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Autostrade siciliane, il 5 ottobre la prova decisiva: rischio chiusure e viaggi più lenti

Per chi ogni giorno percorre le autostrade siciliane, la preoccupazione ha due facce: trovare un tratto chiuso oppure continuare a viaggiare impiegando molto più tempo. È questo lo scenario che accompagna il conto alla rovescia verso il 5 ottobre, quando gli ispettori del ministero delle Infrastrutture torneranno nell’Isola per verificare le misure adottate sulla rete del Consorzio Autostrade Siciliane.

Al centro dell’attenzione ci sono la Palermo-Messina, la Messina-Catania e la Siracusa-Gela. Il controllo dovrà stabilire se gli interventi di emergenza consentiranno di mantenere la circolazione in condizioni di sicurezza, mentre si prepara un adeguamento strutturale destinato a richiedere ben altri tempi e risorse.

Il dirigente ministeriale Placido Migliorino ha annunciato che verificherà l’attivazione delle attività richieste. Se le condizioni necessarie non saranno rispettate, riferirà al ministero affinché valuti la chiusura almeno delle tratte più pericolose. L’eventuale interdizione resta dunque legata all’esito delle verifiche e alle successive decisioni ministeriali.

La prima scadenza, però, arriva prima del sopralluogo: il 3 ottobre, termine indicato per l’avvio delle misure urgenti di mitigazione del rischio su A18 e A20. Regione e Consorzio devono trasformare gli impegni assunti in interventi concretamente verificabili.

Le criticità riguardano elementi essenziali della sicurezza: barriere stradali datate, gallerie con carenze nell’illuminazione e nella ventilazione, viadotti per i quali occorrono ulteriori verifiche. Ridurre il rischio nell’immediato significa intervenire su questi problemi e, dove necessario, limitare le condizioni d’uso dell’autostrada.

È qui che la vicenda entra nella vita quotidiana degli automobilisti. Secondo la ricostruzione delle prescrizioni ministeriali pubblicata da LiveSicilia, per i tratti interessati dalle criticità sulle barriere della Messina-Palermo e della Messina-Catania sono prospettati 90 chilometri orari per i veicoli leggeri e 60 per quelli sopra le 7,5 tonnellate. Per i mezzi pesanti figurano anche il divieto di sorpasso e una distanza di almeno 200 metri tra un veicolo e l’altro. Si tratta delle misure indicate per contenere il rischio, la cui applicazione va riferita ai tratti interessati.

Per capire quanto possa incidere una riduzione della velocità basta un esempio: su cento chilometri, viaggiare costantemente a 130 chilometri orari richiederebbe circa 46 minuti; a 90 ne servirebbero circa 67. Ventuno minuti in più, in un calcolo puramente teorico che non considera code, cantieri e ulteriori limitazioni.

Sul fronte finanziario, l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò ha annunciato il reperimento dei 32,5 milioni inizialmente richiesti, attraverso risorse residue del Programma operativo complementare, oltre a due milioni per lavori di somma urgenza. Da qui le rassicurazioni della Regione sulla possibilità di evitare interruzioni della circolazione.

Resta però il passaggio decisivo dai finanziamenti ai lavori. Dopo l’audizione del 23 settembre in commissione all’Ars, il deputato di Sud chiama Nord Giuseppe Lombardo ha sostenuto che, rispetto agli oltre 32 milioni necessari, risultassero pronti progetti per circa tre milioni, riferiti peraltro a interventi già in corso. Il Cas, dal canto suo, ha segnalato opere avviate con risorse proprie e altri interventi in differenti fasi di affidamento. Il quadro descritto nell’audizione lascia quindi aperta la questione dei tempi effettivi di attuazione delle prescrizioni.

Il piano urgente serve a gestire l’emergenza. Per l’adeguamento strutturale e funzionale della rete, le ricostruzioni della richiesta ministeriale indicano invece un fabbisogno di circa 5,5 miliardi di euro nell’arco di dieci anni: una dimensione che aiuta a comprendere quanto lavoro resterebbe da fare anche superando la verifica di ottobre.

Le conseguenze riguardano pendolari, studenti, persone dirette in ospedale e imprese che devono consegnare merci. Per i centri della costa tirrenica e dei Nebrodi, un’eventuale interruzione della A20 significherebbe dover riorganizzare spostamenti essenziali e valutare percorsi alternativi. Anche senza chiusure, percorrenze più lente renderebbero più impegnativi i collegamenti quotidiani.

La preoccupazione coinvolge anche il Sud-Est: la CNA di Siracusa ha richiamato le possibili ripercussioni di uno stop sulla Messina-Catania per l’autotrasporto e la continuità delle forniture. Un allarme che mostra come le difficoltà di una singola direttrice possano propagarsi oltre il territorio attraversato.

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