Un attacco politico diretto e senza sconti arriva dal deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che punta il dito contro la gestione delle responsabilità politiche tra Roma e la Sicilia. Nel mirino finisce l’assessora regionale Elvira Amata, coinvolta in vicende giudiziarie che continuano a far discutere, mentre il governatore Renato Schifani resta in silenzio.
Secondo La Vardera, esisterebbe un evidente doppio standard: a livello nazionale, infatti, negli ultimi giorni si sono registrate dimissioni eccellenti. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha lasciato l’incarico dopo le polemiche legate a una società aperta con una persona vicina a un clan camorristico, assumendosi la responsabilità della vicenda. A ruota si è dimessa anche Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero. Diverso il caso di Daniela Santanché, che, pur sotto pressione, non ha ancora fatto un passo indietro.
È proprio questo confronto che alimenta le critiche del deputato siciliano: se a Roma si invoca rigore e si interviene rapidamente, perché in Sicilia situazioni analoghe non portano a conseguenze politiche? La Vardera chiede chiarezza e coerenza, sottolineando anche le ombre su presunti finanziamenti illeciti e pressioni durante campagne elettorali locali. Il suo affondo è netto: se esistono responsabilità, devono valere ovunque allo stesso modo.
Il silenzio del presidente della Regione non contribuisce a stemperare il clima. Al contrario, dietro le quinte emergono tensioni crescenti all’interno della maggioranza di centrodestra. Fratelli d’Italia, pur sostenendo la linea della fermezza a livello nazionale, appare più prudente nella gestione degli equilibri siciliani. La Lega, invece, invita a una riflessione più ampia, leggendo anche l’esito del recente referendum come un segnale di malcontento da non ignorare.
Nel frattempo, Forza Italia torna a fare i conti con divisioni interne. Alcune correnti chiedono un cambio alla guida regionale e una strategia più incisiva per recuperare consenso, mentre figure storiche criticano l’attuale gestione politica, ritenuta distante dalle origini del partito. Anche dall’Europa arrivano richiami alla necessità di un rilancio, interpretando il voto degli elettori come un avvertimento chiaro.
All’interno della coalizione si delineano così due posizioni: da una parte chi spinge per un rinnovamento e maggiore trasparenza, dall’altra chi preferisce evitare scossoni e proseguire con l’attuale assetto fino a fine legislatura. In questo scenario, la Sicilia si conferma terreno di prova per gli equilibri del centrodestra, tra esigenze di stabilità e richieste di discontinuità.
La vicenda che coinvolge l’assessora Amata resta quindi un punto cruciale del dibattito politico. Sullo sfondo, il tema più ampio della coerenza tra livelli istituzionali e della credibilità delle istituzioni: un nodo che, nei prossimi mesi, potrebbe incidere in modo decisivo sul futuro della legislatura regionale.




