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Sant’Agata, ancora sigilli al cimitero: sequestrata un’altra area, accertamenti su presunti abusi edilizi

La Guardia di Finanza interviene su opere per le quali, secondo le informazioni raccolte da QC, erano state rilasciate autorizzazioni comunali. Il camposanto è già sotto la lente della Procura di Patti: i precedenti sequestri di gennaio e giugno.

Ancora un’area sotto sequestro nel cimitero comunale di Sant’Agata di Militello. I militari della locale Tenenza della Guardia di Finanza sono intervenuti su una porzione del camposanto interessata da lavori, aggiungendo un nuovo interessante episodio alla serie di accertamenti che negli ultimi mesi ha portato più volte le Fiamme gialle all’interno della struttura.

Autorizzazioni comunali e opere contestate

Secondo le informazioni in possesso di QuadroChiaro, per gli interventi nell’area erano state rilasciate autorizzazioni da parte dell’ufficio comunale competente. Nel corso dei controlli sulla realizzazione delle opere, tuttavia, i finanzieri avrebbero riscontrato lavori in muratura ritenuti abusivi e ravvisato possibili altri illeciti sui quali sono in corso approfondimenti.

È questo il punto che richiede chiarezza: che cosa era stato autorizzato e che cosa è stato effettivamente realizzato? La presenza di autorizzazioni, da sola, non consente di ricostruire la regolarità dell’intervento. Occorre conoscere il contenuto degli atti e confrontarlo con le opere eseguite. Al momento, sulla base degli elementi disponibili, non è possibile precisare se le contestazioni riguardino lavori diversi da quelli assentiti, opere ulteriori o altri profili di irregolarità. Il sequestro è documentato anche dalle immagini dell’area, delimitata dal nastro e contrassegnata dal cartello della Guardia di Finanza. Restano invece da chiarire l’esatta natura delle ipotesi di reato riscontrate e le eventuali responsabilità.

Il cimitero sotto la lente della Procura di Patti

Il nuovo intervento riguarda un cimitero già sotto la lente della Procura della Repubblica di Patti, nell’ambito di indagini sulla gestione di alcune aree e dei materiali provenienti dalle attività cimiteriali. Un contesto che QuadroChiaro ha seguito nei mesi scorsi, raccontando altri due distinti episodi di sequestro. Non è però possibile, allo stato, affermare che il nuovo accertamento sui lavori rientri nello stesso procedimento.

Il precedente di gennaio: sequestrati due ossari

Il primo intervento risale alla serata del 13 gennaio 2026, come riportato da QC nell’articolo pubblicato il giorno successivo. La Guardia di Finanza aveva sequestrato due ossari, nell’ambito degli accertamenti delegati dalla Procura di Patti dopo un esposto. L’attenzione degli investigatori si era concentrata sulla presenza di materiali apparentemente riconducibili a resti umani, insieme a parti di casse mortuarie e altri materiali cimiteriali. Il sequestro serviva a consentire le verifiche tecniche sulla loro natura e provenienza. Nell’articolo del 14 gennaio, QC riferiva che il fascicolo era stato affidato al sostituto procuratore Andrea Apollonio.

A giugno i sigilli a un magazzino e a un’altra area

Un secondo sequestro era stato raccontato da QuadroChiaro il 29 giugno 2026. In quella circostanza erano stati interessati un magazzino e un’altra porzione del cimitero, dopo la segnalazione di materiali rinvenuti tra la vegetazione, tra cui frammenti di lapidi e componenti di casse funebri. Secondo le informazioni raccolte allora, la scoperta sarebbe avvenuta durante il servizio di giardinaggio. I militari avevano effettuato i primi accertamenti e delimitato gli spazi, mentre restavano da ricostruire le modalità con cui quei materiali fossero finiti nell’area.

Quali controlli sui lavori nel camposanto?

Ora ai precedenti si aggiunge un intervento che porta l’attenzione sulle opere murarie. Episodi diversi, ma che ripropongono una questione amministrativa concreta: quali verifiche vengono svolte sugli interventi all’interno del cimitero e sulla loro corrispondenza agli atti rilasciati dagli uffici?

Accertare eventuali reati e responsabilità spetta alla magistratura. All’amministrazione compete invece il dovere di spiegare – per quanto di sua competenza e nel pieno rispetto delle indagini – quali lavori siano stati autorizzati e quali controlli effettuati. A noi giornalisti resta il compito di fare chiarezza e informare i cittadini, anche a costo di entrare e uscire cento volte al giorno dal cimitero, a rischio di risultare “scomodi” o creare qualche fastidio, come ci è stato chiaramente fatto notare.

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