Si è riunito questa mattina alle 11 il Consiglio comunale di Mistretta, convocato in seduta pubblica straordinaria per procedere alla surroga del consigliere dimissionario Pippo Testa, recentemente nominato assessore nella Giunta guidata dal sindaco Sebastiano “Tatà” Sanzarello. Un passaggio obbligato dopo le dimissioni di Testa e che avrebbe dovuto portare all’ingresso in Consiglio di Iana Maniaci, prima dei non eletti della lista nella quale si era candidata nel 2022 a sostegno di Sanzarello.
All’ordine del giorno erano stati inseriti quattro punti consequenziali: la surroga del consigliere dimissionario, la verifica delle condizioni di eleggibilità e candidabilità con la convalida del consigliere subentrante, il giuramento e, infine, la verifica di eventuali situazioni di incompatibilità. Maniaci, però, questa mattina non si è presentata.
Il Consiglio ha proceduto agli adempimenti di propria competenza, ma l’assenza della diretta interessata ha inevitabilmente impedito che venisse prestato il giuramento. Un’assenza che, soprattutto alla luce di quanto accaduto politicamente negli ultimi anni, non poteva essere considerata un semplice contrattempo. QuadroChiaro ha contattato Iana Maniaci per comprenderne le ragioni. E la risposta chiarisce che dietro la mancata presenza in aula c’è una scelta consapevole e, soprattutto, una valutazione politica maturata nel corso della consiliatura.
Dai 261 voti del 2022 all’assenza di oggi
Maniaci non era stata una candidata marginale. Alle amministrative del 2022 aveva sostenuto il progetto di Sanzarello raccogliendo 261 preferenze, rimanendo fuori dal Consiglio comunale per appena sette voti. Oggi, quasi al termine della consiliatura, la rinuncia di Testa al seggio consiliare ha fatto scorrere la graduatoria elettorale riportando il suo nome al centro della scena. Ma nel frattempo, sostiene Maniaci, molto è cambiato.
Non contesta il risultato delle urne di quattro anni fa né rivendica un posto che allora non aveva conquistato. Il punto che pone è un altro: dopo avere contribuito alla campagna elettorale e raccolto un significativo consenso personale, racconta di essere stata progressivamente esclusa dalla vita del gruppo nel quale aveva creduto. Ed è proprio questa distanza maturata negli anni a spiegare la decisione di oggi.
Maniaci: «Sono stata progressivamente messa da parte»
A QuadroChiaro Iana Maniaci affida una dichiarazione che riportiamo integralmente:
«La mia assenza dal Consiglio comunale non è stata casuale e neppure dettata da disinteresse. È una scelta maturata dopo un percorso che, credo, meriti di essere raccontato con chiarezza.
Nel 2022 ho creduto nel progetto politico di Tatà Sanzarello, l’ho sostenuto e ho partecipato con convinzione alla campagna elettorale. 261 cittadini hanno scelto di scrivere il mio nome sulla scheda: un risultato importante, che mi lasciò fuori dal Consiglio comunale per appena sette voti. Quei consensi rappresentavano per me non soltanto un risultato personale, ma soprattutto la responsabilità di continuare a dare un contributo al progetto nel quale avevo creduto.
Dopo le elezioni, però, le cose sono andate diversamente. Nonostante la disponibilità che avevo manifestato e il consenso ricevuto, sono stata progressivamente messa da parte. Nessuno ha più ritenuto necessario coinvolgere quella candidata che aveva lavorato per il gruppo, contribuito alla campagna elettorale e raccolto la fiducia di 261 mistrettesi.
Oggi, a pochi mesi dalla conclusione della consiliatura, mi viene chiesto di rientrare dalla porta del Consiglio comunale in un gruppo nel quale, nel frattempo, non mi riconosco più. Credo che la politica debba essere innanzitutto coerenza. Non avrebbe molto senso accettare oggi un ruolo soltanto perché una casella si è improvvisamente liberata, facendo finta che questi anni non siano trascorsi e che nulla sia accaduto.
Non c’è risentimento personale e non intendo alimentare polemiche. C’è però una considerazione politica che rivendico: le persone non possono diventare utili soltanto quando serve occupare un posto rimasto vacante. I rapporti politici, come quelli umani, si costruiscono nel tempo, attraverso il confronto, il coinvolgimento e il rispetto reciproco.
Sono grata ai 261 cittadini che allora mi diedero fiducia e proprio per rispetto nei loro confronti non considero un seggio consiliare un riconoscimento tardivo né un premio da accettare a prescindere. Un incarico istituzionale ha senso quando esistono ancora le condizioni politiche e personali per esercitarlo con convinzione.
Quattro anni fa ero pronta a dare il mio contributo e avrei voluto farlo. Oggi quella disponibilità non può essere data per scontata soltanto perché, alla fine della consiliatura, è arrivato il mio turno. La politica ha i suoi tempi. Ma anche le persone hanno memoria».
Un’assenza che assume un significato politico
La dichiarazione sposta inevitabilmente la vicenda oltre gli aspetti procedurali della surroga. Il dato politico non è tanto che Maniaci nel 2022 sia rimasta fuori dal Consiglio per sette voti: quello fu semplicemente il risultato delle urne. Il passaggio politicamente più significativo riguarda ciò che, secondo il suo racconto, è avvenuto dopo.
Una candidata capace di raccogliere 261 preferenze sostiene di avere manifestato la volontà di continuare a dare il proprio contributo e, nonostante questo, di essere stata lasciata ai margini del gruppo che aveva contribuito a portare al governo della città.
Quasi quattro anni dopo, il meccanismo della surroga le consegna quel seggio che nel 2022 aveva soltanto sfiorato. Ma lo fa quando, nelle parole della stessa Maniaci, il legame politico con quel progetto si è ormai consumato. Ed è forse questa la chiave di lettura più interessante della vicenda: il diritto al subentro deriva dai voti ottenuti allora, ma la disponibilità ad assumere oggi quel ruolo non può essere considerata altrettanto automatica.
Cosa succede adesso
Dal punto di vista amministrativo, tuttavia, l’assenza di oggi non equivale automaticamente a una rinuncia formale al seggio. La disciplina degli enti locali siciliani distingue infatti l’assenza dal rifiuto di prestare giuramento. Il consigliere subentrante assente può essere chiamato a giurare nella successiva seduta e, fino al giuramento, non viene immesso nell’esercizio delle proprie funzioni.
La situazione, dunque, rimane formalmente aperta. Le parole affidate a QuadroChiaro esprimono una posizione politica molto chiara; altra cosa sono gli effetti amministrativi, che dipenderanno dagli atti formali che seguiranno e dal comportamento che Maniaci assumerà in occasione della prossima convocazione.
Se si presenterà e presterà giuramento, potrà esercitare le funzioni consiliari. Se invece manifesterà formalmente la volontà di non assumere l’incarico o rifiuterà di giurare, dovrà essere completato il procedimento previsto dall’ordinamento, con le conseguenze sulla successiva attribuzione del seggio.
Per adesso resta un dato politico difficilmente equivocabile: nel 2022 Iana Maniaci avrebbe voluto entrare in Consiglio e sette voti glielo impedirono. Nel 2026 quel seggio è arrivato, ma nel frattempo sono venute meno, secondo la sua stessa ricostruzione, le condizioni politiche che l’avevano portata a candidarsi. E alla fine tutta la vicenda sembra racchiusa nelle sue ultime nove parole: «La politica ha i suoi tempi. Ma anche le persone hanno memoria».




