Mistretta rinnova , oggi come ieri, l’11 gennaio le sue promesse alla Vergine con una riflessione sul futuro spirituale delle giovani generazioni
Dalla fine del ’700 il popolo amastratino, ogni 11 gennaio, rinnova il suo “patto-giuramento” con la Madonna dei Miracoli, che ha scampato Mistretta dai più disastrosi terremoti, non ultimo quello del 1967, della stessa intensità delle scosse che nel 1968 hanno raso al suolo Gibellina. E lo fa con un atto notarile pubblico, firmato dalle più alte cariche istituzionali civili, militari e religiose del paese, in cui la città si impegna ad onorare il giorno 11 gennaio di ogni anno come giorno festivo, dedicato alla Madonna dei Miracoli.
Il rito, anche quest’anno, ha richiamato nel Santuario tantissimi cittadini. Chi non ha potuto presenziare ha partecipato a distanza, attraverso l’emittente TeleMistretta.

Nello sguardo austero e familiare della Madre si incrociano con emozione gli sguardi di chi ci ha preceduto sulla via antica della Fede. Ma anche quest’anno, purtroppo, pochi i giovani presenti
Molti gli assenti, disincantati, forse agnostici e/o scettici. L’etica kantiana, per alcuni, diventa una valida motivazione. Il Divino, per molti giovani, in realtà, sembra non essere un problema né ontologico né logico. Non è un disvalore. È proprio l’assenza di una categoria, quella spirituale, che porta con sé, spesso, un ineluttabile nichilismo ideologico ed ontologico.
La sensazione, oggi, è che spetti così ancora ai genitori, ai nonni, credere e pregare con preghiere così potenti che possano trasformare gli intenti in azioni concrete, forti, tanto forti da cambiare il nome all’Universo e, insieme, custodire la speranza dei figli per consegnarli al mondo come adulti migliori




