L’ospedale San Salvatore di Mistretta torna al centro del dibattito sulla sanità siciliana. A sollevare il caso è la Uil Messina insieme alla Uil Fp, che hanno chiesto all’Assessorato regionale della Salute di avviare verifiche ispettive sulla convenzione tra l’Asp di Messina e la Fondazione Giglio di Cefalù. Al centro delle contestazioni vi sarebbero presunte criticità organizzative legate alle attività di oculistica e alla gestione delle prestazioni previste dall’accordo. Una richiesta che apre interrogativi sulla corretta attuazione della convenzione ma che, al tempo stesso, riporta l’attenzione sul ruolo strategico che il presidio amastratino ha assunto negli ultimi anni nel panorama sanitario delle aree interne della Sicilia.
Le richieste di verifica avanzate dalla Uil e dalla Uil Fp Messina sulla convenzione tra l’Asp di Messina e la Fondazione Giglio di Cefalù non solo riaccendono il dibattito sul futuro dell’ospedale San Salvatore di Mistretta, ma aprono anche una riflessione più ampia sull’equilibrio tra qualità dei servizi, tutela dei lavoratori e sostenibilità organizzativa del presidio. Qualora l’Assessorato regionale della Salute dovesse accertare violazioni degli accordi o un’applicazione non conforme della convenzione, potrebbe intervenire imponendo correttivi, rimodulando le modalità operative dell’intesa o, nelle ipotesi più gravi, arrivando persino alla sua revoca.
Si tratta di una vicenda che merita attenzione, approfondimento e senso di responsabilità. Le criticità evidenziate dal sindacato non possono essere liquidate con superficialità e, se fondate, richiedono risposte chiare e tempestive. Al tempo stesso, però, sarebbe altrettanto sbagliato trasformare il confronto in un processo sommario nei confronti di una struttura che, negli ultimi anni, ha intrapreso un percorso di crescita e rafforzamento della propria offerta sanitaria.
Le perplessità del sindacato
La Uil denuncia una serie di problematiche, tra queste vi sarebbero la concentrazione delle attività chirurgiche di oculistica in un’unica giornata anziché nella distribuzione programmata nell’arco della settimana, le difficoltà organizzative per il personale sanitario dell’Asp, le lunghe file registrate davanti alla struttura ospedaliera e la presunta prevalenza di pazienti provenienti dall’area palermitana rispetto ai residenti della provincia di Messina.
Elementi che, secondo il sindacato, meriterebbero una verifica ispettiva da parte dell’Assessorato regionale della Salute e della direzione strategica dell’Asp. La richiesta appare legittima. Quando si parla di sanità pubblica, trasparenza, corretta organizzazione dei servizi e utilizzo delle risorse devono essere sempre sottoposti a controllo e verifica.
Un ospedale che negli ultimi anni è cresciuto
Allo stesso tempo sarebbe ingeneroso ignorare quanto il San Salvatore abbia saputo costruire negli ultimi anni. Per molto tempo gli ospedali delle aree interne siciliane hanno vissuto una stagione di progressivo ridimensionamento. Mistretta, invece, è riuscita gradualmente a invertire la tendenza, conquistando nuovi servizi e consolidando attività specialistiche che oggi rappresentano un punto di riferimento per un vasto territorio compreso tra Nebrodi, Madonie ed entroterra messinese.
Tra i risultati più significativi vi è proprio l’attivazione delle attività di oculistica attraverso la collaborazione con la Fondazione Giglio di Cefalù, nata con l’obiettivo di abbattere le liste d’attesa e consentire ai pazienti di accedere a visite specialistiche e interventi di cataratta senza doversi spostare verso i grandi centri urbani. Dal 2022 il presidio ospedaliero ha visto la riapertura delle sedute operatorie dedicate alla chirurgia oculistica e l’avvio di un’attività che ha permesso a numerosi pazienti del comprensorio di ricevere cure vicino a casa.
A questo si aggiungono i risultati ottenuti nel settore della chirurgia urologica, che hanno portato il presidio amastratino a distinguersi a livello regionale per il numero e la qualità degli interventi eseguiti, confermando la presenza di professionalità e competenze capaci di attrarre pazienti anche da altre province.
