spot_img
spot_img

Dieci posti letto, zero ricoveri: il paradosso dell’ortopedia al Barone Romeo di Patti

C’è un’immagine che più di ogni altra racconta lo stato della sanità pubblica in Sicilia: dieci posti letto nuovi di zecca, un reparto completo dal punto di vista strutturale, un primario regolarmente nominato e pagato per svolgere tale funzione. Eppure, nessun paziente. Un reparto che esiste solo sulla carta.

È quanto denunciato dal deputato regionale Ismaele La Vardera nel corso di un sopralluogo all’ospedale “Barone Romeo” di Patti, struttura recentemente finita sulle cronache nazionali per un’eccellenza vera e riconosciuta: l’Unità Operativa di Emodinamica, premiata come la migliore in Italia per la tempestività nel trattamento dell’infarto miocardico. Un’isola di efficienza in un mare di contraddizioni.

Nel mirino di La Vardera è finito però il reparto di ortopedia, formalmente attivo ma sostanzialmente inutilizzabile. Dei quattro medici assegnati, ben tre usufruiscono delle tutele previste dalla legge 104 e sono esonerati dai turni notturni. Risultato: impossibilità di garantire continuità assistenziale, ricoveri ordinari o alcune specifiche emergenze. Il reparto – denuncia pubblicamente La Vardera – non funziona, se non per qualche intervento ambulatoriale di minima entità.

Una situazione che il deputato non esita a definire grottesca, attaccando frontalmente il direttore generale dell’ASP di Messina, Giuseppe Cuccì, reo – secondo La Vardera – di aver nominato un primario il 10 giugno 2025 più per alimentare un comunicato stampa che per rispondere a un reale bisogno sanitario del territorio.

“Abbiamo un primario pagato senza che possa fare il primario. Dieci posti letto inutilizzabili. Un reparto vuoto. È l’ennesimo paradosso di un sistema fallimentare fatto di annunci spot sulla pelle dei siciliani”, ha dichiarato La Vardera, promettendo sopralluoghi in tutti gli ospedali dell’Isola e una pioggia di atti parlamentari.

Ospedale di base e DEA di primo livello: cosa cambia davvero

La questione è tutt’altro che marginale, perché il “Barone Romeo” di Patti non è un semplice presidio periferico. Attualmente classificato come ospedale di base, è destinato – almeno sulla carta – a diventare DEA di primo livello. Una differenza che non è solo nominale.

Un ospedale di base garantisce i servizi essenziali: pronto soccorso per codici minori, alcuni reparti fondamentali (medicina, chirurgia generale), diagnostica di base e un numero limitato di specialità. È pensato per rispondere ai bisogni sanitari ordinari di un bacino relativamente ristretto. Un DEA di primo livello, invece, ha un ruolo ben più strategico. Deve assicurare un Pronto Soccorso in grado di gestire urgenze ed emergenze complesse; l’Osservazione Breve Intensiva (OBI); la Rianimazione; servizi diagnostici avanzati h24; reparti specialistici pienamente operativi, tra cui ortopedia, in grado di gestire traumi e patologie acute.

Parliamo di strutture che servono bacini di utenza tra i 150.000 e i 300.000 abitanti e che fungono da “spoke”, cioè da primo snodo fondamentale prima dell’eventuale trasferimento verso i DEA di secondo livello (hub). Alla luce di questo, un reparto di ortopedia fantasma non è una semplice inefficienza: è una falla strutturale che mette in discussione l’intera credibilità del percorso di promozione a DEA.

Il nodo irrisolto del pubblico e il sospetto del privato

Sul fondo resta una domanda inquietante, che nei territori circola sempre più insistentemente: un reparto così, pronto ma inutilizzato, è destinato prima o poi a essere ceduto in convenzione al privato?

Il copione è noto. Il pubblico investe in strutture, posti letto, tecnologie. Poi dichiara di non riuscire a reperire il personale necessario. A quel punto entra in scena il privato convenzionato, che “magicamente” i medici li trova, li assume e riceve risorse pubbliche per gestire ciò che lo Stato non è stato capace – o non ha voluto – far funzionare. Una questione che ormai conosciamo bene. Un tema politico e sistemico: il rapporto opaco tra sanità pubblica e sanità privata, il ruolo della politica che decide davvero, la programmazione del personale, l’uso distorto delle nomine dirigenziali.

Un sistema che tradisce i territori

Il caso di Patti racconta una sanità fatta di eccellenze isolate e di fallimenti strutturali, di reparti vetrina e di servizi negati, di cittadini costretti a spostarsi per cure che, teoricamente, dovrebbero essere garantite sotto casa. Finché si continuerà a confondere la sanità con la propaganda, le inaugurazioni con l’assistenza reale, le nomine con i servizi, il risultato sarà sempre lo stesso: ospedali che esistono nei comunicati stampa ma non nella vita delle persone.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles