Il sopralluogo del 7 settembre rileva locali maltenuti, scarsa aerazione e cattivi odori. Dopo anni di segnalazioni e interventi tampone, l’amministrazione deve spiegare perché una necessità prevedibile continui a diventare un’emergenza.
Diciannove bare in attesa di un loculo. Quindici nell’obitorio, tre nella cappella, una nella camera mortuaria. È il conto che l’Asp di Messina ha fatto il 7 settembre nel cimitero di Sant’Agata di Militello. Il conto politico, adesso, deve farlo l’amministrazione comunale.
Nel verbale indirizzato al sindaco, i dirigenti medici Gabriella Corona e Vincenzo Merlina descrivono locali di deposito maltenuti e scarsamente aerati. All’interno e nelle vicinanze risultavano facilmente avvertibili cattivi odori provenienti da alcune salme in decomposizione. L’Asp richiama la cronica carenza di loculi e chiede di ripristinare igiene e decoro «con la massima urgenza».
Sono rilievi precisi, riferiti alle condizioni riscontrate durante l’ispezione. Non dimostrano un pericolo sanitario generalizzato, ma documentano una situazione che richiede interventi immediati. E rendono ancora più pesante una domanda: perché, dopo tutto quello che è stato segnalato e scritto, si è arrivati nuovamente a questo punto?
Il sopralluogo segue le segnalazioni acquisite dall’Asp il 2 settembre. Pochi giorni prima, il 31 agosto, QuadroChiaro aveva raccontato l’iniziativa di circa cento cittadini che si erano rivolti a Prefettura, Azienda sanitaria e Guardia di Finanza. Nella loro denuncia si parlava di feretri in deposito da mesi: uno, secondo i firmatari, dal giugno 2025, altri dai primi mesi del 2026. I tempi di quelle singole attese restano da verificare; la presenza delle bare e le condizioni dei depositi hanno adesso un riscontro sanitario. La segnalazione raccontata da QuadroChiaro.
Il Comune, però, conosceva già il problema. Il 19 agosto il sindaco Bruno Mancuso aveva disposto quindici estumulazioni per recuperare loculi da destinare prioritariamente alle salme custodite nei locali temporanei. Meno di tre settimane dopo, i medici ne hanno contate diciannove ancora in attesa di tumulazione definitiva. Il verbale non chiarisce se quelle operazioni fossero state completate: spetta all’amministrazione dire quanti posti abbia recuperato, quante sepolture abbia consentito e quanti feretri attendano tuttora una sistemazione.
Per intervenire nell’immediato, l’Asp suggerisce la tumulazione provvisoria in loculi di transito oppure in cappelle private e tombe di famiglia, con il consenso formale dei concessionari. Una strada da valutare e attivare concretamente, mentre si affronta la carenza strutturale. Perché spostare l’attesa da un locale all’altro non può essere la misura dell’efficienza di un servizio cimiteriale.
Anche sul fronte delle nuove costruzioni esiste un precedente preciso. Il 21 agosto 2025 il Comune annunciava la consegna definitiva di 84 loculi realizzati in autofinanziamento. Nello stesso avviso segnalava salme nella sala mortuaria e nella cappella e richiamava la necessità di procedere rapidamente alle tumulazioni a causa delle temperature estive. Il problema, dunque, era conosciuto anche nelle sue conseguenze.
Era il periodo dell’assessore Domenico Barbuzza, le cui rassicurazioni furono riportate da QuadroChiaro prima che il giornale tornasse, nel settembre 2025, a documentare le criticità del camposanto. Quegli interventi avevano risolto momentaneamente il problema. Avevano però dimostrato che nuovi loculi si potevano realizzare. Perché non si è riusciti a dare continuità a una risposta commisurata al fabbisogno?
Su questo pesa anche il lungo confronto sul project financing per l’ampliamento e la gestione del cimitero, ad una impresa locale che tutti in città dicono essere vicina all’amministrazione Mancuso. Discutere investimenti, concessioni e ruolo dei privati è necessario. Altrettanto necessario è spiegare come garantire le sepolture durante quel percorso. Il futuro del cimitero non può diventare la sala d’attesa dei morti di oggi. La ricostruzione sul project financing.
L’amministrazione renda quindi pubblici gli interventi eseguiti dopo l’ispezione, i posti effettivamente disponibili e i tempi per quelli nuovi. Se esistono ostacoli tecnici o finanziari, li documenti. Le famiglie devono sapere quando finirà l’attesa, senza essere costrette a inseguire uffici, raccogliere firme e chiedere l’intervento dell’autorità sanitaria.
È qui che si misura la responsabilità politica. La disponibilità di sepolture è un bisogno da programmare. Quando la carenza si ripete, anno dopo anno, chiamarla emergenza diventa una spiegazione sempre meno credibile.
Alla data del sopralluogo, diciannove persone aspettavano ancora una tumulazione definitiva. Dietro ciascuna bara c’è una famiglia alla quale si deve una risposta. Per un’amministrazione, dover essere sollecitata dall’Asp a restituire igiene e decoro al cimitero è già una sconfitta. La dignità dei defunti dovrebbe precedere il verbale, non arrivare dopo.