Particolarmente importante è stato inoltre il recente consolidamento del polo di neuroriabilitazione ad alta specialità attraverso il rinnovo e l’affidamento pluriennale della gestione a Maugeri, una scelta che ha garantito continuità ad un servizio considerato strategico per l’intera Sicilia e che rappresenta uno dei principali punti di riferimento regionali per il recupero dei pazienti affetti da gravi patologie neurologiche.
Negli ultimi anni il San Salvatore ha inoltre ampliato l’offerta delle attività ambulatoriali e della chirurgia a bassa complessità, rafforzando il ruolo di ospedale territoriale moderno e integrato, capace di rispondere alle esigenze di una popolazione che vive in un’area geograficamente distante dai grandi poli sanitari dell’Isola.
Non si tratta soltanto di numeri o statistiche. Per un territorio vasto e complesso come quello dei Nebrodi significa evitare a centinaia di famiglie viaggi estenuanti verso Palermo, Messina o Catania per ottenere prestazioni che oggi possono essere erogate direttamente a Mistretta.
Il vero nodo: attrarre pazienti senza penalizzare il territorio
Proprio qui emerge il punto più delicato della vicenda. Da un lato è positivo che una struttura sanitaria sia in grado di attrarre utenti provenienti da altre province. Significa che il servizio viene percepito come efficiente e competitivo. In una sanità sempre più orientata alla mobilità dei pazienti, la capacità di richiamare utenza da altri territori rappresenta spesso un indice di qualità.
Dall’altro lato, però, l’obiettivo principale di un ospedale come quello di Mistretta deve rimanere quello di garantire risposte adeguate alla popolazione dei Nebrodi e della provincia di Messina. Se l’incremento delle attività dovesse generare disagi organizzativi, allungamenti dei tempi o difficoltà di accesso per i residenti del territorio, allora sarebbe necessario intervenire per riequilibrare il sistema.
Il problema, dunque, non è stabilire se arrivino pazienti da Palermo o da altre province. Il problema è verificare se questo fenomeno stia incidendo negativamente sui servizi destinati alla popolazione locale. Al momento, però, non emergono elementi tali da sostenere una simile conclusione. Al contrario, la percezione diffusa è che l’attività svolta continui a garantire risposte adeguate al territorio, senza che l’apertura verso un bacino di utenza più ampio abbia compromesso i servizi destinati alla comunità locale.
Convenzioni e sanità pubblica: un confronto che va affrontato senza ideologie
La vicenda riporta inoltre al centro un tema che da anni divide il mondo sanitario: il rapporto tra strutture pubbliche e soggetti convenzionati. La posizione della Uil è chiara e coerente con una visione che vede nelle convenzioni un rischio di progressiva privatizzazione del sistema sanitario.
Esiste però anche un’altra lettura, secondo la quale in territori caratterizzati da carenze di personale specialistico e da difficoltà strutturali, alcune forme di collaborazione possono rappresentare uno strumento utile per garantire prestazioni che altrimenti sarebbe difficile assicurare. Anche su questo punto servono dati, verifiche e risultati concreti più che posizioni ideologiche.
Servono verifiche, ma senza mettere in discussione il futuro dell’ospedale
Le verifiche richieste dal sindacato possono rappresentare un’occasione utile per fare chiarezza e correggere eventuali criticità. Ciò che appare fondamentale è evitare che la polemica finisca per indebolire un presidio che negli ultimi anni ha dimostrato di poter rappresentare un modello di rilancio della sanità nelle aree interne.
Il San Salvatore non è soltanto l’ospedale di Mistretta. È una struttura strategica per decine di comuni dei Nebrodi, delle Madonie e dell’entroterra messinese. Un presidio che ha conquistato nuovi servizi, attratto professionalità e costruito percorsi di eccellenza in un contesto territoriale spesso penalizzato dalla distanza dai grandi centri urbani.
Per questo motivo la priorità non dovrebbe essere alimentare contrapposizioni, ma comprendere se esistano realmente criticità e, in caso affermativo, intervenire rapidamente per correggerle. Perché la vera sfida non è scegliere tra convenzione sì o convenzione no. La vera sfida è garantire ai cittadini un ospedale efficiente, moderno e capace di continuare a crescere senza smarrire la propria missione pubblica.





