Dopo le critiche di Bernadette Grasso, Mario Cicero difende il punteggio aggiuntivo riconosciuto alle Madonie. Il confronto riporta al centro una questione: come garantire alle aziende possibilità di sostegno proporzionate ai rischi e ai danni.
La denuncia di Bernadette Grasso sui criteri del bando regionale contro i danni della fauna selvatica apre un confronto tra Madonie e Nebrodi. Dopo la richiesta della deputata di rivedere una distribuzione dei punteggi ritenuta penalizzante per le aziende nebroidee, interviene Mario Cicero, presidente del Gal Isc Madonie e sindaco di Castelbuono, che difende la premialità assegnata al comprensorio madonita. Due posizioni diverse su come distribuire risorse destinate ad affrontare un problema che interessa entrambi i territori.
«La quantità di cinghiali e daini presenti sul nostro territorio non ha eguali in nessun’altra parte della Sicilia», sostiene Cicero. Una valutazione con cui il presidente del Gal giustifica i 35 punti riconosciuti agli interventi nel Madonie Unesco Global Geopark. A sostegno della sua posizione richiama la pressione degli ungulati, la richiesta dello stato di emergenza avanzata dall’Ente Parco e i piani di gestione già predisposti per cinghiali e daini.
La preoccupazione delle Madonie merita attenzione. Cicero descrive una situazione che coinvolge coltivazioni, allevamenti, biodiversità e sicurezza dei cittadini. La questione sollevata da Grasso riguarda però il rapporto tra questa emergenza e quelle vissute dalle aziende degli altri comprensori: quanto deve pesare la collocazione geografica rispetto all’effettiva necessità di protezione? È su questo punto che la deputata ha chiesto all’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino, un riesame dei criteri, come riportato da QuadroChiaro.
Il bando SRD04, Azione 1, mette a disposizione quattro milioni di euro e finanzia il 100% delle spese ammissibili per interventi di prevenzione, tra cui recinzioni e sistemi dissuasori. La misura si applica all’intero territorio siciliano e persegue anche obiettivi di tutela ambientale e convivenza tra attività agricole e fauna selvatica.
La tabella di selezione assegna 35 punti alla localizzazione nel Geoparco delle Madonie e 10 alla storicità dei danni, documentabile attraverso verbali di accertamento o richieste di indennizzo relative agli ultimi tre anni. Altri 15 punti riguardano le superfici nelle aree tutelate indicate dai criteri. A parità delle altre condizioni, dunque, la collocazione nell’area madonita premiata determina un vantaggio di 35 punti. È un elemento capace di incidere sensibilmente sulla competizione tra i progetti.
La difesa di Cicero spiega le ragioni per cui le Madonie chiedono sostegno. Rimane da chiarire se quelle ragioni giustifichino un vantaggio di questa entità rispetto ad aziende che, nei Nebrodi o altrove, possono trovarsi altrettanto esposte. Madonie e Nebrodi sono territori confinanti e condividono criticità legate alla presenza degli animali e ai danni alle attività agricole.
Per stabilire quanto differisca il numero degli animali nei due territori servono però censimenti aggiornati e confrontabili, riferiti alle stesse specie e rapportati alle superfici. Le dichiarazioni di Cicero riportate nel confronto non presentano questi elementi. Non è quindi possibile considerare dimostrato un divario numerico tale da giustificare, da solo, la distanza nei punteggi, così come la vicinanza geografica non basta a provare che le popolazioni animali siano equivalenti.
Per le aziende, inoltre, il numero complessivo degli esemplari presenti in un comprensorio racconta soltanto una parte del problema. Contano la frequenza delle incursioni, la concentrazione degli animali vicino ai terreni coltivati, la vulnerabilità delle produzioni e la possibilità concreta di proteggerle. Anche in un territorio con meno ungulati, una singola impresa può subire perdite gravissime.
È qui che la richiesta di pari opportunità acquista un significato preciso: aziende con rischi e necessità comparabili dovrebbero poter concorrere al sostegno sulla base di criteri comparabili. Eventuali priorità territoriali dovrebbero essere motivate da dati verificabili e avere un peso proporzionato. Il riconoscimento del valore ambientale delle Madonie può trovare spazio nella selezione; resta da spiegare come quel valore venga bilanciato con la vulnerabilità delle imprese degli altri territori.
Lo stesso Cicero riconosce che le risorse iniziali sono insufficienti e che le recinzioni rappresentano una risposta parziale. «Non è possibile recintare integralmente il territorio», osserva, proponendo interventi coordinati di contenimento con cacciatori volontari e selecontrollori sotto la vigilanza del Corpo Forestale. Richiama inoltre la necessità di sostenere i cittadini danneggiati che non possono accedere al bando agricolo e propone una filiera locale per la lavorazione delle carni, indicando nella prospettiva di un impianto a Valledolmo e nell’utilizzo dei macelli esistenti possibili strumenti di gestione.
Sono proposte che possono alimentare un confronto utile anche oltre le Madonie. La gestione della fauna richiede collaborazione tra territori vicini, mentre una competizione sulle risorse rischia di dividere comunità che avrebbero interesse a presentare richieste comuni.
Alla Regione spetta adesso dare una risposta sul merito: spiegare il peso della premialità territoriale, verificare l’equilibrio della selezione e valutare risorse adeguate alle necessità rilevate. Aumentare il fondo potrebbe ampliare il numero dei beneficiari; rendere proporzionati i criteri serve a garantire che le opportunità siano distribuite equamente.
Un raccolto distrutto nei Nebrodi non vale meno di un raccolto distrutto sulle Madonie. La capacità di prevenirne la perdita dovrebbe essere il terreno sul quale avvicinare i due comprensori.





