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Carburanti, in Sicilia i prezzi più alti d’Italia: quanto pesa essere un’isola

La Cna Trapani chiede interventi per imprese e cittadini. I dati ministeriali confermano prezzi elevati in Sicilia, ma il confronto con Malta richiede una precisazione: sul conto del pieno incidono anche le politiche pubbliche.

A Pantelleria sessanta litri di gasolio possono arrivare a costare quasi 174 euro. È la traduzione concreta del prezzo massimo di 2,899 euro al litro segnalato dalla Cna Trapani, che denuncia le difficoltà delle imprese alle prese con carburanti costosi e collegamenti insufficienti. Per la benzina, l’associazione indica valori compresi tra 2,589 e 2,789 euro al litro; per il diesel, tra 2,699 e 2,899 euro. Cifre riportate nel comunicato pubblicato il 5 settembre.

La questione riguarda il costo degli spostamenti quotidiani, ma anche quello delle merci: quanto si spende per far arrivare una materia prima, lavorarla e consegnare il prodotto finito. Per comprenderne la portata, occorre però distinguere i picchi locali dalle medie territoriali e separare i dati dalle valutazioni dell’associazione.

Il riferimento nazionale e il caso Pantelleria

Le medie italiane richiamate nella denuncia trovano riscontro nel lancio Radiocor del 4 settembre 2026, che riporta le rilevazioni dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Si tratta di prezzi in modalità self service:

Rete, dati del 4 settembreBenzinaGasolio
Stradale nazionale2,046 €/litro2,157 €/litro
Autostradale2,134 €/litro2,233 €/litro

La distinzione è essenziale: questi valori rappresentano medie, mentre quelli segnalati per Pantelleria descrivono un intervallo di prezzi. Applicando il valore nazionale del gasolio, sessanta litri costavano 129,42 euro. Al massimo indicato per Pantelleria, lo stesso quantitativo raggiunge 173,94 euro: una differenza aritmetica di 44,52 euro.

È un calcolo utile a rendere leggibile l’ordine di grandezza, ma non misura con precisione il sovrapprezzo territoriale: il comunicato non distingue, per ciascun valore locale, impianto e modalità di erogazione. Confrontare il massimo di un territorio con una media nazionale self richiede questa precisazione.

Che cosa dicono i dati dell’intera Sicilia

Un aggiornamento ulteriore arriva dalla pagina ministeriale dedicata alle regioni. Alla data del 7 settembre 2026, la Sicilia presenta una media di 2,192 euro al litro per il gasolio e 2,068 euro per la benzina, sempre al self e fuori dalla rete autostradale.

Il gasolio siciliano supera, tra gli altri, quello di Calabria, Sardegna e Puglia; resta inferiore al dato della provincia autonoma di Bolzano. Per la benzina, invece, diverse realtà registrano valori superiori alla Sicilia. Parlare genericamente di un primato siciliano del caro-carburanti sarebbe quindi impreciso: il quadro cambia secondo il prodotto e il territorio considerati.

I valori regionali del 7 settembre e quelli nazionali del 4 settembre appartengono inoltre a giornate diverse: non vanno sovrapposti per calcolare uno scarto aggiornato.

Per le imprese il conto si ripete lungo la filiera

Il segretario della Cna Trapani Francesco Cicala e il presidente Giuseppe Orlando richiamano soprattutto le difficoltà dell’agricoltura e dell’autotrasporto. Nella loro analisi, le criticità ferroviarie e portuali accrescono la dipendenza dal trasporto su gomma, facendo pesare i rincari sia sulle forniture in ingresso sia sui prodotti diretti verso altri mercati. Da qui l’appello alla Regione e al presidente Renato Schifani perché chiedano al Governo misure capaci di compensare gli svantaggi dell’insularità.

Il possibile effetto economico è una compressione dei margini per chi assorbe l’aumento oppure un rincaro per il cliente quando l’impresa riesce a trasferirlo sul prezzo finale. La denuncia, tuttavia, non contiene una quantificazione complessiva delle perdite delle aziende siciliane: il rischio prospettato dall’associazione resta una valutazione, non un danno già misurato.

Malta: il risparmio torna, ma va spiegato

Il confronto maltese è il passaggio che richiede maggiore contesto. Il listino pubblicato da Enemed espone per il diesel ordinario 1,21 euro al litro. Assumendo questo prezzo, sessanta litri costano 72,60 euro, contro i 129,42 euro ricavati dalla media italiana del 4 settembre: 56,82 euro in meno, pari a circa il 43,9%. Il calcolo è dunque coerente con l’ordine di grandezza richiamato dalla Cna. La pagina Enemed riporta però una data di aggiornamento del listino risalente al 2020, e non costituisce una rilevazione giornaliera specifica del 4 settembre 2026.

C’è poi una differenza sostanziale: Malta sostiene i prezzi energetici attraverso sussidi pubblici. La permanenza dei sussidi ai combustibili fossili è richiamata anche dalla Commissione europea nel rapporto sul Paese. Il prezzo pagato alla pompa va quindi letto insieme alle risorse pubbliche impiegate per contenerlo.

Il paragone apre una domanda sulle scelte di sostegno a cittadini e imprese, ma da solo non dimostra quanto del divario dipenda dalla logistica, dalla fiscalità o dal funzionamento della distribuzione.

Per trasformare l’allarme in una risposta efficace servono proprio questi elementi: prezzi confrontabili, costi di approvvigionamento documentati e una misura del peso effettivo sulle attività produttive. Il punto politico è stabilire quali costi dell’insularità compensare, con quali strumenti e con quali benefici verificabili per chi fa rifornimento.

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