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Il risveglio silenzioso: i giovani e il ritorno alla partecipazione civile

Al referendum svoltosi domenica 22 e lunedì 23 marzo ha votato un numero significativo di cittadini tra i 18 e i 34 anni. A documentarlo è anche un sondaggio di Opinio, realizzato per la Rai.

Molti giovani che, con il loro voto, hanno inciso in modo rilevante sul risultato finale del referendum sulla riforma della giustizia promossa dal governo Meloni.

Si tratta di un elettorato in parte nuovo, spesso definito “anti-partitico”: giovani che non avevano partecipato né alle ultime elezioni politiche né alle europee, disillusi da una classe politica percepita come litigiosa e inefficiente, ma che questa volta hanno scelto di esserci.

Molti di loro, con la generosità che li contraddistingue, hanno anche supportato genitori, zii e nonni — i cosiddetti boomer — aiutandoli a informarsi e a comprendere i contenuti del referendum. Come spesso accade, quando c’è bisogno, i giovani rispondono.

Si sono documentati, hanno studiato, hanno letto la proposta di riforma. E in tanti hanno deciso di votare con l’intento di salvaguardare la Costituzione.

Proprio loro, che a scuola, quando si parla del sacrificio di uomini, donne e ragazzi che hanno combattuto il nazifascismo aderendo alla Resistenza, sembrano talvolta distratti o disinteressati. E invece no.

Eccoli qui: capaci di rompere il muro dell’indifferenza politica che li ha caratterizzati negli ultimi anni, dimostrando di sapersi sottrarre al “pensiero unico” di una società spesso attraversata da conformismo e da una profonda crisi di valori.

Mi piace pensare che anche la scuola abbia avuto un ruolo in questo risveglio. Che l’impegno quotidiano di insegnanti consapevoli della propria funzione educativa abbia contribuito a coltivare nei giovani il senso della partecipazione, l’amore per la Costituzione, la capacità di leggerla, discuterla e farla propria.

Non solo come un insieme di principi da tutelare e tramandare, ma come una fonte viva di significato, capace di offrire le ragioni per vivere e per immaginare una società più giusta.

I giovani, dunque, con il loro voto hanno fatto la differenza.

Al di là delle opinioni personali sull’esito del referendum, questo rappresenta un segnale positivo: forse lo scetticismo politico delle nuove generazioni sta lasciando spazio a una rinnovata e sana voglia di partecipazione civile.

È tempo che la parte migliore della società faccia sentire la propria voce e contribuisca attivamente alla vita politica.

Questo è il mio pensiero felice, in una primavera che tarda ad arrivare.

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