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Nebrodi, veterinari e allevatori sotto accusa: la replica Rai che confonde inchieste e verità giudiziaria

La replica di “La Sagra Famiglia”, andata in onda su Rai Tre lo scorso 20 dicembre, all’interno del programma Indovina chi viene a cena condotto da Sabrina Giannini, ha riacceso i riflettori su una puntata del 2018 che affrontava il tema della sicurezza alimentare, delle sagre, dei controlli sanitari e delle presunte criticità negli allevamenti, in particolare nell’area dei Nebrodi.

Ma la ri-trasmissione non è stata una semplice riproposizione di un’inchiesta d’archivio. Al termine del servizio, la conduttrice ha scelto di attualizzare i contenuti, proponendo una sintesi “aggiornata” che, invece di chiarire, ha generato confusione, sovrapposizioni improprie e un messaggio fuorviante per il telespettatore.

La frase chiave che cambia il senso del servizio

«Alcuni allevatori che avete visto nel servizio sono stati coinvolti nell’inchiesta chiamata Operazione Nebrodi», afferma Sabrina Giannini. Una frase che, inserita senza contesto, crea un collegamento diretto e ingannevole tra il servizio del 2018 sulla sicurezza alimentare, l’Operazione Nebrodi e le successive condanne giudiziarie. Un collegamento falso.

Operazione Nebrodi: di cosa si occupava davvero

L’Operazione Nebrodi, scattata il 15 gennaio 2020, è stata una vasta inchiesta antimafia che nulla aveva a che vedere con la sicurezza alimentare, la sanità veterinaria o la salubrità dei prodotti. L’indagine ha smascherato un sistema di indebita percezione dei fondi europei AGEA, basato su falsi titoli di possesso dei terreni, truffe documentali, intestazioni fittizie.

Nel corso del procedimento non è stato riconosciuto il reato di associazione mafiosa per le cosiddette “nuove famiglie” di Tortorici, nonostante la richiesta della Procura; il procedimento si è configurato, nei fatti, come una maxi truffa ai fondi europei, che ha coinvolto anche soggetti mafiosi, condannati per i reati specificamente provati; nessun capo d’imputazione riguardava la sicurezza alimentare, la presenza di animali malati o i controlli sanitari. Sovrapporre Operazione Nebrodi alla narrazione di “La Sagra Famiglia” significa alterare la realtà dei fatti giudiziari.

“Animali malati non denunciati”: un’altra forzatura

La Giannini prosegue: «Gli animali malati non venivano denunciati, con i capi malati non avrebbero percepito i contributi AGEA, ecco la truffa». Anche questa affermazione non riguarda l’Operazione Nebrodi. Qui si fa invece riferimento – senza dirlo – a un’altra indagine: l’Operazione Gamma Interferon.

Gamma Interferon: la vera inchiesta sulla sicurezza alimentare

L’Operazione Gamma Interferon nasce nel 2014 e si sviluppa nel 2016, concentrandosi su macellazione clandestina, furti di bestiame, commercio di carne non tracciata, presunte omissioni nei controlli sanitari. Un’inchiesta complessa, che coinvolge allevatori, macellai, veterinari dell’ASP di Sant’Agata di Militello. Secondo l’accusa, i veterinari avrebbero falsificato controlli sanitari, favorendo la “regolarizzazione” di animali malati anche per ottenere contributi pubblici.

Il processo e il crollo dell’impianto accusatorio

Quello che il servizio Rai omette completamente è l’esito giudiziario. Ossia che tutto è finito in una bolla di sapone. Il Tribunale di Patti, con sentenza del 19 luglio 2023, ha assolto la stragrande maggioranza degli imputati, dichiarato prescritti 103 capi d’imputazione su 127, assolto tutti i veterinari ASP, escluso l’associazione a delinquere. L’elemento decisivo che è emerso in sede processuale e che gli accertamenti disposti dal Tribunale hanno dimostrato, è che il test Gamma Interferone può dare falsi positivi, come confermato dall’IZS Sicilia. Alla prova ufficiale IDT, diversi animali risultati “malati” secondo il Gamma Interferone erano in realtà sani.

Gli ultimi sviluppi: una sola condanna definitiva

Nel novembre 2024 e poi definitivamente nel 2025, la Corte di Cassazione ha messo la parola fine una sola condanna definitiva (Salvatore Biagio Borgia, 3 anni), annullate o prescritte le altre, confermate le assoluzioni. L’inchiesta Gamma Interferon, nei fatti, è stata ridimensionata dalla stessa magistratura.

Il problema: informazione parziale e danno al territorio

Ritrasmettere “La Sagra Famiglia” senza distinguere chiaramente Operazione Nebrodi da Gamma Interferon, spiegare l’esito dei processi, rettificare le accuse cadute in tribunale e continuare ad affermare pretestuosamente, a fine servizio, che “quando i controlli li facevano i veterinari dell’ASP gli animali risultavano sani e quando li faceva il commissariato di polizia d Sant’Agata risultavano malati”, dopo l’esito di un processo, significa continuare a gettare ombre, mettere in cattiva luce allevatori e veterinari, molti dei quali assolti, e offrire al pubblico una narrazione incompleta e distorta. Il risultato è l’ennesima cattiva e gratuita pubblicità ai Nebrodi, un territorio già segnato da anni di stereotipi mediatici, nonostante assoluzioni, archiviazioni, sentenze definitive.

Il dovere del servizio pubblico

Un programma di inchiesta ha il diritto di indagare. Ma il servizio pubblico ha anche il dovere di aggiornare, contestualizzare, rispettare la verità giudiziaria. Mescolare capre e cavoli, come in questo caso, non è giornalismo d’inchiesta: è semplificazione narrativa che danneggia persone e territori.

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