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Messina, traffico di droga e bambini usati: i dettagli dell’inchiesta della Dda

MESSINA – Un vasto giro di spaccio di droga, organizzato e ramificato tra Messina, Catania, Siracusa e con collegamenti anche in Calabria, è stato smantellato dalla Polizia di Stato al termine di una lunga indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Al vertice dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, c’erano padre e figlio: Antonino Guerrini e Samuele Salvatore Guerrini.

L’operazione, scattata all’alba di ieri, ha portato complessivamente a 15 arresti: dieci persone sono finite in carcere e cinque agli arresti domiciliari. In totale sono 26 gli indagati, mentre per altri 11 soggetti la posizione è ancora al vaglio degli investigatori.

Gli arresti

Il gip del Tribunale di Messina ha disposto la custodia cautelare in carcere per:
Rosario Caponata (42 anni), Mario Cariolo (37), Francesco Costa (61), Davide Crisari (29), Alessio Crupi (26), Antonino Guerrini (49), Samuele Salvatore Guerrini (24), Simone La Rosa (43), Luigi Longo (68), Francesco Paone (68).

Ai domiciliari invece:
Samuele Piccolo (27), Roberto Polimeni (31), Gaetano Romeo (37).

L’inchiesta partita nel 2022

Le indagini hanno preso il via nel 2022 con il fermo di un fornitore di cocaina. Da lì, la Squadra Mobile di Messina ha ricostruito nel dettaglio la struttura gerarchica dell’organizzazione, i ruoli dei singoli e i canali di approvvigionamento delle sostanze stupefacenti.

Il cuore operativo del gruppo era il villaggio Cep, dove erano stati individuati veri e propri magazzini di stoccaggio per cocaina, hashish e marijuana. A custodirli, elemento che ha colpito particolarmente gli investigatori, c’erano anche ex collaboratori di giustizia, utilizzati come “basisti”.

Comunicazioni in codice e traffici sussurrati

Per eludere i controlli, gli indagati adottavano una serie di accorgimenti: comunicazioni in codice, frasi bisbigliate, bocche coperte con le mani per sfuggire alle videocamere di sorveglianza. Precauzioni che, però, non sono bastate a ingannare gli uomini della Squadra Mobile, che hanno documentato numerosi episodi di cessione di droga.

La sala giochi come base operativa

Uno dei punti di riferimento del gruppo era una sala giochi al Cep, utilizzata come base logistica e luogo di incontro con i pusher. Tra il 2021 e il 2023, secondo quanto emerso, da lì partiva un traffico costante di sostanze stupefacenti, destinate anche a clienti minorenni.

A dirigere le operazioni era Antonino Guerrini, detto Tonino, che gestiva la cassa comune, lo stoccaggio della droga e la distribuzione agli spacciatori. Dopo il suo arresto, il comando sarebbe passato al figlio Samuele, inizialmente impiegato come “vedetta” per segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine.

Al suo fianco agiva Davide Crisari, mentre Rosario Caponata aveva il ruolo di corriere, incaricato di ritirare la droga dai fornitori, effettuare i pagamenti e trasportare lo stupefacente nei luoghi sicuri.

La droga comprata con un bambino in braccio

Tra gli episodi più inquietanti documentati dagli investigatori, quello di un cliente già noto alle forze dell’ordine che si è recato da uno spacciatore con il figlio di appena tre anni in braccio per acquistare la droga. La scena è stata ripresa dagli agenti nel corso dei servizi di osservazione.

Il cellulare in carcere e le intercettazioni

Dopo l’arresto di Antonino Guerrini, le indagini si sono estese anche ai colloqui in carcere con i familiari. Gli inquirenti hanno scoperto che l’uomo era riuscito a introdurre almeno un telefono cellulare in cella e stava cercando di procurarsene uno più piccolo per usarlo con maggiore facilità.

In una conversazione intercettata, Guerrini si vantava con i parenti di essere riuscito a non farsi scoprire durante una perquisizione:
«Li ho fottuti», diceva, ignaro del fatto che gli investigatori stessero ascoltando proprio in quel momento quelle parole.

Altri indagati

Tra gli altri indagati figurano soggetti residenti in Calabria, a Messina e a Catania. In Calabria: Giuseppe Alvaro (39) di Cinquefrondi, Sebastiano Marino (35) di Reggio Calabria, Giuseppe Strati (53) di Bruzzano Zeffirio.

A Messina: Francesco Arbato (21), Marco D’Angelo (38), Vincenzo Delia (25), Caterina De Tommaso (40), Massimo Famà D’Assisi (55), Francesco La Paglia (22), Samuele Piccolo (38), Simona Rizzo (37), Natale Romeo (64), Angelo Santoro (65).

A Catania: Maurizio Nicolosi (59).

Le indagini proseguono per definire nel dettaglio il ruolo di ciascun indagato e accertare eventuali ulteriori responsabilità nel traffico di stupefacenti che, secondo gli inquirenti, aveva assunto dimensioni allarmanti per il territorio messinese.

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