Biagio Antonacci ha aperto una stagione ricchissima tra prime nazionali, grandi nomi e il ritorno dell’identità culturale pattese.
Il Tindari Festival ha riacceso le luci del suo Teatro Antico. Quest’anno lo fa con un peso simbolico che si avverte già dalla lettura del calendario degli spettacoli, perché siamo alla settantesima edizione. Un traguardo non solo numerico ma culturale ed identitario per Patti e per tutto il comprensorio.
Non è un caso che il tema scelto per il 2026 sia “Abumanesimo – l’essere, il non essere, il perire”, un omaggio a Beniamino Joppolo, intellettuale pattese che ha saputo leggere le fratture del secolo scorso con una lucidità ancora attuale.
Il festival è partito il 3 luglio con dieci serate consecutive in compagnia della musica di Biagio Antonacci, protagonista di un “Unplugged 2026” che ha trasformato Tindari in un luogo magico, dove la voce dell’artista e gli archi si intrecciano con il vento e il suono del mare. Ogni sera è diversa, ogni sera è un racconto. Antonacci non si limita a cantare ma emozionando racconta la sua storia fatta di successi intramontabili.
Ma il cartellone del 2026 è molto più di una serie di concerti. È un mosaico di oltre trenta appuntamenti, con prime nazionali, incontri, danza, teatro classico e contemporaneo, e una rete di collaborazioni che coinvolge sette comuni del messinese. Una scelta che restituisce al festival la sua vocazione originaria cioè essere un evento diffuso, capace di far dialogare territori, comunità e linguaggi.
Tra gli appuntamenti più attesi c’è la Serata di Gala del 12 luglio, quando verrà assegnato il Premio Tyndaris 2026 a figure che hanno segnato la cultura italiana: Grazia Di Michele, Lunetta Savino, Ferruccio De Bortoli, Sade Mangiaracina e altri protagonisti del mondo artistico e scientifico. È un momento che unisce celebrazione e memoria, e che ricorda come il festival sia sempre stato un ponte tra Patti e il resto del Paese.
Il mese di luglio prosegue con spettacoli che alternano riflessione e leggerezza: “Legalità Visibile” con Ninni Bruschetta e Lucia Sardo, la prima nazionale di “Processo per Corruzione”, la potenza tragica delle “Supplici” di Eschilo con la regia congiunta di Moni Ovadia e Mario Incudine, e poi danza, jazz, poesia, teatro musicale. Ogni serata è costruita per lasciare un segno e per raccontare un pezzo di Sicilia contemporanea.
Agosto non sarà da meno: “Aiace”, “Pseudolus”, “Elettra 1944”, “Agamennone”, il concerto di Tosca, la Notte per la Cultura del 3 agosto e la chiusura del 30 con “Tindari Giovani”. È un programma che abbraccia generi e sensibilità diverse, ma che mantiene una coerenza profonda, quella di un festival che non vuole solo intrattenere, ma interrogare, emozionare, far pensare.
Settant’anni dopo la sua nascita, il Tindari Festival continua a essere un luogo dove l’arte non è un evento, ma un’esperienza. E in queste sere di luglio, mentre Biagio Antonacci canta sotto le stelle, sembra quasi di sentire la voce di Joppolo che sussurra tra le gradinate: che cosa significa essere, non essere, perire? Forse la risposta è proprio qui un respiro condiviso di un teatro che non smette mai di vivere ed è sempre giovane anche dopo 70 anni.




