative attraverso canali ufficiali.
A rafforzare la ricostruzione dell’accusa ci sono intercettazioni ambientali e telefoniche, da cui emerge il tono diretto e determinato della Cannariato, che si sentiva evidentemente in una posizione di potere contrattuale. Martino, pur non essendo protagonista delle conversazioni più eclatanti, avrebbe avallato e facilitato le dinamiche illecite dietro le quinte.
Pippo Martino si è dimesso dall’incarico di capo di gabinetto vicario poco dopo l’emersione dell’inchiesta. Lasciando il suo incarico, Martino, con cui noi di “Quadro chiaro” abbiamo avuto modo di interloquire, intende tutelare la credibilità dell’assessorato e permettere alle istituzioni di proseguire il loro lavoro senza il rischio di condizionamenti interni o la percezione di interferenze. In presenza di accuse che riguardano conflitti di interesse e uso improprio di fondi pubblici, la sua permanenza avrebbe – secondo lo stesso – potuto compromettere la serenità e l’efficacia dell’azione amministrativa.
Le reazioni e il futuro giudiziario
Elvira Amata ha dichiarato la propria estraneità ai fatti e la volontà di chiarire la sua posizione davanti ai magistrati. Anche la difesa di Marcella Cannariato si dice fiduciosa di poter dimostrare l’estraneità alle contestazioni. Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, la Procura si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per Amata e gli altri indagati. La vicenda scuote i vertici della Regione Siciliana, sollevando interrogativi sui rapporti tra politica, affari e gestione delle risorse pubbliche




