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Ars, riforma del voto segreto: la maggioranza va avanti da sola. In Commissione passa anche lo stop ai cambi di casacca

Le opposizioni non hanno depositato proposte alternative. Approvata una norma che prevede la perdita degli incarichi per i deputati che cambiano gruppo parlamentare.

Il confronto sul voto segreto all’Assemblea regionale siciliana prosegue senza una proposta delle opposizioni. Nella seduta del 29 settembre, la Commissione Regolamento ha ripreso l’esame delle modifiche e, al momento, sul tavolo resta soltanto il testo della maggioranza. Nella stessa riunione è passata anche una norma contro i cosiddetti “cambi di casacca”: i deputati che lasciano il gruppo con cui sono stati eletti perderebbero gli incarichi ricoperti negli organi dell’Ars.

Voto segreto, resta in campo il testo della maggioranza

A spiegare la situazione è stato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Le minoranze, ha riferito, non hanno presentato proposte alternative né per abolire il voto segreto né per limitarne l’utilizzo.

Galvagno aveva annunciato nelle scorse settimane che avrebbe ritirato le proprie proposte se le opposizioni ne avessero depositata almeno una. In assenza di iniziative formali, il testo della maggioranza prosegue quindi il suo percorso in Commissione.

Il voto segreto permette ai deputati di esprimersi senza rendere pubblica la propria scelta. Per chi lo difende è una garanzia di libertà; per i critici può invece diventare uno strumento che consente ai cosiddetti “franchi tiratori” di votare contro la linea della maggioranza senza essere individuati. Il tema è particolarmente sensibile quando in Aula si discutono bilanci e norme che comportano spese.

La riforma, però, non è ancora arrivata al traguardo: il confronto è in corso e il voto segreto non è stato abolito.

Una sfida lanciata a luglio

La discussione si trascina da mesi. Galvagno aveva rilanciato il tema durante la tradizionale Cerimonia del Ventaglio, lo scorso luglio, invitando le opposizioni a trovare una posizione condivisa.

In quell’occasione aveva anche osservato che sarebbe stato paradossale vedere una riforma pensata per superare il voto segreto bocciata proprio con una votazione segreta. La proposta della maggioranza, sostenuta anche dal presidente della Regione Renato Schifani, punta ad avvicinare le regole dell’Ars a quelle del Senato, dove il voto è palese anche sui singoli emendamenti.

Le opposizioni, con il Movimento 5 Stelle in prima fila, avevano manifestato l’intenzione di avanzare soluzioni diverse da quelle del centrodestra. Finora, però, non le hanno formalizzate in Commissione nei tempi previsti. Galvagno ha criticato la distanza tra gli appelli pubblici contro il voto segreto e l’assenza di proposte concrete.

Chi cambia gruppo perde gli incarichi

Nella stessa seduta la Commissione ha dato il via libera anche a una norma proposta dalla deputata del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, elaborata con l’ex collega Martina Ardizzone. Il testo riguarda i deputati che, dopo l’elezione, lasciano il gruppo di appartenenza per aderire a un’altra formazione politica.

La modifica prevede che chi cambia gruppo perda gli incarichi ricoperti negli uffici di presidenza dell’Ars e nelle commissioni. Non comporta, dunque, la perdita del seggio: riguarda le cariche negli organismi parlamentari.

Secondo quanto riferito, nelle ultime due legislature i cambi di gruppo sarebbero stati una trentina. Ciminnisi sostiene che il passaggio da un partito all’altro possa alterare gli equilibri di rappresentanza negli organi direttivi e tradire il mandato ricevuto dagli elettori. La deputata ha ricordato che misure analoghe sono in vigore al Senato dal luglio 2022 e sono state introdotte anche nelle Marche.

Per i deputati siciliani si aprono così due partite diverse: da una parte la revisione delle regole sul voto segreto, ancora in discussione; dall’altra una norma che punta a legare gli incarichi parlamentari al gruppo di appartenenza.

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