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Spari a due passi dal Politeama: arrestato il 21enne che ha ferito Valentina Peonio

Doveva essere un episodio isolato. L’ennesimo fatto di cronaca nera destinato a spegnersi nel giro di qualche giorno. E invece il ferimento di Valentina Peonio, 33 anni, colpita da un colpo di fucile nella notte tra sabato e domenica in piazza Nascè, è diventato l’ennesimo simbolo di una violenza che a Palermo non si arresta, ma cambia semplicemente indirizzo.

Per quel colpo, esploso mentre la donna beveva un cocktail con un’amica nel cuore della città, è stato arrestato Giuseppe Calì, 21 anni, accusato di detenzione di arma clandestina. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il giovane avrebbe imbracciato un fucile da caccia per mostrarlo, quando sarebbe partito un colpo accidentale. Subito dopo avrebbe chiesto scusa alla vittima, prima di fuggire, convinto da una ragazza che era con lui. Preso dal panico, avrebbe poi nascosto l’arma in un terreno vicino casa, indicando successivamente lui stesso il luogo agli agenti della Squadra mobile.

Valentina Peonio è ricoverata al Trauma Center di Villa Sofia, non in pericolo di vita, ma con trenta pallini conficcati tra spalle e collo. Un numero che da solo racconta la gravità di quanto accaduto, al di là di ogni ipotesi di “incidente”.

Una zona già segnata dal sangue

Piazza Nascè non è un luogo qualunque. Negli ultimi anni, a pochi metri di distanza, si sono verificati altri episodi gravi: spari in aria, risse, fino all’omicidio dell’ex calciatore 22enne Rosolino Celesia, ucciso da un minorenne. Eppure l’area era rimasta fuori dai perimetri delle cosiddette “zone rosse”, istituite dopo la strage di Monreale e l’omicidio di Paolo Taormina.

Solo dopo il ferimento di Peonio, il prefetto Massimo Mariani ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, decidendo l’istituzione di una quarta zona a vigilanza rafforzata: tra piazza Sturzo, via Turati, piazza Nascè e via Isidoro La Lumia.

Le zone rosse: soluzione o spostamento del problema?

I dati ufficiali parlano di un calo dei reati nelle aree presidiate: fino all’84% in meno alla Vucciria, il 65% in zona Teatro Massimo. Numeri incoraggianti, ma che molti definiscono “solo ottimistici”. Perché la violenza non scompare: si sposta. Appena fuori dai confini sorvegliati.

Da più parti si chiede una presenza costante delle forze dell’ordine, non interventi emergenziali. C’è poi un tema che va oltre pattuglie e perimetri: l’educazione. Un problema culturale profondo e una facilità inquietante nel reperire armi. Un disagio che parte dalle famiglie e dalle scuole, e che si riflette in una città dove spesso si denuncia meno che altrove, rendendo il fenomeno meno visibile ma non meno reale. Il colpo che ha ferito Valentina Peonio non è solo il frutto di un gesto irresponsabile. È lo specchio di una Palermo che rincorre l’emergenza, mentre la violenza continua a muoversi, libera, da una piazza all’altra. E finché le risposte resteranno frammentarie, il rischio è che il prossimo “caso isolato” sia solo questione di tempo.

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