Amare un paese significa anche interrogarsi sulle scelte che ne accompagnano la vita. Soprattutto d’estate, quando i ritorni riempiono le case e le piazze, le feste diventano un’occasione per ritrovarsi e per mostrare ai visitatori qualcosa della propria identità. Ma che cosa resta quando le luci si spengono?
Da questa domanda prende le mosse la lettera di una nostra lettrice, Marisa Toscano, che affida alla rubrica «Caro direttore» una riflessione sull’Estate Amastratina, sul valore delle tradizioni e sulle possibilità culturali di Mistretta. Considerazioni personali che pubblichiamo come contributo a un confronto aperto: come rendere i momenti di festa occasioni capaci di lasciare un beneficio duraturo alla comunità e alle sue attività? Uno spunto sul quale possono incontrarsi sensibilità diverse, accomunate dall’interesse per il futuro del paese.
La nostra splendida Mistretta: la bellezza oltre il rumore
Amo Mistretta, e non è un mistero. Devo tanto a questa comunità, che negli anni ha saputo formare generazioni di giovani colti grazie ai suoi storici licei e alle sue scuole. Io stessa ho avuto la fortuna di poter rimanere e costruire qui il mio percorso, anche grazie a strumenti che un tempo valorizzavano i giovani sul territorio.
Oggi le cose sono cambiate: lo spopolamento e un certo disinteresse delle istituzioni verso i paesi di montagna sono sotto gli occhi di tutti. Proprio per questo, quando arriva l’Estate Amastratina — momento magico in cui le famiglie ritornano e il paese si rianima — mi chiedo se non dovremmo curare le nostre tradizioni con un pizzico di attenzione in più.
Senza voler fare la solita “guastafeste” (sia chiaro, non è mia intenzione fare la morale a nessuno!), mi chiedo se alcune scelte siano davvero le più adatte per valorizzare la nostra cittadina e i suoi commercianti:
I fuochi d’artificio: Bellissimi, per carità, ma a fronte di costi importanti, valgono davvero lo spavento di anziani, bambini e dei nostri amici a quattro zampe?
Passeggiate a cavallo: Affascinanti, ma forse un po’ invasive quando vengono organizzate proprio in mezzo alla folla del passeggio.
Feste e processioni: È bello vedere le statue uscire dalle nicchie e la gente per strada, ma l’evento in sé lascia un impatto positivo a lungo termine per il commercio locale?
Non si tratta di volere solo presentazioni di libri — capisco bene che ci voglia allegria e varietà! — ma di ricordarci di cosa siamo stati capaci di fare. Ricordate gli anni in cui Mistretta ospitò i Giganti provenienti da altri paesi europei? C’era bellezza, c’era festa, c’era un’energia culturale internazionale che riempiva le strade di gioia vera e richiamava visitatori da fuori.
Perché abbiamo messo da parte eventi di quell’ampiezza a favore di manifestazioni più rumorose che spesso lasciano il tempo che trovano?
Mistretta merita di essere valorizzata per la sua identità elegante e colta. La mia vuole essere solo una riflessione a voce alta, da cittadina che ama il proprio paese e sogna per lui un’estate che porti reale valore, sorrisi e bellezza per tutti.
Un caro saluto a tutti voi (e viva Mistretta, sempre!).




